TEL AVIV – Qualche giorno fa, il figlio di tre anni di Khalil Al-Mashharaw è stato morso alla mano e alle dita dei piedi da un topo, nella tenda dove dormiva con la famiglia. Portato all’ospedale, al bambino è stata somministrata una massiccia dose di farmaci per prevenire le infezioni: ma da allora – ha raccontato Al-Mashharaw all’agenzia Reuters dal Nord di Gaza – lui e la moglie dormono a turni per proteggere il bambino dai roditori. «Colpiscono nel sonno: se ci addormentiamo, mordono», ha detto l’uomo.
Sono i topi – e insieme ad essi le pulci e gli acari – l’ultima piaga di Gaza. Nelle ultime settimane, complice l’aumento delle temperature e il perdurare dell’assenza di fogne e di discariche di rifiuti appropriate – si sono moltiplicati, complicando la situazione sanitaria delle 1,4 milioni di persone che nella Striscia ancora vivono in tenda.
Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) più dell’80 per cento degli oltre 1.600 siti per s…
TEL AVIV – Qualche giorno fa, il figlio di tre anni di Khalil Al-Mashharaw è stato morso alla mano e alle dita dei piedi da un topo, nella tenda dove dormiva con la famiglia. Portato all’ospedale, al bambino è stata somministrata una massiccia dose di farmaci per prevenire le infezioni: ma da allora – ha raccontato Al-Mashharaw all’agenzia Reuters dal Nord di Gaza – lui e la moglie dormono a turni per proteggere il bambino dai roditori. «Colpiscono nel sonno: se ci addormentiamo, mordono», ha detto l’uomo.
Sono i topi – e insieme ad essi le pulci e gli acari – l’ultima piaga di Gaza. Nelle ultime settimane, complice l’aumento delle temperature e il perdurare dell’assenza di fogne e di discariche di rifiuti appropriate – si sono moltiplicati, complicando la situazione sanitaria delle 1,4 milioni di persone che nella Striscia ancora vivono in tenda.
Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) più dell’80 per cento degli oltre 1.600 siti per sfollati di Gaza a metà aprile erano infestati da roditori o parassiti. Infezioni cutanee ed eruzioni cutanee sono state segnalate in quasi due terzi dei luoghi censiti, pidocchi in oltre il 65 per cento e cimici dei letti in più della metà. Secondo la stessa fonte, in tutto 680.000 bambini – i due terzi di tutti quelli che sono a Gaza – vivono in campi per sfollati infestati da roditori o parassiti.
Da giorni, sui social network rimbalzano le immagini di bambini, per lo più molto piccoli, morsi dai topi a Gaza: neonati con le guance o le mani devastate, che finiscono in ospedali senza farmaci adeguati per loro. L’allarme è stato confermato da diversi medici della Striscia interpellati dai giornalisti locali e dall’ong Save the Children che ha lanciato un appello urgente perché le limitazioni imposte da Israele alla quantità e al tipo di aiuti umanitari che possono entrare a Gaza siano rimosse, permettendo l’arrivo di materiali necessari per mettere in sicurezza i campi profughi e rimuovere i rifiuti. «Il crescente numero di roditori e parassiti è alimentato dall’accumulo di rifiuti, che ha portato alla diffusione di malattie come scabbia, polmonite e diarrea. I bambini, soprattutto i neonati sotto i cinque anni e quelli debilitati dalla malnutrizione, sono più suscettibili a tali malattie», si legge in una nota diffusa due giorni fa.
Ma è difficile pensare che questo appello venga raccolto: dal cessate il fuoco di ottobre, le condizioni di vita a Gaza non sono cambiate molto. Se è aumentato l’ingresso di camion di cibo e medicine di base, restano bloccati i materiali legati alla “fase due” del piano Trump, quella della ricostruzione. E dunque gli strumenti per scavare e i prefabbricati per sostituire le tende. Con l’avvicinarsi dell’estate, la situazione delle infezioni rischia di peggiorare.