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Attal: “La Francia non è spacciata. Alle presidenziali i partiti estremisti verranno isolati”

(reuters)

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Il delfino di Macron guarda al voto del 2027: “Dobbiamo spiegare che l’Unione europea è una necessità, non un vincolo”
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Bisogna essere più duri con chi, dentro la Ue, fa il gioco di Mosca, come Orbán?

«Dobbiamo isolare chi assume posizioni incompatibili, andando avanti con chi condivide invece i nostri valori. E bisogna anche avere il coraggio di sanzionare un Paese che prende decisioni contrarie agli interessi fondamentali dell’Europa. È inaccettabile pensare che informazioni riservate o scambi interni tra leader europei possano essere stati trasmessi a Mosca».

La guerra in Medio Oriente ha intanto oscurato quello che accade in Ucraina.

«Il rialzo del prezzo del barile rappresenta purtroppo una buona notizia economica per la Russia, finendo per compensare, almeno in parte, tutte le sanzioni e le misure adottate per limitare la sua capacità di finanziare lo sforzo …

Bisogna essere più duri con chi, dentro la Ue, fa il gioco di Mosca, come Orbán?

«Dobbiamo isolare chi assume posizioni incompatibili, andando avanti con chi condivide invece i nostri valori. E bisogna anche avere il coraggio di sanzionare un Paese che prende decisioni contrarie agli interessi fondamentali dell’Europa. È inaccettabile pensare che informazioni riservate o scambi interni tra leader europei possano essere stati trasmessi a Mosca».

La guerra in Medio Oriente ha intanto oscurato quello che accade in Ucraina.

«Il rialzo del prezzo del barile rappresenta purtroppo una buona notizia economica per la Russia, finendo per compensare, almeno in parte, tutte le sanzioni e le misure adottate per limitare la sua capacità di finanziare lo sforzo bellico. Nessuno crede davvero che Putin voglia arrivare a una pace negoziata. Sono stato quattro volte in Ucraina. L’ultima a Kharkiv, a venti chilometri dal fronte, per incontrare dei soldati che mi hanno detto di combattere per le loro famiglie e per il loro Paese, ma anche per i valori europei. Sono favorevole all’ingresso accelerato dell’Ucraina nell’Ue».

Emmanuel Macron ha incarnato una leadership in Europa. La Francia rischia di perdere questo ruolo nel 2027?

«L’Europa e la Francia sono state fortunate ad avere Macron. Il discorso della Sorbona conteneva una visione della sovranità europea che tutte le crisi successive hanno confermato, dal Covid alla guerra in Ucraina fino alle minacce dei dazi. Se non saremo capaci di rafforzarci insieme, verremo schiacciati dagli Stati Uniti e dalla Cina. La strada da seguire la conosciamo grazie ai rapporti di Mario Draghi e di Enrico Letta. Il vero problema ormai è la velocità».

L’Europa va piano, soprattutto nell’attuazione dei rapporti Draghi e Letta.

«Sono per un’Europa a geometria variabile, in cui i Paesi pronti ad avanzare lo facciano senza aspettare gli altri. Dall’unione dei mercati dei capitali alla preferenza europea negli appalti pubblici, fino alla capacità di far nascere campioni europei del digitale, non c’è più tempo da perdere. L’Europa è al centro del mio progetto politico. Voglio convincere i francesi che l’Ue è una necessità, non un vincolo, e che non staremo meglio con un ripiegamento nazionale».

Come pensa di difendere questo progetto europeo nella futura campagna presidenziale?

«Noi europei rischiamo di essere già superati da Stati Uniti e Cina sull’intelligenza artificiale, la robotica e le nuove tecnologie. Se ci lasciamo spingere ai margini in questa corsa, il risultato sarà un impoverimento generalizzato negli anni a venire. I nostri figli, i nostri nipoti, non avranno altra scelta che servire caffè agli americani o tè ai cinesi quando verranno da turisti a visitare la Francia. Non è questo che voglio. Tutti i Paesi che sono riusciti a diventare potenze mondiali lo hanno fatto investendo nell’innovazione».

Teme un ballottaggio tra Jordan Bardella (o Marine Le Pen) e Jean-Luc Mélenchon?

«Non è inevitabile. E non lo è neppure la vittoria del Rassemblement National. È vero però che arrivare al secondo turno non garantirà più automaticamente a un candidato moderato di vincere. Dobbiamo essere capaci di riunire gli elettori moderati intorno a una sola candidatura. Altrimenti la dispersione dei voti ci porterà a una scelta obbligata tra La France Insoumise e il Rassemblement National. E sarebbe uno scenario da incubo».

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