"Non siamo lontani, ma non c'è ancora un accordo". Lo riferisce l’agenzia Axios citando fonti della Casa Bianca. Il governo Usa auspica una svolta diplomatica entro la conclusione del viaggio di Trump in Cina, prevista per venerdì prossimo. Se entro quella data non sarà stato raggiunto alcun accordo, riferiscono le fonti, il presidente potrebbe prendere nuovamente in considerazione l'ipotesi di ordinare un'azione militare. L’Arabia Saudita, irritata dall’operazione Project Freedom, minacciava di non far usare più agli Usa la base aerea
Papa Leone non arretra: “Stiamo con le vittime della guerra”
Trump: “Accordo entro una settimana”. Teheran: “No alla resa”
Rubio all’esame di diplomazia in Italia per ricucire con il Papa
Gli Usa: “Solo attacchi difensivi”
Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di avere condotto "attacchi difensivi" contro "attacchi iraniani non provocati" nello Stretto di Hormuz. Le forze statunitensi hanno intercettato "attacchi iraniani non provocati" e hanno risposto con "attacchi di autodifesa" mentre cacciatorpediniere lanciamissili della Marina degli Stati Uniti transitavano nello Stretto di Hormuz. "Le forze iraniane hanno lanciato molteplici missili, droni e piccole imbarcazioni" mentre tre cacciatorpediniere statunitensi transitavano nel canale, ha riferito il Centcom. "Nessun assetto statunitense è stato colpito", ha aggiunto il Comando, riferendo di avere "eliminato le minacce in arrivo e colpito strutture militari iraniane responsabili dell'attacco alle forze statunitensi, inclusi siti di lancio di missili e droni; postazioni di comando e controllo; e nodi di intelligence, sorveglianza e ricognizione".
L’Iran: “Israele in Libano usa armi al fosforo”
Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha condannato fermamente l'attacco israeliano contro i sobborghi meridionali di Beirut, che ha causato morti e feriti. Baghaei ha affermato che i continui attacchi di Israele contro il Libano, incluso l'uso di armi proibite come quelle al fosforo, che esplodono a contatto con l'ossigeno, sono il risultato del continuo sostegno di Paesi come gli Stati Uniti.
Gli Usa: “Non vogliamo l’escalation, ma ci proteggiamo”
"Non vogliamo l'escalation, ma siamo posizionati e pronti a proteggere le forze americane". Lo ha detto il Comando delle forze armate americane dopo aver comunicato di aver risposto ad attacchi iraniani.
Il Pentagono: “Colpite strutture iraniane responsabili dell’attacco”
Le forze americana hanno intercettato "attacchi non provocati da parte dell'Iran e hanno risposto con raid di auto difesa". Lo afferma il Centcom, sottolineando "di aver eliminato le minacce imminenti e ha colpito strutture militari iraniane utilizzate per attaccare le forze statunitensi, inclusi siti di lancio di missili e droni".
Gli Usa hanno colpito il checkpoint navale di Bandar Kargan
L'esercito americano ha colpito anche il checkpoint navale iraniano di Bandar Kargan nel Minab. Lo riporta Fox citando un funzionario americano.
A Teheran attivate le difese aeree
L'agenzia di stampa iraniana Mehr riferisce che le difese aeree sono state attivate a Teheran dopo un paio di forti esplosioni nella capitale iraniana. È quanto riporta il Times of Israel. Nuove esplosioni sono state udite nella città portuale di Bandar Abbas, nel Golfo Persico.
L’Iran: “Gli Usa hanno violato il cessate il fuoco, rispondiamo”
Un portavoce militare iraniano ha dichiarato che "gli Stati Uniti hanno violato il cessate il fuoco e attaccato navi iraniane nello Stretto di Hormuz. Risponderemo a qualsiasi attacco con forza e senza remore".
