Tutti contro Bibi: in Israele Bennett e Lapid si alleano per sfidare il premier
dalla nostra inviata Anna LombardiGERUSALEMME – «Siamo il primo passo del processo di guarigione di Israele. Abbiamo opinioni diverse su molte cose e non lo nascondiamo, anzi ne andiamo fieri. L'unità che condividiamo è un messaggio per tutto il popolo di Israele, l'era della polarizzazione è finita »: è così che nel corso della conferenza stampa organizzata domenica sera a Herzliya, la cittadina costiera a nord di Tel Aviv, gli ex premier israeliani Naftali Bennett e Yair Lapid, hanno annunciato la fusione delle rispettive liste - Bennet 2026 e Yesh Atid – in un’unica formazione politica chiamata beyahad, “insieme”, guidata appunto da Bennett. Principale obiettivo: spodestare Benjamin Netanyahu, il leader del partito conservatore Likud che è anche il primo ministro rimasto in carica più a lungo nella storia d’Israele (la maggior parte degli ultimi 17 anni) e oggi governa con l’estrema destra religiosa.
Ci sono già riusciti una volta, nel 2021: quando lo spedirono all’opposizione, spezzandone la presa sul paese che du…
GERUSALEMME – «Siamo il primo passo del processo di guarigione di Israele. Abbiamo opinioni diverse su molte cose e non lo nascondiamo, anzi ne andiamo fieri. L'unità che condividiamo è un messaggio per tutto il popolo di Israele, l'era della polarizzazione è finita »: è così che nel corso della conferenza stampa organizzata domenica sera a Herzliya, la cittadina costiera a nord di Tel Aviv, gli ex premier israeliani Naftali Bennett e Yair Lapid, hanno annunciato la fusione delle rispettive liste - Bennet 2026 e Yesh Atid – in un’unica formazione politica chiamata beyahad, “insieme”, guidata appunto da Bennett. Principale obiettivo: spodestare Benjamin Netanyahu, il leader del partito conservatore Likud che è anche il primo ministro rimasto in carica più a lungo nella storia d’Israele (la maggior parte degli ultimi 17 anni) e oggi governa con l’estrema destra religiosa.
Ci sono già riusciti una volta, nel 2021: quando lo spedirono all’opposizione, spezzandone la presa sul paese che durava dal 2009 e guidando congiuntamente - alternandosi alla carica di premier secondo un accordo di rotazione - una coalizione con all’interno ben otto formazioni politicamente diverse, compreso il partito arabo moderato Ra’am guidato da Mansour Abbas. Proprio l’alleanza col partito arabo ne provocò la caduta: erano in carica da appena un anno quando, nel giugno 2022, la deputata Idit Silman cedette alle pressioni dell’estrema destra e passò all’opposizione, facendo saltare la risicata maggioranza di appena un seggio della coalizione. Alle elezioni successive, Netanyahu venne rieletto e da allora è alla guida del Paese. All’epoca Israele usciva dal Covid: adesso viene da tre anni di guerra, ed è un paese diviso sulla richiesta di una commissione indipendente che indaghi sulle responsabilità del governo riguardo ai fallimenti che permisero l'attacco di Hamas del 7 ottobre. E sulla questione della leva obbligatoria per gli ortodossi, legge che l’ala religiosa del governo impedisce di metterla in atto nonostante i tanti fronti aperti e i riservisti stremati (tanto che la Corte Suprema ha richiamato l’esecutivo ai suoi obblighi).
Certo, i due politici, insieme, sono davvero una “strana coppia”: Bennett è un ortodosso di destra vicino ai coloni, con posizioni intransigenti verso i palestinesi. Lapid, invece, è un laico moderato di centro sinistra, popolare nella “progressista” Tel Aviv. Hanno però lavorato lungamente e strettamente insieme e non esitano a chiamarsi «fratelli». Facendo sapere che nella nuova formazione c’è ancora spazio: un invito all’ex Capo di Stato Maggiore Gadi Eisenkot, che a settembre ha lanciato anche lui un partito centrista chiamato Yashar!, onestà, che sta andando molto bene nei sondaggi. Certo, «Naftali è un uomo di destra: ma di quella liberale, per bene, rispettosa delle leggi», ha detto Lapid. Ricordando pure le recenti elezioni in Ungheria, dove Péter Magyar ha sconfitto Viktor Orbán dopo 16 anni al potere, ha poi affermato: «Ci sono riusciti perché la gente ha creduto che il cambiamento fosse possibile e si è unita dietro un unico candidato». Questa volta, però, niente arabi nella coalizione «formeremo un’ampia maggioranza sionista» e nemmeno chi, appunto, non sostiene il servizio militare agli ortodossi (la destra messianica attualmente al governo).
Sempre che l’aritmetica lo permetta: l’ultimo sondaggio, condotto dal quotidiano Maariv, proietta 49 seggi per l’attuale coalizione di governo (il partito ultrareligioso del ministro delle finanze Bezalel Smotrich fuori, sotto la soglia di sbarramento), mentre al blocco dell’opposizione ne andrebbero 61, una maggioranza nuovamente risicata, il minimo per governare, senza i due partiti arabi cui le proiezioni danno 10 seggi. «Svenderanno il Paese al movimento islamico» li accusano Netanyahy e co., che in meno di 24 ore hanno già inondato la rete di meme che mostrano i due alleati mentre riempiono di denaro una vasca con dentro il capo dei moderati arabi: «Sono un’alleanza al servizio di Abbas».
La realtà, è più complicata, ci spiega Yehudah Mirsky, professore di Studi mediorientali della Brandeis University che da anni si occupa degli intrecci fra politica e religione in Israele. «Con Bennett non ci sarà mai uno stato palestinese e non rimuoverà gli insediamenti esistenti. Ma impronterà tutto il resto al pragmatismo e al rispetto della legalità. Mi aspetto lo stop alle violenze dilaganti in Cisgiordania. E un ritorno agli interessi di una classe media impoverita ed esausta dai lunghi turni di guerra. Nessun cambiamento drastico. Ma miglioramenti sì, non fosse altro perché alla guida non ci sarà più qualcuno preoccupato solo della propria sopravvivenza politica».
Anche per questo il resto dell’opposizione già plaude all’alleanza: «Accolgo con favore ogni unificazione nel blocco» ha twittato da sinistra il presidente dei Democratici, Yair Golan affermando che il suo partito «costituirà la solida spina dorsale democratica e liberale del prossimo governo». E pure Avigdor Liberman, leader del partito di destra Yisrael Beytenu afferma: «L'obiettivo comune è sostituire il governo del 7 ottobre».