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Flotilla, gli attivisti denunciano: “Dopo il raid, picchiati per ore”

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Le testimonianze dopo il rilascio sull’isola di Creta. All’appello mancano due persone, arrestate e portate in carcere in Israele
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TEL AVIV – ROMA Nasi e costole rotte, lesioni da trascinamento, lividi, arti contusi o fratturati. A ventiquattro ore dal rilascio, sono ancora tanti gli attivisti della Global Sumud Flotilla che portano i segni delle violenze subite nelle quaranta ore di detenzione seguite al raid della Marina israeliana che ha bloccato in acque internazionali le barche su cui viaggiavano. «Io e altri cinque siamo stati messi in isolamento - racconta Tony La Piccirella, uno dei primi ad essere catturati – eravamo in un container chiuso, come una cella. Almeno 21 sono stati picchiati. Tre sono rimasti feriti in modo grave». Ma tutti, spiega chi per ore ha temuto di essere portato in Israele e quasi stenta ancora a credere di essere stato liberato a Creta, hanno subito perquisizioni invasive, abusi, minacce.

Da anni capomissione di Tom, il progetto di soccorso in mare di Arci, Francesco Delli Santi era sulla Holy Blue, una delle barche italiane della flotta. «Ci hanno trasferiti prima su un gommone ve…

TEL AVIV – ROMA Nasi e costole rotte, lesioni da trascinamento, lividi, arti contusi o fratturati. A ventiquattro ore dal rilascio, sono ancora tanti gli attivisti della Global Sumud Flotilla che portano i segni delle violenze subite nelle quaranta ore di detenzione seguite al raid della Marina israeliana che ha bloccato in acque internazionali le barche su cui viaggiavano. «Io e altri cinque siamo stati messi in isolamento - racconta Tony La Piccirella, uno dei primi ad essere catturati – eravamo in un container chiuso, come una cella. Almeno 21 sono stati picchiati. Tre sono rimasti feriti in modo grave». Ma tutti, spiega chi per ore ha temuto di essere portato in Israele e quasi stenta ancora a credere di essere stato liberato a Creta, hanno subito perquisizioni invasive, abusi, minacce.

Da anni capomissione di Tom, il progetto di soccorso in mare di Arci, Francesco Delli Santi era sulla Holy Blue, una delle barche italiane della flotta. «Ci hanno trasferiti prima su un gommone veloce, poi su una nave prigione. I modi erano bruschi, ci strattonavano, ci spingevano. Non so per quante ore siamo dovuti rimanere inginocchiati. Se provavi a cambiare posizione, ti spingevano giù». Senza giacche, nè felpe, per 40 ore sono rimasti in container resi ancor più gelidi dal pavimento bagnato. E tutti parlano di perquisizioni degradanti, minacce, granate sonore fatte esplodere all’esterno. «Devo prendere un farmaco salvavita quotidianamente - spiega Giulio Bonistalli - ho provato a chiederlo, ma è stato inutile». Chi ha protestato «è stato massacrato». E ancora di più quando si è capito che in due – lo spagnolo-palestinese Saif Abukashek e il brasiliano Thiago Avila – non sarebbero stati rilasciati. «Abbiamo fatto resistenza pacifica per chiederne la liberazione - racconta Javi Aparente, uno degli attivisti picchiati - e sono diventati davvero violenti. Ci hanno strattonato, sbattuto in un container, presi a calci e pugni. Sentivamo Saif gridare di dolore».

Lui e Avila, spiegano gli avvocati di “Adalah” che assistono la Flotilla, avrebbero subito un trattamento anche più duro. Volto tumefatto e coperto di lividi, una mano quasi fuori uso, Avila«ha raccontato di essere stato pestato brutalmente tanto da aver perso conoscenza due volte», dicono i legali, che lo hanno incontrato a Ashkelon. Abukashek invece per due giorni sarebbe stato obbligato a rimanere sdraiato a faccia in giù, con le mani legate e bendato. Contro di loro le accuse non sono state ancora formalizzate, sebbene siano già stati interrogati dallo Shin Bet. Ma per entrambi la contestazione potrebbe essere di associazione terroristica. Nello specifico, il Pcpa, che Israele ha accusato di essere un braccio operativo e finanziario di Hamas. Forse lo si saprà oggi, dopo l’udienza di convalida per la proroga della detenzione.

«Una procedura illegale, come gli interrogatori», protestano gli avvocati, mentre anche in Italia il team legale si muove. Alla Corte europea per i diritti dell’uomo è stato presentato un esposto urgente per sequestro di persona, così come alla procura di Roma, competente perché erano su una barca battente bandiera italiana. «Devono essere liberati subito, l’Italia e l’Europa hanno il dovere di farsi carico della questione», attacca la portavoce Maria Elena Delia. Il governo Meloni al momento tace, reagisce invece con forza Madrid, con il ministro Albares. Ed è la stessa richiesta che hanno scandito appena arrivati in aeroporto i 59 attivisti rilasciati e partiti per Istanbul. «Siamo stati rapiti da Israele in acque internazionali – dice Suayb Ordu – siamo stati torturati e sottoposti a ogni tipo di abusi». Ma molti, promettono, saliranno presto sulle barche che dalla Turchia si uniranno alla Flotilla, che aspetta solo che il Meltemi - il vento di Nord-Est, cali, per rimettersi in viaggio.

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