Nuovi raid di Israele in Libano, 11 morti
L'Agenzia nazionale di stampa libanese (Nna) riferisce che i raid aerei israeliani sulle città di Doueir, Harouf e Haboush, nel distretto di Nabatieh, nel Libano meridionale, hanno causato la morte di 11 persone, tra cui due bambini. I raid aerei hanno anche ferito 36 persone.
Tre cacciatorpediniere Usa attaccati a Hormuz
L'agenzia iraniana Tasnim riferisce che tre cacciatorpediniere statunitensi sono stati attaccati da missili e droni. La televisione di stato iraniana ha riferito che l'esercito ha lanciato missili dopo un "attacco" americano a una petroliera, in seguito a segnalazioni di esplosioni sull'isola di Qeshm nello Stretto di Hormuz. La televisione ha citato un ufficiale militare che avrebbe affermato: "Dopo l'attacco militare statunitense a una petroliera iraniana, le unità nemiche nello Stretto di Hormuz sono state prese di mira da missili iraniani e costrette alla fuga dopo aver subito danni". Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Tasnim, che cita fonti interne, tre cacciatorpediniere statunitensi sono stati attaccati da missili e droni della Marina iraniana nei pressi dello Stretto di Hormuz. L'agenzia di stampa Tasnim, citando fonti, afferma che i cacciatorpediniere americani attaccati dalla marina iraniana vicino allo Stretto di Hormuz si stanno ora dirigendo verso il Mar d'Oman
Esplosioni anche a Abu Dhabi
L'agenzia di stampa Saberin, legata alle milizie filo-iraniane in Iraq, ha riportato rumori di esplosioni ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti.
Media: “Forti boati uditi a Teheran”
L'agenzia di stampa governativa iraniana Irna ha segnalato un'attività di difesa aerea nella zona occidentale di Teheran dopo due forti boati, mentre testimoni oculari hanno riferito a Iran International di aver udito diverse esplosioni a Chitgar.
L'agenzia Mehr intanto ha riportato attacchi ostili e scambi di fuoco in diverse zone della provincia meridionale iraniana di Hormozgan, tra cui le località vicino a Bandar Abbas, Bandar Khamir, Sirik e all'isola di Qeshm, dove sono stati segnalati impatti nei pressi del molo di Bahman.
Von del Leyen a Trump: “L’Iran non deve avere l’atomica”
"Siamo uniti nel ritenere che l'Iran non debba mai possedere un'arma nucleare. Gli eventi recenti hanno chiaramente dimostrato che i rischi per la stabilità regionale e la sicurezza globale sono troppo grandi". Lo scrive su X la presidente della Commissione europea, Ursula von del Leyen, in merito al colloquio telefonico avuto con il presidente Usa Donald Trump. "Abbiamo discusso della situazione in Medio Oriente e della nostra stretta coordinazione con i partner regionali. Abbiamo anche discusso dell'accordo commerciale Ue-Usa. Rimaniamo pienamente impegnati, da entrambe le parti, alla sua attuazione. Si stanno facendo buoni progressi verso la riduzione delle tariffe entro l'inizio di luglio".
L’Iran minaccia gli Emirati: “Segnale di un’azione ostile”
L'Iran minaccia gli Emirati arabi uniti, mentre la sua agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim afferma che ci sono "segnali di un'azione ostile" da parte degli Emirati in seguito a segnalazioni di esplosioni nella città costiera di Bandar Abbas, sul Golfo Persico, e su un'isola iraniana nello Stretto di Hormuz. Il rapporto afferma che l'Iran non ha ancora confermato se sia trattato di un vero e proprio attacco, ma aggiunge che, in caso affermativo, Abu Dhabi "pagherà". Secondo i media iraniani "le aree commerciali del molo di Bahman, sull'isola iraniana di Qeshm, sarebbero state "colpite durante uno scontro a fuoco tra le forze armate della Repubblica islamica" e un non meglio precisato "nemico". L'Isola di Qeshm si trova di fronte alla città di Bandar Abbas, dove i residenti hanno udito le esplosioni. Tasnim ha anche affermato che, secondo alcune fonti, le esplosioni udite a Bandar Abbas potrebbero essere dovute ai sistemi di difesa aerea impegnati a fronteggiare due droni.
