Chernobyl, 26 aprile 1986: all’1.23 l’esplosione. Poi le bugie dell’Urss portarono al disastro
di Enrico FranceschiniSono passati 40 anni, ma è impossibile dimenticarlo: l’incidente del 26 aprile 1986 alla centrale nucleare di Chernobyl, nell’Ucraina che allora faceva ancora parte dell’Unione Sovietica, è stato il più grave disastro atomico nella storia d’Europa e del mondo, sia come costi umani che per quelli materiali. Per l’esplosione e per le radiazioni riportate morirono 28 persone nel giro di tre mesi e altre 14 nel successivo decennio, ma nel corso del tempo il numero delle vittime per cancro alla tiroide in Ucraina, Russia, Bielorussia e altrove viene stimato in oltre 500 mila persone. In una zona di 30 chilometri intorno alla centrale furono evacuate dapprima 50 mila persone della città più vicina, quindi 116 mila, infine 336 mila. Per sigillare il reattore e decontaminare dalle radiazioni vennero impiegati 600 mila soccorritori, denominati “i liquidatori”. Si calcola che il costo totale della sciagura superi i 700 miliardi di dollari.
Le conseguenze politiche hanno contribuito nel 1987 al …
Sono passati 40 anni, ma è impossibile dimenticarlo: l’incidente del 26 aprile 1986 alla centrale nucleare di Chernobyl, nell’Ucraina che allora faceva ancora parte dell’Unione Sovietica, è stato il più grave disastro atomico nella storia d’Europa e del mondo, sia come costi umani che per quelli materiali. Per l’esplosione e per le radiazioni riportate morirono 28 persone nel giro di tre mesi e altre 14 nel successivo decennio, ma nel corso del tempo il numero delle vittime per cancro alla tiroide in Ucraina, Russia, Bielorussia e altrove viene stimato in oltre 500 mila persone. In una zona di 30 chilometri intorno alla centrale furono evacuate dapprima 50 mila persone della città più vicina, quindi 116 mila, infine 336 mila. Per sigillare il reattore e decontaminare dalle radiazioni vennero impiegati 600 mila soccorritori, denominati “i liquidatori”. Si calcola che il costo totale della sciagura superi i 700 miliardi di dollari.
Le conseguenze politiche hanno contribuito nel 1987 al rifiuto dell’energia nucleare nel referendum che si svolse in Italia e nel 1991 al crollo dell’Unione Sovietica.
Per la centrale di Cernobyl, oggi chiusa e sigillata dentro un nuovo sarcofago che dovrebbe durare 100 anni, il dramma non è finito: dal 2022 si è ritrovata al centro dell’invasione russa dell’Ucraina, conquistata all’inizio del conflitto dalle truppe di Vladimir Putin, frequentemente esposta al rischio di essere colpita da missili, bombe, droni. Per l’assenza di attività umana nei boschi della Zona di Esclusione intorno alla centrale, si è poco alla volta moltiplicata la fauna: ora nelle vicinanze di Cernobyl ci sono sette volte più lupi di prima. Ecco una cronologia di quello che è accaduto da quel giorno fino ad oggi.
26 aprile 1986
All’1:23 del 26 aprile una violenta esplosione spacca il reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, a 130 chilometri a nord di Kiev e a 16 chilometri dal confine con la Bielorussia. Alla base del disastro ci sono errori di procedura nel corso di un test sulla sicurezza, ma anche gravi difetti di progettazione. Subito dopo la prima avviene una seconda, potentissima esplosione, che distrugge l’edificio, scoperchiandolo, ed estende l’incendio alle strutture adiacenti. Un’ampia nuvola di materiale radioattivo fuoriesce dal reattore e ricade su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente. I vigili del fuoco sopraggiunti poche ore dopo domano in parte l’incendio, affrontandolo senza le protezioni necessarie (moriranno quasi tutti nei mesi successivi), ma non riescono a spegnerne l’epicentro e a bloccare l’emissione radioattiva. Le autorità sovietiche non divulgano la notizia: Mikhail Gorbaciov, eletto soltanto l’anno prima segretario generale del Partito comunista sovietico, ovvero leader supremo dell’Urss, viene informato in mattinata di “un’esplosione e un incendio”, ma non dei dettagli e della gravità del disastro. L’intero Paese e il resto del mondo sono lasciati all’oscuro dei rischi. La guerra fredda tra Usa e Urss non è finita e Mosca, nonostante le speranze di rinnovamento suscitate dal nuovo capo del Cremlino, mantiene uno stretto segreto su tutte le proprie attività nucleari, militari o civili.
27 aprile
La centrale nucleare di Forsmask, in Svezia, è una delle prime a rilevare alti indici di radioattività nell’aria. All’inizio, i suoi tecnici pensano a una falla all’interno della propria centrale, ma verificato che non ce sono localizzano la fonte del problema in Unione Sovietica, chiedendo al governo di Mosca perché non ha avvisato nessuno. Intanto anche in altre nazioni europee vengono notati anomali livelli radioattivi. Dapprima il Cremlino nega tutto, poi comincia a rilasciare le prime, scarse dichiarazioni su un incidente.
28 aprile
Un annuncio di 20 secondi viene letto dallo speaker a Vremya, il telegiornale della sera sovietico, seguito da decine di milioni di persone: “C’è stato un incidente alla centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina. Uno dei reattori è rimasto danneggiato. Gli effetti dell’incidente sono in via di risoluzione. Le persone affette dall’incidente hanno ricevuto assistenza. È stata formata una commissione d’inchiesta”. In realtà l’unica misura presa nei confronti della popolazione locale è scattata il giorno precedente, quando altoparlanti montati su veicoli militari girano per le strade di Pryjiat, una città di 50 mila abitanti ad appena 2 chilometri dalla centrale nucleare, trasmettendo il seguente annuncio: “Attenzione, attenzione, gentili compagni! In seguito a un incidente alla centrale nucleare, la quantità di radiazioni nell’aria è aumentata sopra la norma. Grazie al Partito Comunista e alle autorità di polizia sono state prese le necessarie misure di emergenza. Per assicurare la vostra completa sicurezza, in particolare dei bambini, è necessario evacuare temporaneamente la popolazione da Pryjat a Kiev. Tutti le case dovranno essere lasciate entro le 14 di oggi. Autobus saranno messi a disposizione della popolazione dalla polizia e dal Partito. È consigliato di portare con voi soltanto documenti di identità, effetti personali e cibo per un pasto. Non dimenticate di chiudere le finestre e di spegnere il gas. Rimanete calmi e mantenere l’ordine durante questa evacuazione temporanea”. Nessuno di loro è mai tornato alle proprie case: Pryjat è diventata una città fantasma.
29 aprile
Foto scattate dai satelliti spia americani forniscono alla Casa Bianca le prime immagini dell’entità del disastro.
1 maggio
A Kiev si svolge regolarmente la parata per la Festa dei Lavoratori, accorciando soltanto le celebrazioni da tre a due ore: la manifestazione espone così centinaia di migliaia di persone alle radiazioni, che intanto, sospinte dal vento e portate a terra dalla pioggia, hanno raggiunto non soltanto il resto dell’Ucraina, la Bielorussia e la Russia, ma anche gran parte dell’Europa, dalla Scandinavia alla Germania, alla Francia, al Regno Unito, all’Italia del nord.
9 maggio
Tonnellate di argilla, boro e altre sostanze, scaricate nei giorni seguenti sul reattore per spegnere completamente l’incendio, lo fanno crollare completamente, sprigionando un’ulteriore colonna di fumo radioattivo. Le autorità ordinano di allargare l’evacuazione, creando una Zona di Esclusione di 30 chilometri. I media internazionali riportano con crescente allarme l’incidente di Chernobyl, chiedendo a Mosca maggiori informazioni.
14 maggio
Gorbaciov parla per la prima volta in pubblico del disastro dichiarando alla televisione sovietica che c’è stata un’esplosione al reattore numero 4 di Chernobyl, ma assicurando che “il peggio è passato”. Il leader sovietico annuncia una conferenza internazionale per agosto in cui verrà fatta piena luce sull’accaduto, ma le autorità di Mosca continuano a mantenere segrete la maggior parte delle informazioni su quello che è successo. Al suo arrivo al potere, il nuovo capo del Cremlino aveva promesso di modernizzare il Paese, ma le riforme con cui poi cercherà di democratizzare l’Urss, la “glasnost” (trasparenza, ossia libertà di stampa) e la “perestrojka” (ristrutturazione, ossia graduali libertà politiche ed economiche), non sono ancora cominciate. L’imbarazzante silenzio sulla tragedia di Chernobyl è uno dei fattori che spingeranno poi Gorbaciov a dare il via alla liberalizzazione.
Maggio-novembre
Viene costruito a tempo di record un gigantesco involucro dentro cui racchiudere il reattore danneggiato, ma i materiali utilizzati sono difettosi o inadatti e nel “sarcofago”, come viene ribattezzato, si aprono continuamente ampie falle. Infiltrazioni di acqua radioattiva finiscono in fiumi che portano risorse idriche a 3 milioni di persone. Un totale di 600 mila persone fra pompieri, personale medico, polizia, esercito e operai viene impegnato a coprire il reattore e decontaminare un’immensa zona. Sono chiamati “i liquidatori”, ma ad essere liquidati sono in primo luogo loro stessi: molti rimangono affetti dalle radiazioni e muoiono nel corso degli anni successivi.
19-22 novembre
Si tiene a Ginevra, in Svizzera, il primo summit fra Gorbaciov e il presidente americano Ronald Reagan per ridurre gli armamenti nucleari. In una conversazione davanti al caminetto, l’ultimo giorno del vertice, i due leader danno avvio a una distensione nei rapporti fra le due superpotenze.
1987
Con un referendum abrogativo, in Italia vengono abolite le centrali nucleari, giudicate pericolose dopo l’incidente a Chernobyl. A tutt’oggi il nostro è uno dei quattro Paesi europei che non utilizzano energia nucleare.
Dicembre 1991
Gorbaciov si dimette, crolla l’Unione Sovietica, sostituita da quindici nazioni indipendenti, fra cui Russia e Ucraina. Quindici anni più tardi, nel 2006, Gorbaciov afferma che “l’incidente alla centrale di Chernobyl è stato probabilmente la causa reale del collasso dell’Urss”: opinione discutibile, perché altri fattori, dalla disastrosa campagna militare sovietica in Afghanistan al caos portato dalle riforme al calo del prezzo del petrolio, hanno contribuito alla fine dell’Urss, ma il disastro di Chernobyl è stato la miccia e il simbolo della crisi del sistema sovietico.1997Al summit del G7 a Denver viene decisa la costruzione di un nuovo sarcofago con cui sigillare il reattore di Chernobyl, ma fra ritardi e problemi tecnici i lavori vengono completati soltanto nel 2016. Il nuovo sarcofago, predicono gli esperti, garantisce dalle radiazioni ancora presenti all’interno del reattore per almeno 100 anni. Ma anch’esso, nel lungo termine, è dunque una soluzione temporanea.
2000
Dopo che il reattore numero 2 aveva cessato di funzionare nel 1991 e il reattore numero 1 nel 1996, nel 2000 si ferma anche il reattore numero 3 e Chernobyl smette definitivamente di produrre energia.
2009
Controlli in Svezia e in Germania rivelano in animali selvatici contaminazioni con radiazioni dovute alla catastrofe di Chernobyl. Gli scienziati stimano che gli effetti del disastro su fauna e flora si continueranno a sentire per un secolo, sia pure con una gravità destinata a diminuire con il passare del tempo. Intorno a Chernobyl nascono maiali con mutazioni genetiche e una foresta di pini cambia colore, passando dal verde al rosso. Alberi e animali, insomma, sono a loro volta vittime delle radiazioni. Con il trascorrere degli anni, tuttavia, l’assenza dell’uomo all’interno della Zona di Esclusione favorisce la rinascita della fauna: l’area è adesso popolata da cavalli selvaggi, branchi di cani randagi, cinghiali, linci e un gran numero di lupi, sette volte superiore a quello che si può trovare in aree analoghe dell’Ucraina.
Febbraio 2022
La Russia invade l’Ucraina e per dodici giorni le sue truppe occupano l’area della centrale di Chernobyl, da cui i russi sono successivamente costretti a ritirarsi per la controffensiva ucraina. Ma la guerra continua, anche attorno al reattore numero 4: il 14 febbraio 2025 un drone russo danneggia il nuovo sarcofago che lo ricopre. Quarant’anni dopo l’esplosione, Chernobyl rimane una cicatrice non rimarginata nel cuore dell’Europa, testamento e monito dei pericoli del nucleare e di quello che potrebbe causare una guerra atomica.