L’Hotel Serena è stato già messo in sicurezza. Gli inviti ai leader regionali e mondiali sono pronti. Ai diecimila agenti già schierati a Islamabad se ne aggiungeranno altri 10mila nelle prossime ore, dalle province vicine. Il Pakistan non demorde e ha messo in moto la macchina organizzativa per ospitare un prossimo possibile incontro tra iraniani e americani. L’ottimismo dei mediatori, tuttavia, rischia di fare a pugni con l’ostinazione dei belligeranti.
«Ho la voce bassa perché ho passato tutto il giorno a urlare contro gli iraniani, è l’unico linguaggio che capiscono», ha raccontato il presidente americano Donald Trump a Maria Bartiromo della Fox, prima di inondare il suo social Truth e diversi media con dichiarazioni ottimistiche su una presunta intesa già raggiunta.
Negli ultimi giorni i contatti tra americani e iraniani sono stati costanti, e hanno prodotto risultati, come la tregua in Libano, che era già stata chiesta dagli iraniani nel primo faccia a faccia con il vicepresidente JD Vance, e lo sblocco di Hormuz, seppure parziale. Ma il cessate il fuoco resta fragile e sul vero oggetto del negoziato, il nucleare, le distanze sono ancora significative. Gli Stati Uniti, secondo il sito Axios, sarebbero disposti a sbloccare 20 miliardi di dollari in cambio dell’uranio già arricchito da Teheran a un livello quasi militare, il 60%, che in gran parte è rimasto seppellito sotto le montagne del sito di Isfahan, più volte bombardato dagli Usa. Il presidente americano ha insistito che non ci sarà scambio di denaro, e tecnicamente è vero perché quelli sono soldi di Teheran: 6 miliardi di dollari ricavati dalle vendite di petrolio che sono trattenuti in Qatar dal 2023 e altri circa 15 miliardi di dollari che l’Iran doveva ricevere dall’Iraq per la fornitura di energia e che non sono mai stati pagati a causa del veto americano.
L’altra proposta sul tavolo dei mediatori è una moratoria di 20 anni sull’arricchimento dell’uranio, unita a un impegno chiaro da parte dell’Iran a non costruire armi atomiche. Anche su questo punto a Islamabad non erano stati fatti progressi, con gli iraniani che offrivano una sospensione del processo solo per 5 anni.
Gli ultimi giorni di trattative non sembrano aver fatto fare ai negoziatori passi avanti, nonostante Trump si dica sicuro che l’intesa ci sarà e sarà addirittura a tempo «illimitato». È probabile che le «questioni nucleari verranno discusse in dettaglio in nuovi negoziati», spiega una fonte iraniana a conoscenza delle trattative in corso. Lo staff di Vance si prepara alla possibile trasferta pachistana, già nella prossima settimana, per incontrare di nuovo gli iraniani. L’obiettivo di Teheran è arrivare a un accordo preliminare, un memorandum di intesa che stabilizzi il cessate il fuoco e conceda alle parti altri 30-40 giorni per colloqui più approfonditi sull’uranio e su quella che l’Iran considera la priorità nelle trattative: la rimozione delle sanzioni non solo americane, ma anche europee e quelle delle Nazioni unite.
«Siamo in una fase iniziale di de-escalation: entrambe le parti stanno testando cosa sia possibile fare dopo la guerra», spiega Sina Toossi, analista esperto di Iran del Center for International Policy. «L’esito più plausibile a breve termine è un accordo provvisorio che lasci i dettagli a una seconda fase più che una risoluzione completa». Il primo test sarà il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. «Se l’altra parte sceglierà di violare gli impegni, come sembra intenzionata a fare, e il blocco navale persisterà, l’Iran non esiterà ad adottare le necessarie misure di ritorsione», ribadisce il ministero degli Esteri di Teheran.
Il cessate il fuoco scade il 21 aprile. «Non servirà estenderlo», assicura Trump, ma a Teheran e a Islamabad, al momento, la via più praticabile appare proprio quella: più tempo per negoziare