Trump accusa la Nato per la mancata vittoria: “Posso lasciarla”. Nuove minacce sulla Groenlandia
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Guardare alle elezioni midterm, e quindi ascoltare il risentimento della base Maga per la guerra scatenata in Iran, oppure reagire alle critiche che lo accusano di aver ceduto al conflitto asimmetrico di Teheran scegliendo la ritirata. In altre parole accettare il ruolo del “Taco Tuesday”, dal giorno in cui si è piegato al cessate il fuoco, secondo la logica che “Trump always chickens out”, oppure seguire l’istinto o le influenze del premier israeliano Netanyahu, e tornare a bombardare fra due settimane. Questo è il bivio davanti a cui si trova ora il capo della Casa Bianca. Che intanto sceglie di scaricare la colpa della mancata vittoria nel Golfo sugli alleati della Nato. «Li ha testati e hanno fallito», ha fatto sapere ieri la Casa Bianca prima dell’incontro tra il tycoon e il Segretario generale dell’Organizzazione atlantica, Mark Rutte. Un riferimento al mancato intervento alleato nella guerra contro l’Iran. Durante il meeting - ha aggiunto lo staff del presidente - «s…
NEW YORK – Guardare alle elezioni midterm, e quindi ascoltare il risentimento della base Maga per la guerra scatenata in Iran, oppure reagire alle critiche che lo accusano di aver ceduto al conflitto asimmetrico di Teheran scegliendo la ritirata. In altre parole accettare il ruolo del “Taco Tuesday”, dal giorno in cui si è piegato al cessate il fuoco, secondo la logica che “Trump always chickens out”, oppure seguire l’istinto o le influenze del premier israeliano Netanyahu, e tornare a bombardare fra due settimane. Questo è il bivio davanti a cui si trova ora il capo della Casa Bianca. Che intanto sceglie di scaricare la colpa della mancata vittoria nel Golfo sugli alleati della Nato. «Li ha testati e hanno fallito», ha fatto sapere ieri la Casa Bianca prima dell’incontro tra il tycoon e il Segretario generale dell’Organizzazione atlantica, Mark Rutte. Un riferimento al mancato intervento alleato nella guerra contro l’Iran. Durante il meeting - ha aggiunto lo staff del presidente - «sarà discussa anche l’ipotesi dell’uscita degli Stati Uniti dalla Nato». O quanto meno, scrive il Wall Street Journal, potrebbe togliere le truppe Usa dai paesi europei che considera siano stati poco collaborativi durante il conflitto in Medio Oriente.
Scrivendo sul suo social, Trump ha detto che «c’è solo un gruppo di punti significativi che sono accettabili per gli Stati Uniti e ne discuteremo a porte chiuse. Sono proprio questi i punti che sono alla base del cessate il fuoco. Si tratta di una soluzione ragionevole, che può essere facilmente attuata». Quindi ha criticato i «numerosi accordi, elenchi e lettere che vengono diffusi da persone che non hanno assolutamente nulla a che fare con i negoziati tra Stati Uniti e Iran; in molti casi si tratta di autentici truffatori, ciarlatani e individui persino peggiori». Poi ha assicurato che Teheran non potrà proseguire il programma nucleare e i paesi che la aiuteranno a ricostruire l’apparato militare verranno sanzionati.
Parlando con la Abc, ha riscoperto la sua vena imprenditoriale, spiegando che per la gestione della riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe fare una «joint venture» con il regime iraniano, per dividere i profitti del commercio del petrolio e delle tasse imposte alle navi per passare. Facile immaginare la reazione degli iraniani che avrebbero dovuto rischiare la vita per rivoltarsi contro gli ayatollah, come lui li aveva esortato a fare la notte in cui aveva ordinato l’inizio dei bombardamenti. Così gli ayatollah non sarebbero solo legittimati, ma diventerebbero soci in affari, come i sopravvissuti del governo chavista in Venezuela.
Quanto alla pace complessiva che promette all’intero Medio Oriente, ha spiegato alla Pbs che gli attacchi israeliani sul Libano sono «scaramucce separate» contro Hezbollah e «non sono stati inclusi» nell’accordo di cessate il fuoco di due settimane con l’Iran. «Non erano inclusi nell’accordo a causa di Hezbollah. Anche di questo ci occuperemo». Gli ayatollah però minacciano di ritirarsi dal negoziato, se la questione del Libano non sarà inclusa nella trattativa.
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha confermato che il vice presidente Vance guiderà la delegazione ai colloqui di Islamabad, come peraltro richiesto dagli iraniani, perché sanno che lui era il più scettico sulla guerra. Quindi ha spiegato che la Repubblica islamica sta elaborando una nuova versione dei suoi dieci punti, per allinearla meglio ai quindici punti proposti o pretesi da Trump. Questo per rispondere ai critici, secondo cui condividere con l’Iran il controllo di Hormuz, consentire la prosecuzione dell’arricchimento dell’uranio, e rivedere la presenza delle truppe americane nella regione costituirebbe una sconfitta.
Poi nel pomeriggio, ha ricevuto alla Casa Bianca il segretario della Nato Rutte, facendosi scudo del rifiuto alleato a partecipare alla guerra per respingere le critiche dei Maga. Ora spetta a lui stabilire se i negoziati delle prossime due settimane mediati dal Pakistan avranno prodotto un accordo accettabile anche dalla sua base elettorale, oppure se l’unica strada da percorrere è la ripresa della guerra.
Dopo l’incontro, Trump è tornato ad attaccare gli alleati su Truth: “La Nato non c'era quando ne avevamo bisogno, e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo. Ricordate la Groenlandia: quel grosso pezzo di ghiaccio, mal gestito".