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La ribellione americana alla minaccia nucleare: “Fermate il presidente”

(afp)

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I dem e gli ex trumpiani: “Rimuovere Donald prima che commetta crimini di guerra”. Al Congresso la mozione per frenarlo
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NEW YORK – Lo spettro dell’olocausto nucleare, 81 anni dopo Hiroshima, si è riaffacciato sulla scena globale tanto che la Casa Bianca è stata costretta a smentire di considerare l’uso della bomba atomica contro l’Iran. La preoccupazione però è salita fino al punto che diverse voci, inclusa l’ex deputata repubblicana super trumpista Marjorie Taylor Greene, si sono spinte ad invocare il Venticinquesimo emendamento della Costituzione che consente di rimuovere un presidente ritenuto incapace, prima che possa provocare una catastrofe umanitaria in grado di scatenare la Terza guerra mondiale.

Tutto è cominciato con il messaggio pubblicato ieri mattina da Trump, mentre correva il conto alla rovescia verso il suo ultimatum per la distruzione delle infrastrutture elettriche e civili della Repubblica islamica senza progressi nel negoziato: «Un’intera civiltà morirà stasera. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà». Greene si è ribellata: «Venticinquesimo emendamento. Non una sola…

NEW YORK – Lo spettro dell’olocausto nucleare, 81 anni dopo Hiroshima, si è riaffacciato sulla scena globale tanto che la Casa Bianca è stata costretta a smentire di considerare l’uso della bomba atomica contro l’Iran. La preoccupazione però è salita fino al punto che diverse voci, inclusa l’ex deputata repubblicana super trumpista Marjorie Taylor Greene, si sono spinte ad invocare il Venticinquesimo emendamento della Costituzione che consente di rimuovere un presidente ritenuto incapace, prima che possa provocare una catastrofe umanitaria in grado di scatenare la Terza guerra mondiale.

Tutto è cominciato con il messaggio pubblicato ieri mattina da Trump, mentre correva il conto alla rovescia verso il suo ultimatum per la distruzione delle infrastrutture elettriche e civili della Repubblica islamica senza progressi nel negoziato: «Un’intera civiltà morirà stasera. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà». Greene si è ribellata: «Venticinquesimo emendamento. Non una sola bomba è stata sganciata sull’America. Non possiamo uccidere un’intera civiltà. Questo è malvagio e folle». Marjorie era una delle sostenitrici più decise di Trump, ma lo ha scaricato per lo scandalo Epstein.

È sempre stata portavoce del movimento Maga, che voleva mettere l’America al primo chiudendo le guerre senza fine e certamente non scatenandone un’altra proprio nel cuore del Medio Oriente. Anthony Scaramucci, che per dieci giorni era stato il direttore della comunicazione nella Casa Bianca del primo mandato, si è spinto oltre: «Sveglia: sta invocando un attacco nucleare! Chiedete la sue rimozione immediata». Anche Tucker Carlson, altro ex sostenitore di Trump, aveva rilanciato la stessa preoccupazione: «Se arrivi alla fine del tuo potere convenzionale, cosa ti resta? Le armi nucleari».

La voce e il terrore di un bombardamento atomico hanno iniziato a girare così velocemente sui siti internet e sui social, che la Casa Bianca ha sentito la necessità di intervenire per smentirli. Trump ha minacciato di distruggere le infrastrutture elettriche e i ponti e per questo non servirebbe l’arma nucleare, a meno di volerla usare come a Hiroshima per costringere il regime alla resa. Un dilemma per i militari, che come ha ricordato il senatore Kelly possono rifiutare gli ordini illegali.

E non è solo l’incubo atomico ad agitare gli Stati Uniti, visto che anche colpendo con armi convenzionali obiettivi e infrastrutture civili - ponti, impianti di desalinizzazione e centrali elettriche - è possibile incappare nell’accusa di crimini di guerra. Per questa ragione, stando alla Nbc, il Pentagono avrebbe consegnato al presidente una serie di opzioni che includono obiettivi a «doppio uso», utilizzati per scopi sia militari che civili, per evitare che Usa siano accusati di crimini di guerra.

Il leader dei democratici alla Camera, Hakeem Jeffries, non si è accontentato della semplice parola di qualche portavoce, annunciando l’intenzione di ripresentare subito la mozione per limitare le scelte militari del presidente sull’Iran: «Ci mancano solo i voti di due repubblicani per farla approvare». Un richiamo alla responsabilità del partito del presidente, che finora lo ha seguito ciecamente. E decine di deputati democratici si sono affrettati nel chiedere la rimozione del presidente, invocando appunto il Venticinquesimo emendamento o altri strumenti costituzionali. Tra loro anche Alexandria Ocasio-Cortez, Rashida Tlaib e Ro Khanna, oltre al senatore Ed Markey. «Il presidente deve essere rimosso. Se il Congresso è troppo codardo per farlo, deve farlo il suo stesso governo», ha dichiarato il il deputato Eric Swalwell.

Il Venticinquesimo emendamento della Costituzione è stato ratificato nel 1967 per chiarire la successione presidenziale. L’articolo 4 consente al vice e a una maggioranza del gabinetto, o un corpo designato dal Congresso, di dichiarare un capo della Casa Bianca incapace di servire, e quindi farlo rimpiazzare dal vice ad interim. Non è mai stato invocato prima, ma l’ex consigliere Steve Bannon aveva detto a Jeffrey Epstein che andava usato già nel primo mandato. Richiede che i membri dell’amministrazione, o il Congresso attualmente a maggioranza repubblicana, si rivoltino contro il loro leader. Improbabile che accada, a meno che lo spettro di una strage nucleare diventi così reale da scuotere le coscienze.

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