Israele: “Estranei alle esplosioni udite in Iran”
Israele ha negato qualsiasi collegamento dopo le segnalazioni di esplosioni "di origine sconosciuta" udite questa sera vicino a una città portuale nel sud dell'Iran. Lo riporta Ynet.
L’Iran: “Abbiamo abbattuto con successo due aerei”
"Abbiamo abbattuto con successo due aerei a Bandar Abbas e Qeshm". Lo scrive l'agenzia di stampa iraniana Mehr. L'emittente iraniana Irib, citando un funzionario militare, afferma che l'esercito iraniano ha lanciato missili contro "unità nemiche" in seguito a quello che il funzionario ha descritto come un attacco statunitense a una petroliera iraniana nello Stretto di Hormuz. Il funzionario ha affermato che le "unità nemiche" hanno subito danni e hanno lasciato la zona.
Teheran, scontro a fuoco vicino all’isola di Qeshm
Le forze armate iraniane hanno ingaggiato uno scontro a fuoco nei pressi dell'isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Lo ha riferito l'agenzia Fars, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, secondo cui "le sezioni commerciali del molo Bahman, sull'isola iraniana di Qeshm, sono state colpite durante uno scambio di fuoco tra le forze armate della Repubblica islamica e il nemico".
Trump: “No nucleare a Teheran, anche von der Leyen d’accordo”
"Ho avuto una bella telefonata con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Abbiamo discusso di molti argomenti, tra cui il fatto che siamo completamente uniti sul fatto che l'Iran non potrà mai avere un'arma nucleare. Abbiamo convenuto che un regime che uccide il proprio popolo non può controllare una bomba che può uccidere milioni di persone". Lo scrive su Truth il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Araghchi: “Bozza risoluzione Onu unilaterale, narrazione faziosa”
L'Iran ha respinto la bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiede a Teheran di interrompere gli attacchi, il posizionamento di mine e l'imposizione di pedaggi nello Stretto di Hormuz. In una lettera inviata al segretario generale dell'Onu e ai leader degli Stati membri, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito il testo "unilaterale", accusandolo di contenere "narrazioni selettive e faziose". Secondo Araghchi, "la navigazione nello Stretto di Hormuz tornerà alla normalità solo con una fine permanente della guerra e con la revoca del blocco e delle sanzioni contro l'Iran". Il capo della diplomazia iraniana ha inoltre sostenuto che le attuali restrizioni nel passaggio strategico del Golfo siano il risultato della "guerra aggressiva, ingiustificata e illegale" condotta da Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica.
Usa vende armi a Paesi Medio Oriente per 25,8 mld
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha approvato la vendita di centinaia di sistemi di difesa, intercettori e armi a Paesi del Medio Oriente. Secondo quanto riportato da Bloomberg News, l'accordo ha un valore di 25,8 miliardi di dollari.
Teheran: “Nemmeno un litro di petrolio attraverserà Hormuz senza permesso”
L'Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz e nessuna petroliera potrà attraversare senza l'autorizzazione di Teheran. Lo ha dichiarato Ebrahim Rezaei, portavoce della Commissione parlamentare iraniana per la Sicurezza nazionale e la Politica estera, ribadendo la linea dura della Repubblica islamica sul controllo della strategica via marittima del Golfo. “Non potranno far passare nemmeno un litro di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz senza il permesso della Repubblica islamica - ha affermato Rezaei - aggiungendo che - se gli americani vedranno anche la minima concessione o ritirata da parte nostra, diventeranno sicuramente ancora più audaci”.
Hormuz, esplosioni a Bandar Abbas
Udite esplosioni nei pressi della città portuale iraniana di Bandar Abbas, che affaccia sullo Stretto di Hormuz. Lo riporta l'agenzia Fars, affiliata ai Guardiani della Rivoluzione, secondo cui l'esatta origine delle esplosioni è al momento ignota.
