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La furia dell’aviazione israeliana su Beirut: “È un massacro, quasi 200 morti”

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L’Idf prosegue i raid contro Hezbollah con l’operazione “buio eterno”. “Sui civili missili senza preavviso”. Centinaia di corpi negli ospedali
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GERUSALEMME – Nuvole di fumo, cumuli di macerie. Il sangue, i corpi dilaniati che arrivano a pezzi negli ospedali. In Libano è un massacro, non un cessate il fuoco. Sono le 12,30 a Beirut quando nella capitale libanese, ma anche a Tiro e a Sidone, al Sud e nella valle della Bekaa, il cielo si trasforma in un uragano di fuoco lanciato dai caccia israeliani. Il premier Netanyahu aveva da poco smentito il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, il broker dell’accordo tra l’Iran e gli Stati Uniti secondo cui la tregua si applica «ovunque, incluso il Libano e altrove». Sharif lo aveva scritto sui social mentre il mondo si domandava ancora se finalmente si potesse respirare aria di vita, almeno per 15 giorni. Il dubbio è durato poco.

L’attacco israeliano è rapido e devastante, «il più grande in Libano dall’inizio dell’Operazione Ruggito del Leone», dice il portavoce in lingua araba dell’Idf, Avichay Adraee. Già il nome assegnato al blitz, “buio eterno”, è un programma di morte: «In 1…

GERUSALEMME – Nuvole di fumo, cumuli di macerie. Il sangue, i corpi dilaniati che arrivano a pezzi negli ospedali. In Libano è un massacro, non un cessate il fuoco. Sono le 12,30 a Beirut quando nella capitale libanese, ma anche a Tiro e a Sidone, al Sud e nella valle della Bekaa, il cielo si trasforma in un uragano di fuoco lanciato dai caccia israeliani. Il premier Netanyahu aveva da poco smentito il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, il broker dell’accordo tra l’Iran e gli Stati Uniti secondo cui la tregua si applica «ovunque, incluso il Libano e altrove». Sharif lo aveva scritto sui social mentre il mondo si domandava ancora se finalmente si potesse respirare aria di vita, almeno per 15 giorni. Il dubbio è durato poco.

L’attacco israeliano è rapido e devastante, «il più grande in Libano dall’inizio dell’Operazione Ruggito del Leone», dice il portavoce in lingua araba dell’Idf, Avichay Adraee. Già il nome assegnato al blitz, “buio eterno”, è un programma di morte: «In 10 minuti, e simultaneamente in diverse aree, l’Idf ha attaccato 100 quartier generali e infrastrutture militari di Hezbollah», dice Adraee. I centri di comando e controllo, i sistemi militari, l’intelligence. Le rampe di attacco a terra e in mare, i beni della Forza Radwan e dell’Unità aerea di Hezbollah, tra le sue unità d’élite. I civili, gli innocenti. Nelle ore precedenti l’Idf aveva diffuso l’ordine di evacuazione da alcuni quartieri, ma ha colpito anche quelli non nominati. Un attacco basato «su informazioni accurate» e «pianificato per settimane, con l’obiettivo di intensificare l’attacco contro Hezbollah. La maggior parte delle strutture prese di mira si trovava nel cuore delle aree civili», usate come «scudi umani per le proprie attività», dice l’Idf. È un’ecatombe. E l’Idf promette un seguito: «Continueremo ad agire con fermezza contro Hezbollah», che ieri ha definito l’attacco «barbaro» rivendicando il diritto di «difendere il Paese».

All’ospedale pubblico Rafik Hariri di Beirut «i pazienti arrivano con ferite da schegge ed emorragie gravi. Uno è arrivato dopo aver perso entrambe le gambe — dice Medici senza frontiere — ad altri sono state amputate». Elenca il bollettino dell’orrore negli altri ospedali, come lo Jabal Amel di Sour, nel Sud, che ha dovuto salvare «una bambina che ha perso sei membri della sua famiglia». Storie così arrivano ogni giorno, dal Libano martoriato dagli attacchi israeliani. Ma finora almeno non erano arrivate tutte insieme. «Più di 250 morti oggi», tiene i conti Al Jazeera. Stime più prudenti ne contano comunque «almeno 182», e centinaia di feriti.

Le immagini sono pugni al ventre. Morte e distruzione, l’angoscia dei vivi e la disperazione dei parenti; il caos dei soccorsi, «fate strada alle ambulanze!»; e intanto sulla scacchiera geopolitica si muovono gli alfieri, si gioca sui pesi e sugli equilibri. Hezbollah, che la guerra l’ha provocata attaccando Israele in solidarietà con l’aggressione congiunta israeliana e americana all’Iran, ieri mattina aveva sospeso gli attacchi, forzando l’interpretazione dell’accordo come inclusivo del Libano. L’Iran non può lasciare alla deriva Hezbollah, e ora mette sulla bilancia la tenuta dell’accordo. Minaccia di tornare a chiudere Hormuz, e di disertare i colloqui di pace di domani in Pakistan. Ma se l’accordo comprendesse o meno il Libano resta un mistero. Lo sostiene il Pakistan, ma lo nega la Casa Bianca. Netanyahu non lo prende nemmeno in considerazione. «Abbiamo raggiunto risultati grandiosi, che fino a poco fa sembravano immaginari. Abbiamo ancora obiettivi da completare, e li raggiungeremo sia con il consenso sia con la ripresa del combattimento», dice in serata in una conferenza stampa. I tempi di esecuzione sono un’evidenza di prova: scatta l’accordo di Trump con l’Iran, lui ordina di colpire duro riportando l’equilibrio del mondo sull’orlo del baratro.

Ieri mattina il governo libanese aveva avvertito il milione di sfollati interni che non era finita, chiedendo loro di non tornare a casa. Non è bastato e non basterà: gli uomini di Hezbollah, dice l’Idf, hanno cominciato ad abbandonare la roccaforte nel quartiere di Dahiyeh a Beirut per spostarsi verso altre aree della città: «Vi daremo la caccia e agiremo con grande forza contro di voi ovunque vi troviate». Beirut «continuerà a impegnarsi per garantire l’inclusione del Libano in qualsiasi accordo di pace regionale duraturo», replica il presidente libanese Joseph Aoun, mentre il premier denuncia le «vittime civili». L’Idf aveva chiesto l’evacuazione di alcuni quartieri di Beirut, ma non per il centro. Lo ha colpito lo stesso».

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