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L’aereo americano pieno di “cerotti”: il simbolo dei colpi inferti dall’Iran alla potenza Usa

(foto di Mark Lynham) 

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La grande cisterna volante è atterrata domenica nella base britannica di Mildenhall. Si tratta di uno dei velivoli crivellati da Teheran, che ha inferto a Washington più danni di quanto il Pentagono voglia far sapere
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Un aereo con centinaia di “toppe”: dal muso alla coda, una quantità di “pecette” applicate sulla fusoliera e sulle ali. E’ l’immagine surreale di un grande cisterna volante statunitense KC135 Stratotanker atterrata domenica nella base britannica di Mildenhall. Si tratta di uno dei velivoli crivellati dagli iraniani nel “venerdì nero” dell’Us Air Force: almeno un missile balistico e alcuni droni si sono schiantati sui mezzi più preziosi allineati nell’aeroporto saudita Prince Sultan.

I velivoli danneggiati

La vittima più importante è stato un aereo radar Boeing E3 Sentry, un dinosauro costruito negli anni Settanta ma prezioso e praticamente insostituibile: ne restavano in servizio solo diciotto e sono fondamentali per coordinare l’offensiva sulla Repubblica Islamica. Il Sentry è stato centrato il 20 marzo proprio dove si trova il disco dell’antenna – che ha un diametro di nove metri – e spezzato in due. Ma una pioggia di schegge si è abbattuta su molti altri velivoli parcheggiati …

Un aereo con centinaia di “toppe”: dal muso alla coda, una quantità di “pecette” applicate sulla fusoliera e sulle ali. E’ l’immagine surreale di un grande cisterna volante statunitense KC135 Stratotanker atterrata domenica nella base britannica di Mildenhall. Si tratta di uno dei velivoli crivellati dagli iraniani nel “venerdì nero” dell’Us Air Force: almeno un missile balistico e alcuni droni si sono schiantati sui mezzi più preziosi allineati nell’aeroporto saudita Prince Sultan.

I velivoli danneggiati

La vittima più importante è stato un aereo radar Boeing E3 Sentry, un dinosauro costruito negli anni Settanta ma prezioso e praticamente insostituibile: ne restavano in servizio solo diciotto e sono fondamentali per coordinare l’offensiva sulla Repubblica Islamica. Il Sentry è stato centrato il 20 marzo proprio dove si trova il disco dell’antenna – che ha un diametro di nove metri – e spezzato in due. Ma una pioggia di schegge si è abbattuta su molti altri velivoli parcheggiati a breve distanza: il Pentagono non ha mai confermato le perdite ma si è parlato di due-quattro KC135 messi fuori uso.

Uno è stato flagellato dai frammenti, che hanno aperto centinaia di fori nei 41 metri e mezzo di fusoliera. Non sono stati lesionati apparati vitali ed è stato rimesso in condizioni di volare con un minuzioso lavoro: i tecnici hanno chiuso le falle con “cerotti” speciali, che hanno restituito l’efficienza per un tempo limitato.

Ci sono volute più di due settimane. Poi la cisterna è partita, ha fatto sosta a Chania sull’isola di Creta e quindi ha raggiunto l’Inghilterra. Le “toppe” non permetterebbero però di attraversare l’Atlantico: adesso ci saranno delle riparazioni strutturali e definitive.

I morti in Kuwait: l’impreparazione Usa

La tregua nei combattimenti ha fatto emergere foto e racconti delle incursioni messe a segno dai pasdaran contro le forze americane. Particolarmente raccapriccianti sono quelle della base dell’Us Army in Kuwait dove nelle prime ore di guerra sono stati uccisi sei militari statunitensi e altri venti feriti: il rifugio distrutto da un drone era composto di blocchi di cemento laterali, senza alcuna protezione contro ordigni provenienti dall’alto. Stando alle testimonianze dei sopravvissuti raccolte dal canale tv Cbs, quando c’è stato l’attacco l’allarme era terminato da mezz’ora: tutto il personale aveva tolto elmetti e giubbotti corazzati, per riprendere le attività. Poi lo scoppio e una scena infernale: “C’erano persone ferite alla testa che sanguinavano; tante con la perforazione del timpano e corpi trafitti dalle schegge con emorragie dall’addome, dalle braccia, dalle gambe”. Anche i soccorsi sono stati gestiti nell’improvvisazione. L’elemento più clamoroso è come non siano state adottate misure per fronteggiare la prevedibile ritorsione iraniana. Tutte le installazioni americane in Kuwait non avevano veri e propri bunker, ma solo ripari studiati per incassare granate di mortaio o piccoli razzi: le armi dei terroristi jihadisti, di gran lunga meno potenti dell’arsenale dei Guardiani della rivoluzione.

I pasdaran nell’esordio del conflitto hanno dato priorità alle difese antiaeree americane, bersagliando radar e postazioni missilistiche terra-aria. Al Jazeera ha diffuso una serie di foto del colossale radar AN/FPS-132 Block 5: il pilastro della rete di sorveglianza contro i missili balistici costruito in Qatar con una spesa di un miliardo e cento milioni di dollari. I danni provocati dagli Shahed di Teheran appaiono superiori a quanto stimato sulla base delle immagini satellitari: ci sono tracce dell’impatto di almeno tre droni, uno dei quali sembra esploso all’interno della struttura. Nemmeno questo strumento di rilevanza strategica è stato munito di una difesa ravvicinata contro le bombe volanti: la lezione di quattro anni di guerra in Ucraina è stata completamente ignorata.

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