Colono israeliano a processo per l’aggressione alla suora francese
Un colono israeliano sarà processato per l’aggressione alla suora cattolica francese a Gerusalemme dello scorso 28 aprile. Lo ha dichiarato oggi il ministero della Giustizia israeliano. L'aggressione alla suora, una studiosa di 48 anni presso la Scuola francese di ricerca biblica e archeologica di Gerusalemme, è avvenuta sul Monte Sion, appena fuori dalla Città Vecchia. Il sospettato, identificato come Yona Simcha Schreiber, 36 anni, proviene da un insediamento nella Cisgiordania occupata chiamato Peduel. È in arresto dal 29 aprile e la procura ha chiesto che rimanga in detenzione fino al processo. L'uomo è accusato di aggressione con lesioni, motivata da ostilità verso un gruppo religioso. Le immagini di sorveglianza della scena mostrano un aggressore che si avventa contro la suora, vestita con un abito bianco e un velo nero, e la spinge violentemente a terra, facendole sbattere la testa contro un blocco di pietra. L'uomo se ne va, ma poi torna indietro e la prende a calci prima di essere fermato da un passante. Il consolato francese a Gerusalemme ha condannato l'attentato, chiedendo che il responsabile venga processato.
Tajani: “Invio militari italiani post-Unifil? Vedremo quale sarà la missione”
Sull'eventuale invio di militari italiani alla scadenza di Unifil "vedremo anche quale sarà la missione dopo la fine" della missione Onu "e anche quello che sarà il nostro ruolo per eventualmente continuare a formare, come facciamo ancora oggi, le forze armate regolari libanesi". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando con i giornalisti a Wiesbaden.
Wsj, Arabia Saudita e Kuwait revocano restrizioni a forze Usa su basi e spazio aereo
L'Arabia Saudita e il Kuwait hanno revocato le restrizioni imposte all'uso delle loro basi e del loro spazio aereo da parte delle forze Usa, introdotte in seguito all'avvio dell'operazione americana Project Freedom per riaprire lo Stretto di Hormuz. Lo riporta il Wall Street Journal, riferendo che secondo funzionari statunitensi e sauditi consultati dal quotidiano, questo passo rimuove un ostacolo aveva intralciato l'operazione militare che mirava a far transitare le navi mercantili attraverso lo Stretto. Secondo fonti Usa citate dal Wsj, l'amministrazione Trump sta ora valutando di riavviare l'operazione di scorta alle navi commerciali, con il supporto navale e aereo, che era stata sospesa dopo sole 36 ore all'inizio di questa settimana. Non è ancora chiaro quando l'operazione potrà riprendere, sebbene funzionari del Pentagono abbiano indicato una tempistica che potrebbe vedere la ripresa già nel corso di questa settimana. L'operazione Project Freedom, scrive il Wsj, aveva scatenato una grave disputa nelle relazioni militari tra Arabia Saudita e Stati Uniti, innescando una serie di telefonate di alto livello tra Trump e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, con il rischio di una rottura del patto di sicurezza tra Washington e Riad.
