GERUSALEMME – Avanti dritto in direzione di una guerra ancora più brutale. Si discute di tregua, ma gli attacchi in queste ore sono devastanti, e il premier israeliano Netanyahu chiarisce che il suo obiettivo attuale non è porre fine al conflitto: «Dopo aver distrutto il 70% della loro capacità produttiva di acciaio, oggi abbiamo colpito i loro impianti petrolchimici. Sono la macchina con cui finanziano la guerra contro di noi. Stiamo distruggendo fabbriche, eliminando agenti e continuiamo a eliminare alti funzionari. Non è più lo stesso Iran», ha detto ieri. E secondo uno dei giornalisti più informati, Barak Ravid di Axios, «un funzionario israeliano» ha detto che Netanyahu «ha esortato Trump a non procedere per un cessate il fuoco e ha espresso preoccupazione per i rischi di una simile mossa».
Questa guerra che sta paralizzando il mondo ieri è stata un inferno di omicidi «mirati» — come quello del comandante dell’intelligence delle Guardie della rivoluzione Majid Khademi; o di …
GERUSALEMME – Avanti dritto in direzione di una guerra ancora più brutale. Si discute di tregua, ma gli attacchi in queste ore sono devastanti, e il premier israeliano Netanyahu chiarisce che il suo obiettivo attuale non è porre fine al conflitto: «Dopo aver distrutto il 70% della loro capacità produttiva di acciaio, oggi abbiamo colpito i loro impianti petrolchimici. Sono la macchina con cui finanziano la guerra contro di noi. Stiamo distruggendo fabbriche, eliminando agenti e continuiamo a eliminare alti funzionari. Non è più lo stesso Iran», ha detto ieri. E secondo uno dei giornalisti più informati, Barak Ravid di Axios, «un funzionario israeliano» ha detto che Netanyahu «ha esortato Trump a non procedere per un cessate il fuoco e ha espresso preoccupazione per i rischi di una simile mossa».
Questa guerra che sta paralizzando il mondo ieri è stata un inferno di omicidi «mirati» — come quello del comandante dell’intelligence delle Guardie della rivoluzione Majid Khademi; o di Asghar Bagheri, comandante delle operazioni speciali delle forze Quds — e stragi di gente qualunque: omicidi mirati male come quello di Pierre Mouawad, esponente di spicco del Partito delle forze libanesi, un gruppo cristiano fortemente contrario a Hezbollah. È statto un giorno di distruzioni di infrastrutture civili fondamentali come presidi sanitari e università, e di ordini d’evacuazione che ripropongono l’orrore di Gaza. E di bombardamenti a tappeto: centrali, aeroporti, villaggi...
La replica iraniana, che in serata respingerà la proposta di cessate il fuoco, investe Israele con ondate di missili. L’attacco più grave è ad Haifa, quattro persone sono morte in una palazzina distrutta. Nel frattempo, in Libano è un bagno di sangue. Israele realizza giorno dopo giorno il piano annunciato dal ministro della Difesa Katz di radere al suolo case e villaggi libanesi fino al fiume Litani per creare una zona cuscinetto «seguendo il modello di Rafah nella Striscia». Il risultato è agghiacciante nei video sulla demolizione di gioielli come il paesino di Naqura e nelle notizie dei giornalisti come Courtney Bonneau, che trasforma i numeri, 1.461 morti in Libano dall’inizio della guerra, in volti e drammi: «Un altro apicoltore ucciso da Israele. Marouf Rammal era nel cda dell’Unione apicoltori del sud Libano». Si era appena svolto il funerale di Mohamed Nasrallah, altro apicoltore ucciso da un drone israeliano. E ieri Israele ha aggiunto nuovi Paesi alla lista di deportazioni: sono 40. «Per la vostra sicurezza dovete evacuare le vostre case immediatamente e spostarvi a nord del fiume Zahrani», che è molto oltre il Litani. La famiglia Nahle, 7 persone con 3 donne e un bimbo, lo ha fatto: ieri sono morti tutti a Kfar Hatta in un bombardamento israeliano.