La bordata di Trump alla Nato: “Mi disgusta, la abbandono”. Poi apre alla tregua con l’Iran
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Da una parte la minaccia di uscire dalla Nato, «tigre di carta» per cui prova «disgusto», perché non è corsa ad aiutarlo nella guerra contro l’Iran; dall’altra la disponibilità ad accettare il cessate il fuoco richiesto dalla nuova leadership di Teheran, in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz. Prima ancora di presentarsi ieri sera davanti agli americani per il primo discorso alla nazione dall’inizio dell’attacco alla Repubblica islamica, il capo della Casa Bianca ha scoperto le carte con una serie di messaggi via social e interviste.
Al Telegraph ha detto che sta considerando di abbandonare la Nato. Alla Reuters ha anticipato che nel discorso notturno avrebbe manifestato il suo «disgusto» per l’Organizzazione atlantica con sede a Bruxelles. Il premier britannico Starmer gli ha risposto che è «l’alleanza più efficace che il mondo abbia mai visto», in sintonia col francese Macron, mentre il finlandese Stubb lo ha sentito per «una conversazione costruttiva». I…
NEW YORK – Da una parte la minaccia di uscire dalla Nato, «tigre di carta» per cui prova «disgusto», perché non è corsa ad aiutarlo nella guerra contro l’Iran; dall’altra la disponibilità ad accettare il cessate il fuoco richiesto dalla nuova leadership di Teheran, in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz. Prima ancora di presentarsi ieri sera davanti agli americani per il primo discorso alla nazione dall’inizio dell’attacco alla Repubblica islamica, il capo della Casa Bianca ha scoperto le carte con una serie di messaggi via social e interviste.
Al Telegraph ha detto che sta considerando di abbandonare la Nato. Alla Reuters ha anticipato che nel discorso notturno avrebbe manifestato il suo «disgusto» per l’Organizzazione atlantica con sede a Bruxelles. Il premier britannico Starmer gli ha risposto che è «l’alleanza più efficace che il mondo abbia mai visto», in sintonia col francese Macron, mentre il finlandese Stubb lo ha sentito per «una conversazione costruttiva». Il leader di Helsinki, entrata dopo l’invasione russa in Ucraina, ha detto che sta nascendo una Nato più europea, ossia più disposta ad assumersi responsabilità e spese. Lo dimostra l’iniziativa di Londra per una coalizione in grado di garantire la sicurezza di Hormuz, quando sarà riaperto.
L’antipatia di Trump per la Nato non è una novità e già nel primo mandato aveva minacciato di abbandonarla. All’ultimo vertice in Olanda i paesi membri hanno accettato di far salire le spese militari al 5% del Pil, ma ciò non è bastato a soddisfare il presidente, che si aspettava un intervento al suo fianco in Iran. Inutile ricordare che la Nato è un’alleanza difensiva, la Repubblica islamica è fuori dal suo teatro e il capo della Casa Bianca non l’ha neppure allertata dell’attacco a Teheran. Inutile ricordare che l’articolo 5 per la difesa comune è stato invocato una sola volta, per aiutare gli Usa dopo l’11 settembre 2001. Trump in realtà non può abbandonare Bruxelles di sua volontà, perché una legge approvata dal Congresso nel 2023 per frenarlo richiede il via libera del Senato con una maggioranza di due terzi. Può però può annientarla negando finanziamenti e armi, e rifiutandosi di applicare l’articolo 5. Non a caso, secondo il Financial Times, ha minacciato i Paesi europei di interrompere la fornitura di armi per l’Ucraina, se non avessero aderito alla coalizione per liberare Hormuz. Da qui la dichiarazione congiunta di Francia, Germania e Regno Unito del 19 marzo, e l’iniziativa lanciata da Starmer per pattugliare lo Stretto.
L’ultimo sfogo di Trump è nato dall’Iran, dove per la Casa Bianca l’intenzione ieri sera era sottolineare i «decisivi successi» della Operation Epic Fury, e fare un annuncio sulle prospettive per chiudere il conflitto nel giro di due o tre settimane. Il suo ex consigliere Steve Bannon ha detto a Politico: «Dichiarerà la vittoria».
Qualche anticipazione l’ha data lui stesso, con questo messaggio pubblicato ieri mattina sul suo social: «Il nuovo presidente del regime iraniano, molto meno radicalizzato e ben più intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d’America un cessate il fuoco. Valuteremo la situazione quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sgombro. Fino ad allora, distruggeremo l’Iran o, come si dice, lo riporteremo all’età della pietra». Poco importa che Teheran abbia smentito, o la conversazione avuta ieri da Trump col principe saudita bin Salman, che lo spinge in realtà a continuare l’intervento fino alla reale caduta del regime.
I mercati l’hanno presa come l’indicazione di una via d’uscita, simile ad una proposta avanzata da Pakistan e Cina, che prevede il cessate il fuoco in cambio della riapertura di Hormuz, affidato poi alle garanzie di sicurezza dei paesi che più lo usano. Secondo Axios sarebbe stato il vice presidente Vance a scambiare messaggi con gli iraniani attraverso i mediatori, per segnalare l’apertura a questa ipotesi, di cui Trump avrebbe parlato anche con il leader degli Emirati Arabi Mohammed bin Zayed. Passi verso una possibile via d’uscita, accompagnati a minacce contro gli alleati storici degli Usa.