Media: “Gli Usa valutano di riavviare l'operazione Project Freedom”
Gli Stati Uniti stanno valutando di riavviare l'operazione Project Freedom per guidare le navi commerciali fuori dallo Stretto di Hormuz forse già in settimana. Lo riporta il Wall Street Journal, citando alcune fonti secondo le quali l'Arabia Saudita e il Kuwait hanno rimosso le restrizioni sull'uso delle loro basi e del loro spazio aereo, imposte quando l'operazione è stata lanciata
Tajani: “Pronti all’invio di navi per la missione a Hormuz post pace”
"Noi siamo disposti a inviare navi, abbiamo la dragamine, abbiamo altre navi, dipende se ci sarà una missione internazionale. Noi crediamo che debba esserci una missione internazionale, potrebbe anche essere un Aspidas con diverse regole di ingaggio, con un ampliamento dell'area di intervento". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un punto stampa dopo l'incontro bilaterale con il suo omologo tedesco, Johann Wadephul, a Wiesbaden, fuori Francoforte. "Importante che sia una missione internazionale, può essere delle Nazioni Unite, può essere dell'Unione europea, può essere una missione frutto di un accordo internazionale, ma sempre per garantire una missione di difesa, per sminare Hormuz e garantire la libertà di navigazione insieme ad altri paesi, come si è discusso. Siamo pronti a fare la nostra parte, ma prima deve finire la guerra", ha aggiunto
Media: “L’Iran non ha ancora preso decisione definitiva e non ha risposto agli Usa”
"L'Iran non ha ancora preso una decisione definitiva sulla proposta e non ha ancora fornito alcuna risposta agli Stati Uniti": lo ha detto il portavoce del ministero degli esteri iraniano all'agenzia di stampa Irna
Idf: “Smantellato un tunnel di Hezbollah a ridosso del confine”
I soldati del genio militare della 146 Divisione dell'Idf hanno smantellato un tunnel sotterraneo lungo circa 30 metri nei pressi del villaggio di Labbouneh, a ridosso del confine con Israele, nonché oltre 200 infrastrutture di Hezbollah nel Libano meridionale che contenevano depositi di armi, tra cui missili anticarro. Lo comunica il portavoce dell'esercito pubblicando diversi video delle operazioni in corso nel sud del Libano, dove i combattimenti rimangono all'ordine del giorno, nonostante la tregua annunciata dal presidente Trump il 16 aprile, ed estesa, il 23 aprile, per altre tre settimane. Sempre il portavoce dell'Idf oggi ha comunicato che "l'esercito ha eliminato oltre 220 terroristi di Hezbollah nelle ultime settimane"
Cia: “L'Iran può resistere 3-4 mesi al blocco navale degli Usa”
Secondo un'analisi della Cia consegnata questa settimana all'amministrazione di Donald Trump, l'Iran può resistere al blocco navale americano per almeno tre o quattro mesi prima di dover affrontare difficoltà economiche più gravi
Washington Post: “Secondo la Cia Teheran può resistere mesi al blocco di Hormuz”
Un'analisi riservata della Cia, consegnata questa settimana ai responsabili politici dell'amministrazione americana, conclude che l'Iran può resistere al blocco navale statunitense per almeno tre o quattro mesi prima di dover affrontare difficoltà economiche più gravi. E' quanto riferito al Washington Post da quattro persone a conoscenza del documento. L'analisi, elaborata dalla comunità di intelligence Usa, ha inoltre rilevato che Teheran conserva significative capacità missilistiche balistiche, nonostante settimane di intensi bombardamenti da parte di Stati Uniti e Israele. Secondo quanto dichiarato al Post da un funzionario Usa, Teheran conserva circa il 75 per cento delle scorte di lanciatori mobili possedute prima della guerra e circa il 70 per cento delle scorte di missili pre-belliche. Il funzionario ha aggiunto che vi sono prove del fatto che il regime sia riuscito a recuperare e riaprire quasi tutti i suoi depositi sotterranei, a riparare alcuni missili danneggiati e persino ad assemblare nuovi missili che erano quasi completi all'inizio del conflitto
