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Trump minaccia in tv: “L’Iran tornerà all’età della pietra”

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Il primo discorso sulla guerra: “Lavoro finito in due o tre settimane”. Teheran accetti un accordo o la faremo tornare all’età della pietra
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NEW YORK – Trump minaccia di bombardare l’Iran fino a «farlo tornare all’età della pietra» nelle prossime due settimane, e per dimostrare che fa sul serio pubblica sui social il video di un ponte distrutto: «È ora di fare un accordo, prima che sia troppo tardi e non resti più nulla di quello che potrebbe ancora diventare un grande Paese». Eppure queste minacce, contenute già nel discorso alla nazione di mercoledì sera, non sembrano convincere. Certamente non i mercati, che hanno ripreso a scendere mentre il prezzo del petrolio saliva, ma nemmeno gli stessi repubblicani, che nelle parole del presidente non hanno trovato una strategia per raggiungere i suoi obiettivi.

La notizia del discorso alla nazione è stata l’assenza di notizie. Anche la nuova scadenza di due o tre settimane per chiudere il conflitto, che allunga un po’ la previsione iniziale compresa tra quattro e sei settimane, l’aveva già annunciata un paio di giorni fa parlando nell’Ufficio Ovale. Che gli obiettivi siano s…

NEW YORK – Trump minaccia di bombardare l’Iran fino a «farlo tornare all’età della pietra» nelle prossime due settimane, e per dimostrare che fa sul serio pubblica sui social il video di un ponte distrutto: «È ora di fare un accordo, prima che sia troppo tardi e non resti più nulla di quello che potrebbe ancora diventare un grande Paese». Eppure queste minacce, contenute già nel discorso alla nazione di mercoledì sera, non sembrano convincere. Certamente non i mercati, che hanno ripreso a scendere mentre il prezzo del petrolio saliva, ma nemmeno gli stessi repubblicani, che nelle parole del presidente non hanno trovato una strategia per raggiungere i suoi obiettivi.

La notizia del discorso alla nazione è stata l’assenza di notizie. Anche la nuova scadenza di due o tre settimane per chiudere il conflitto, che allunga un po’ la previsione iniziale compresa tra quattro e sei settimane, l’aveva già annunciata un paio di giorni fa parlando nell’Ufficio Ovale. Che gli obiettivi siano stati quasi tutti raggiunti, o che lo saranno a breve, lo dice dall’inizio dei bombardamenti. Trama simile per la minaccia di distruggere le infrastrutture elettriche dell’Iran, se non si piegherà al suo piano in 15 punti. Ha avvertito che i satelliti tengono l’occhio fisso sui laboratori nucleari, e lui è pronto a tornare a colpirli se qualcosa si muovesse.

Il Washington Post ha scritto che il Pentagono gli ha consegnato un piano per sequestrare gli oltre 400 chili di uranio arricchito ancora nelle mani degli ayatollah, ma alla Reuters ha detto che lo interessano poco, perché sono seppelliti a grandi profondità e quindi di fatto non utilizzabili. Se ci sono piani per le operazioni di terra, non vi ha fatto alcun accenno. È normale, perché nessun leader vuole informare in anticipo i nemici, ma Trump non ha neppure posto le fondamenta per giustificare questa mossa agli americani, due terzi dei quali sono contrari alla guerra.

Sul cambio di regime il presidente aveva già mutato linea nei giorni scorsi, e dopo aver incoraggiato gli iraniani alla rivolta la sera del primo attacco, ora che non è ancora avvenuta se la cava ripetendo che la decapitazione dei leader vale lo stesso. Ha ribadito che Hormuz è un problema di europei e cinesi, perché loro usano lo stretto. Stavolta non ha usato la parola “disgusto” per lamentarsi del mancato aiuto della Nato, né prospettato di uscirne. Ha detto che le trattative con Teheran sono in corso, senza aggiornamenti sulla sostanza, minacciando di colpire duramente per convincere gli interlocutori iraniani a cedere.

Secondo i suoi critici, durante i 19 minuti in diretta tv ha fatto il discorso che avrebbe dovuto tenere la sera dell’attacco, per spiegarne i motivi. I destinatari erano i due terzi di americani che dicono ai sondaggi di voler chiudere subito la guerra. E i mercati, che si aspettavano più sostanza sulle prospettive di pace. Se il discorso non serviva a nascondere le sue reali intenzioni agli iraniani, lo scopo più plausibile era guadagnare un po’ di tempo con il pubblico americano perplesso.

Magari per avviare le operazioni di terra, accelerare il negoziato, riaprire Hormuz e piegare il regime, in modo da poter andare via con qualcosa in mano che gli consenta di dichiarare vittoria. Certo mercoledì sera non lo ha potuto fare, anche se ha detto che gli obiettivi verranno raggiunti molto presto. La sua ex alleata Marjorie Taylor Greene ha commentato che «nel discorso non c’era nulla. Non ne posso più, ho superato il limite». Secondo il senatore democratico Murphy, «Trump racconta una realtà che esiste solo nella sua testa, perché stiamo perdendo la guerra». Resta da vedere se il discorso in tv basterà a calmare gli americani e farlo risalire nei sondaggi.

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