Bruxelles festeggia la sconfitta di Orbán: “Ora batte più forte il cuore dell’Europa”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – «Da stasera il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria». Sono bastate queste parole pronunciate dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per capire quanto la sconfitta di Viktor Orbán fosse desiderata a Bruxelles. A Palazzo Berlaymont, la sede dell’esecutivo comunitario, le luci sono rimaste accese fino a tarda notte. L’attenzione rispetto ai risultati delle elezioni ungheresi, infatti, era altissima da settimane e ieri al tredicesimo piano i dati provenienti da Budapest hanno fatto tirare un sospiro di sollievo e avere la certezza di poter aprire un nuovo capitolo nei rapporti con la capitale magiara. «L’Ungheria – ha ripetuto von der Leyen – ha scelto l’Europa. L’Europa ha sempre scelto l’Ungheria. Insieme siamo più forti. Un Paese riprende il suo percorso europeo. L’Unione si rafforza».
E infatti il commento più ripetuto in tutti i palazzi delle istituzioni comunitarie è sempre lo stesso: «Ora possiamo voltare pagina». Il diluvio di applau…
BRUXELLES – «Da stasera il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria». Sono bastate queste parole pronunciate dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per capire quanto la sconfitta di Viktor Orbán fosse desiderata a Bruxelles. A Palazzo Berlaymont, la sede dell’esecutivo comunitario, le luci sono rimaste accese fino a tarda notte. L’attenzione rispetto ai risultati delle elezioni ungheresi, infatti, era altissima da settimane e ieri al tredicesimo piano i dati provenienti da Budapest hanno fatto tirare un sospiro di sollievo e avere la certezza di poter aprire un nuovo capitolo nei rapporti con la capitale magiara. «L’Ungheria – ha ripetuto von der Leyen – ha scelto l’Europa. L’Europa ha sempre scelto l’Ungheria. Insieme siamo più forti. Un Paese riprende il suo percorso europeo. L’Unione si rafforza».
E infatti il commento più ripetuto in tutti i palazzi delle istituzioni comunitarie è sempre lo stesso: «Ora possiamo voltare pagina». Il diluvio di applausi verso Péter Magyar è eloquente. Dal presidente francese Macron («La Francia saluta una vittoria della partecipazione democratica, dell’attaccamento del popolo ungherese ai valori dell’Ue e dell’Ungheria in Europa. Insieme, promuoviamo un’Europa più sovrana, per la sicurezza del nostro continente, la nostra competitività e la nostra democrazia») al cancelliere tedesco Merz («Uniamo le forze per un’Europa forte, sicura e, soprattutto, unita»).
Anche le «congratulazioni» formulate dalla presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, a Magyar (al momento europarlamentare) hanno questo segno: «Il posto dell’Ungheria è al cuore dell’Europa». «Il popolo ungherese – ha aggiunto il vicepresidente della Commissione, il francese Stéphane Séjourné – ha mostrato al mondo cosa significhi essere europei nel profondo: cittadini liberi e illuminati che non si lasceranno manipolare dall’estero».
Del resto la speranza che il governo più filorusso d’Europa finalmente cadesse era coltivata da tempo. Orbán era diventato una spina nel fianco in grado di bloccare molte – quasi tutte – le decisioni dell’Unione. Il premier magiaro uscente ricorreva al potere di veto in maniera sistematicamente ricattatoria e costantemente per favorire le posizioni del Cremlino.
La Ue è per questo pronta a lanciare in tempi rapidissimi alcuni segnali alla squadra di Magyar. In primo luogo sbloccare tutti i fondi destinati a Budapest e che nel tempo erano stati congelati per le leggi contrarie ai Trattati dell’Unione. Il primo dei finanziamenti che sarà reso disponibile è il Safe, quello per rafforzare la difesa europea. Ma non solo. Una quota di oltre sette miliardi dei Fondi di coesione e poi quelli del Pnrr. Tutti soldi che non sono arrivati nelle casse di Orbán a causa delle leggi antidemocratiche sui magistrati, sulla stampa e sulle comunità Lgbt.
In cambio chiederanno la rapida rimozione del veto posto sul prestito da 96 miliardi di euro all’Ucraina. Quando il nuovo governo si sarà insediato è possibile allora che venga convocato un Consiglio europeo straordinario proprio per procedere all’ultima ratifica del finanziamento a favore di Kiev. Sarebbe la prova che la Ue torna ad essere a 27 e non più a 26.
La parabola politica in Europa del capo sovranista è stata piuttosto netta. Nel 2011, dopo un anno dalla sua prima vittoria elettorale, ha cambiato la costituzione lasciando di stucco il suo partito, il Ppe. La tensione con i popolari è andata via via crescendo fino alla sua “sospensione” nel 2019. Orbán ha evitato l’espulsione solo anticipando l’uscita dal Ppe e schierandosi con l’estrema destra. E la rivincita dei popolari si è consumata ieri visto che Magyar è proprio un esponente del Ppe. Tra i primi a chiamarlo, infatti, il presidente dei popolari, Manfred Weber. Che, però, ora dovrà forse anche rivedere la sua linea accondiscendente con le destre europee.