L’Organizzazione marittima internazionale: “1500 navi intrappolate a Hormuz”
Arsenio Dominguez, Segretario Generale dell'Organizzazione Marittima Internazionale (Imo), l'agenzia delle Nazioni Unite responsabile della sicurezza marittima, ha indicato che circa 1.500 navi e i relativi equipaggi rimangono "intrappolati" nel Golfo a causa del blocco imposto dall'Iran nello Stretto di Hormuz. "Attualmente, abbiamo circa 20mila membri di equipaggio e circa 1.500 navi bloccate", ha dichiarato in occasione dell'apertura della Convenzione Marittima delle Americhe a Panama
Violato embargo sul petrolio dell’Iran, gli Usa sanzionano il vice ministro iracheno
Il dipartimento del Tesoro ameicano ha imposto sanzioni contro il vice ministro del petrolio iracheno sostenendo che sia coinvolto in un piano volto ad aiutare l'Iran a vendere il proprio greggio miscelandolo con quello dell'Iraq. Secondo Washington Ali Maarij Al-Bahadly ha autorizzato il trasporto via terra di petrolio iracheno, per un valore di diversi milioni di dollari al giorno, verso un contrabbandiere che provvedeva a miscelarlo con greggio iraniano. Il vice ministro ha, inoltre, contribuito a falsificare i documenti, consentendo così che il prodotto miscelato venisse contrabbandato sui mercati spacciato per petrolio di origine esclusivamente irachena, ha aggiunto il dipartimento. "Al pari di una banda criminale, il regime iraniano sta saccheggiando risorse che appartengono di diritto al popolo iracheno", ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent in un comunicato
Usa: “Nuovi colloqui Libano e Israele a Washington il 14-15 maggio”
Libano e Israele avranno nuovi colloqui a Washington il 14 e 15 maggio. Lo riporta la France Press citando un funzionario americano
Islamabad: “Ci aspettiamo un accordo Usa-Iran prima piuttosto che dopo”
Il governo di Islamabad si aspetta che un accordo tra Usa e Iran per mettere fine alla guerra in Medio Oriente sia raggiunto "prima piuttosto che dopo". Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri pachistano, Tahir Andrabi, secondo i media locali
Riad nega di aver causato lo stop all’operazione Usa nel Golfo
Una fonte vicina al governo saudita ha smentito le notizie apparse sulla stampa americana secondo cui Donald Trump avrebbe sospeso l'operazione di scorta navale attraverso lo Stretto di Hormuz in seguito all'intervento di Riyad. Secondo la NBC News, il dietrofront del presidente statunitense sarebbe stato annunciato dopo che l'Arabia Saudita - il cui principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe parlato direttamente con il presidente americano - si sarebbe rifiutata di consentire alle forze statunitensi di utilizzare il suo spazio aereo e le sue basi per l'operazione. "Non è vero", ha dichiarato la fonte all'AFP a condizione di anonimato. La stessa fonte ha affermato che gli Stati Uniti godono ancora di un normale accesso alle basi militari saudite e allo spazio aereo del regno. Con grande sorpresa di tutti, Donald Trump ha annunciato martedì sera la fine del "Progetto Libertà", un'iniziativa iniziata il giorno precedente
Libano, Netanyahu: "Ucciso capo della Forza Radwan di Hezbollah. Chi ci minaccia è un uomo morto"
Libano, Netanyahu: "Ucciso capo della Forza Radwan di Hezbollah. Chi ci minaccia è un uomo morto"
Razzo nella base italiana Unifil, forse in dotazione di Hezbollah
A finire nella base italiana Unifil di Shama sarebbe stato un razzo a corto raggio da 107 millimetri, generalmente utilizzato dalle milizie di Hezbollah. Le schegge del razzo, finito in campo aperto, avrebbero provocato la foratura di un mezzo. Lo si apprende da fonti informate.
