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Arrestata l’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, la Mandela iraniana

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Decana della battaglia per la democrazia e lo stato di diritto, è stata prelevata in casa nel cuore della notte. Aveva criticato la Repubblica islamica: “Un governo che per 40 anni ha gridato morte a qualcuno, ora ci ha messi a rischio di morire”
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Hanno arrestato suo marito e ora sono tornati a prendere lei, nel mezzo della guerra. L’avvocatessa iraniana Nasrin Sotoudeh, decana della battaglia per lo stato di diritto e la democrazia nel paese, premio Sakharov nel 2012, è stata arrestata ieri sera mentre era sola a casa, a Teheran. L’ha confermato sua figlia, Mehraveh Khandan, che vive all’estero, aggiungendo che le forze di sicurezza hanno sequestrato computer portatili e telefoni cellulari. Alla famiglia non è stato detto in quale carcere si trova né quale agenzia l’abbia prelevata.

Quarantotto ore prima Sotoudeh aveva rilasciato una intervista al giornale di opposizione Iranwire in cui ripeteva una osservazione che esprime da tempo sulla Repubblica islamica, di cui è pacifica e dura oppositrice: “Un governo che per mezzo secolo ha gridato slogan di morte contro questo o quel paese, ora ci ha messi a rischio di morte". Per molti a Teheran Nasrin Sotoudeh è la Mandela iraniana: ha cominciato a battersi per i diritti civili e di…

Hanno arrestato suo marito e ora sono tornati a prendere lei, nel mezzo della guerra. L’avvocatessa iraniana Nasrin Sotoudeh, decana della battaglia per lo stato di diritto e la democrazia nel paese, premio Sakharov nel 2012, è stata arrestata ieri sera mentre era sola a casa, a Teheran. L’ha confermato sua figlia, Mehraveh Khandan, che vive all’estero, aggiungendo che le forze di sicurezza hanno sequestrato computer portatili e telefoni cellulari. Alla famiglia non è stato detto in quale carcere si trova né quale agenzia l’abbia prelevata.

Quarantotto ore prima Sotoudeh aveva rilasciato una intervista al giornale di opposizione Iranwire in cui ripeteva una osservazione che esprime da tempo sulla Repubblica islamica, di cui è pacifica e dura oppositrice: “Un governo che per mezzo secolo ha gridato slogan di morte contro questo o quel paese, ora ci ha messi a rischio di morte". Per molti a Teheran Nasrin Sotoudeh è la Mandela iraniana: ha cominciato a battersi per i diritti civili e diritti dei minori quando a pochi interessavano, sempre e solo con gli strumenti della legge, anche inscenando sit-in solitari davanti al tribunale in cui chiedeva l’abolizione della pena di morte o difendendo le ragazze di via della rivoluzione che per prime nel 2017 si erano tolte il velo in pubblico.

E’ stata arrestata diverse volte e più volte condannata. Ha rifiutato la legittimità dei cosiddetti tribunali rivoluzionari, dove il diritto e la costituzione iraniana vengono subordinati alla legge islamica e all’arbitrarietà di giudici nominati dal potere e processi iniqui, e ha denunciato l’impossibilità per gli imputati di scegliersi una difesa legale indipendente.

Dopo i massacri di gennaio quando migliaia di manifestanti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza aveva raccontato a Repubblica la cupezza di quei giorni: «Per otto giorni ci hanno completamente imprigionato come nazione, tagliando i telefoni, interrompendo le nostre relazioni commerciali, sentimentali e familiari. Siamo stati sequestrati come nazione da un governo che pensa di avere il diritto di chiudere interamente le arterie necessarie alla vita di un popolo. Significa che abbiamo un governo assoluto, dispotico, che non ha eguali nel 21esimo secolo. Ottanta milioni di iraniani sono stati trattati come detenuti, gli sono state impedite le visite e le telefonate, alla mercé di qualcuno che prende le decisioni per loro».

Sotoudeh era stata rilasciata nel 2023 con un permesso medico ma poco dopo la Repubblica islamica aveva arrestato suo marito, Reza Khandan, anche lui attivista, detenuto a Evin, che per molti iraniani più che una prigione è un centro di formazione per oppositori democratici.

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