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Myanmar, Aung San Suu Kyi agli arresti domiciliari

L'immagine di Aung San Suu Kyi diffusa ieri dalla giunta (afp)

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La leader democratica birmana, Nobel per la pace nel 1991, era stata arrestata cinque anni fa dopo l’ultimo colpo di Stato
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PECHINO - In mattinata le avevano concesso un’ulteriore riduzione di un sesto della pena. Poi, nella tarda serata di giovedì, il nuovo annuncio: Aung San Suu Kyi “dopo cinque anni di inferno nelle prigioni birmane”, come dicono i suoi avvocati, andrà agli arresti domiciliari.

“La parte restante della pena verrà scontata in una residenza designata”, ha riferito l'emittente statale Mrtv. I media statali hanno anche diffuso una fotografia dell’ottantenne Suu Kyi, seduta su una panca di legno assieme a due agenti in divisa: è la prima immagine pubblica della Lady da quasi cinque anni, ma non è chiaro quando dia stata scattata. “Il luogo di residenza non è ancora stato specificato”, dice una fonte dell’ex partito di Aung, la Lega nazionale per la democrazia, all’agenzia Afp.

L’ex leader birmana e premio Nobel per la pace beneficia dunque di un pizzico di umanità - non proprio spontanea - da parte dell’uomo forte del Paese, il generale golpista Min Aung Hlaing, che agli inizi di aprile è st…

PECHINO - In mattinata le avevano concesso un’ulteriore riduzione di un sesto della pena. Poi, nella tarda serata di giovedì, il nuovo annuncio: Aung San Suu Kyi “dopo cinque anni di inferno nelle prigioni birmane”, come dicono i suoi avvocati, andrà agli arresti domiciliari.

“La parte restante della pena verrà scontata in una residenza designata”, ha riferito l'emittente statale Mrtv. I media statali hanno anche diffuso una fotografia dell’ottantenne Suu Kyi, seduta su una panca di legno assieme a due agenti in divisa: è la prima immagine pubblica della Lady da quasi cinque anni, ma non è chiaro quando dia stata scattata. “Il luogo di residenza non è ancora stato specificato”, dice una fonte dell’ex partito di Aung, la Lega nazionale per la democrazia, all’agenzia Afp.

L’ex leader birmana e premio Nobel per la pace beneficia dunque di un pizzico di umanità - non proprio spontanea - da parte dell’uomo forte del Paese, il generale golpista Min Aung Hlaing, che agli inizi di aprile è stato eletto formalmente presidente dopo le elezioni-farsa svoltesi tra il dicembre 2025 e il gennaio 2026 stravinte dal partito pro-esercito. Da settimane Min Aung Hlaing stava affrontando pressioni internazionali insistenti affinché rilasciasse i detenuti politici: pressioni arrivate soprattutto dal blocco dei Paesi del Sud-Est asiatico dell’Asean, con i quali il generale sta cercando di riallacciare i rapporti, e pure dalla Cina.

Arrestata nel febbraio del 2021 quando l’esercito prese il potere con un colpo di Stato, la Lady - che all’epoca era la leader di fatto del Paese - è detenuta da allora e ha accumulato condanne fino ad arrivare a 33 anni di carcere per una serie di accuse tra cui corruzione, possesso illegale di walkie-talkie e mancato rispetto delle restrizioni sul coronavirus. I gruppi per i diritti umani hanno descritto il processo come una farsa. La pena era stata poi ridotta a 27 anni, poi accorciata di un sesto lo scorso 17 aprile, e infine di un altro sesto ieri mattina. Le ultime riduzioni “porterebbero la sua pena a 18 anni, con oltre 13 anni ancora da scontare” secondo i calcoli dell’Associated Press.

Le prime speranze per la Lady erano arrivate proprio quel 17 aprile con la grande amnistia di Capodanno: in occasioni del genere oltre alla liberazione di un gran numero di detenuti, le condanne a morte vengono commutate in ergastolo, l’ergastolo in 40 anni e viene applicata la riduzione della pena di un sesto per gli altri prigionieri (come a Suu Kyi appunto).

Le Nazioni Unite hanno definito “un passo importante” la decisione delle autorità birmane verso un eventuale futuro “processo politico credibile”. Tuttavia, in un comunicato, Kim Aris, figlio di Suu Kyi, ha affermato che l'annuncio non è servito a dissipare i timori sulle condizioni di salute di sua madre né – a dispetto della foto, che non si sa quando sia stata scattata – a confermare che fosse ancora viva.

Suu Kyi, figlia dell’eroe dell’indipendenza birmana, il generale Aung San, trascorse già quasi 15 anni come prigioniera politica agli arresti domiciliari tra il 1989 e il 2010. Nel 1991 vinse il Nobel per la pace.

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