Unifil, razzo colpisce la sede del contingente italiano a Shama: nessun ferito
Questo pomeriggio un razzo, la cui provenienza è ancora in fase di accertamento, è caduto all'interno della base di Shama, sede del contingente italiano di Unifil Sector West. Non si registrano feriti tra il personale italiano, solo lievi danni a un mezzo militare. Il ministro della Difesa Guido Crosetto è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Portolano, con il comandante del Covi, generale di Corpo d'Armata Iannucci e con il comandante del contingente italiano per seguire costantemente l'evoluzione della situazione. Sono attualmente in corso accertamenti per valutare con precisione la provenienza del razzo, nonché la dinamica dell'accaduto
Araghchi sente il ministro pachistano: “Avanti con il dialogo”
Il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi ha sentito al telefono il suo omologo pakistano Muhammad Ishaq Dar, mediatore dei negoziati con gli Stati Uniti, e sottolineato la necessità di continuare il dialogo. Lo riferiscono i media iraniani. "Le due parti, dopo aver esaminato gli ultimi sviluppi e le tendenze attuali nella regione, hanno sottolineato l'importanza di proseguire sulla via del dialogo e della diplomazia", si legge nella nota ufficiale. Si è insistito anche sull'importanza "di ampliare la cooperazione costruttiva tra i paesi della regione al fine di salvaguardare la stabilità e prevenire escalation nelle tensioni", si spiega.
Gli Usa indagano sulle scommesse sul petrolio legate all'Iran: guadagni per 2,6 miliardi
Il Dipartimento di Giustizia sta indagando su una serie di transazioni eseguite sul mercato petrolifero dalla tempistica sospetta, in quanto effettuate alla vigilia di importanti annunci da parte di Donald Trump sulla guerra in Iran. Lo riporta Abc citando alcune fonti, secondo le quali nel mirino ci sarebbero quattro operazioni che hanno consentito guadagni per 2,6 miliardi di dollari scommettendo sul ribasso dei prezzi del petrolio, avvenuto con gli annunci di Trump.
Telefonata Trump-Netanyahu sullo sviluppo dei negoziati
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avuto la notte scorsa una conversazione telefonica con il presidente americano Donald Trump, dopo la riunione del gabinetto di sicurezza. Lo scrive il portale israeliano Ynet. Il colloquio, si legge, ha avuto luogo nell'ambito degli sviluppi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran su un accordo per porre fine alla guerra.
Pezeshkian vede Khamenei: “Fiducia e franchezza”
Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha parlato per quasi due ore e mezzo con l'ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, in un clima "di franchezza e fiducia". A riferirlo è stato lo stesso Pezeshkian, intervenuto a sorpresa a incontro con artigiani e commercianti al ministero dell'Industria. Lo riferiscono i media di Stato iraniani.
"Ciò che mi ha colpito più è stato il modo di fare umile e profondamente cordiale, la visione e l'approccio della guida suprema della rivoluzione islamica", ha raccontato. Tanto da rendere l'atmosfera "diretta, franca e intrisa di un senso di vicinanza e fiducia", ha assicurato.
Media: prime intese per la riapertura graduale di Hormuz
Stati Uniti e Iran hanno raggiunto le prime intese per revocare gradualmente il blocco dello stretto di Hormuz. Lo riferisce il media arabo al Hadath. "Le trattative stanno facendo passi avanti", si legge, "l'Iran riaprirà gradualmente Hormuz e gli Stati Uniti allenteranno il blocco navale dei porti iraniani". Secondo il portale, "una soluzione per far partire le navi bloccate potrebbe arrivare entro poche ore".
Almeno 6 persone uccise in raid israeliani a Gaza
Almeno sei persone sono state uccise nella Striscia di Gaza a causa di attacchi israeliani e altre tre per ferite riportate in precedenza: lo ha dichiarato il Ministero della Salute di Gaza.
In un comunicato, il ministero ha affermato che un agente di polizia è stato ucciso in un attacco a un veicolo nella zona di Muwasi a Khan Yunis e che tre persone sono state uccise nel quartiere di Zaytoun a Gaza City. Il comunicato aggiungeva che due persone erano state uccise nel quartiere di Daraj, sempre a Gaza City, tra cui Azzam al-Hayya, figlio del leader politico di Hamas in esilio Khalil al-Hayya.
Secondo i dati del ministero, dall'inizio del cessate il fuoco a Gaza, l'11 ottobre 2025, si contano 846 morti, 2.418 feriti e 769 corpi recuperati. