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Prove di democrazia a Gaza, primo voto dopo vent’anni

(afp)

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Elezioni comunali nella Striscia e in Cisgiordania, Hamas non partecipa. Affluenza bassa e tante difficoltà ma l’Onu approva
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GERUSALEMME – «Ho messo l’abito buono, quello che conservo dai giorni sereni di prima della guerra. Al seggio non c’era molta gente e questo mi ha deluso. Ma sono comunque felice. Ho votato per la prima volta in vita mia e non riesco a smettere di guardarmi il dito macchiato d’inchiostro che attesta che l’ho fatto anche io». Huda Badawi, 24 anni, infermiera, al telefono da Deir al-Balah, racconta di aver preso molto sul serio le elezioni comunali tenute ieri, in contemporanea col resto della Cisgiordania, nella sua città: «Un primo, piccolo passo verso la ricostruzione». D’altronde, a Gaza non si votava dal 2006, cioè da quando Hamas vinse le legislative e, dopo la breve guerra civile con Fatah, prese il controllo della Striscia.

Certo, quello di ieri è stato un esperimen…

GERUSALEMME – «Ho messo l’abito buono, quello che conservo dai giorni sereni di prima della guerra. Al seggio non c’era molta gente e questo mi ha deluso. Ma sono comunque felice. Ho votato per la prima volta in vita mia e non riesco a smettere di guardarmi il dito macchiato d’inchiostro che attesta che l’ho fatto anche io». Huda Badawi, 24 anni, infermiera, al telefono da Deir al-Balah, racconta di aver preso molto sul serio le elezioni comunali tenute ieri, in contemporanea col resto della Cisgiordania, nella sua città: «Un primo, piccolo passo verso la ricostruzione». D’altronde, a Gaza non si votava dal 2006, cioè da quando Hamas vinse le legislative e, dopo la breve guerra civile con Fatah, prese il controllo della Striscia.

Certo, quello di ieri è stato un esperimento. Si è scelto di far votare sola Deir al-Balah, la cittadina costiera al centro della Striscia che durante la guerra è stata rifugio di profughi e hub di aiuti umanitari, perché mai occupata dagli israeliani e ancora relativamente in piedi. Qui, in 12 location diverse — scuole, cliniche, tende — sono stati improvvisati i seggi, chiamando al voto i 70mila residenti. L’affluenza, però, è stata bassa: ferma al 21,2 per cento. Chi ha votato ha potuto scegliere, appunto per la prima volta in vent’anni, i propri rappresentanti, da quattro liste composte da quindici candidati ciascuna, con una quota obbligatoria di quattro donne per schieramento. I quindici più votati formeranno il consiglio comunale ed eleggeranno il nuovo sindaco fra loro.

È stata l’Autorità palestinese a volere che si votasse a Deir al-Balah, in contemporanea con la Cisgiordania. Tentativo di dimostrare unità nazionale e sottolineare che Gaza è parte integrante del sistema politico palestinese.

Hamas, che ha governato Gaza vent’anni e condotto gli attacchi del 7 ottobre, non ha partecipato alla competizione. Rifiutando di firmare i documenti d’iscrizione alle liste che impegnavano i candidati a sostenere i suoi accordi con Israele, compreso il riconoscimento dello Stato ebraico. Ciò nonostante, almeno una delle quattro liste è composta da figure filo-Hamas. I risultati serviranno dunque ad avere il polso degli umori della gente. Un test cruciale, dopo che l’unico sondaggio sul campo realizzato dal Palestinian Center for Policy and Survey Research lo scorso ottobre — ovvero dopo l’accettazione della prima fase dell’accordo di cessate il fuoco che ha lasciato a Israele il controllo del 53 per cento della Striscia — ha rilevato che il 41 per cento dei residenti sosteneva ancora i miliziani. E solo il 29 per cento preferiva invece Fatah.

In questo panorama politico diviso, le quattro liste presentate hanno avuto carattere civico, con candidati spesso appartenenti a clan familiari. Si sono date nomi semplici: Pace e Costruzione, Deir el-Balah unita, Futuro, Rinascita. E programmi sono essenziali, orientati ai servizi: «Non ci servono slogan ma soluzioni: acqua potabile, elettricità, gestione delle acque reflue», dice Rabha al-Bhaisi, elettore intervistato da al Jazeera: «La scommessa è creare un consiglio comunale capace di servire la popolazione». E comunque, dicono gli osservatori, la disponibilità di Hamas a supervisionare le elezioni sembra un modo per dire che sono disposti a collaborare con l’Autorità palestinese: tanto più alla vigilia dei nuovi negoziati del Cairo che iniziano oggi.

Anche in Cisgiordania, l’affluenza è stata bassa: appena il 53,3 per cento. Il voto all’insegna di profonda disillusione nei confronti dell’Autorità palestinese, causata dalla sua corruzione, stagnazione politica e assenza di elezioni legislative dal 2006. In molte città, poi, correva una sola lista e si sapeva, cioè, in anticipo chi avrebbe vinto . A dispetto della scarsa affluenza, l’Onu giudica l’elezione “credibile”, elogiandone l’organizzazione. Che a Gaza è stata precaria, perché non si è riusciti a far arrivare nulla. E si è dovuto smettere alle 17, due ore prima che altrove, perché senza elettricità, il conteggio si è dovuto fare alla luce del sole.

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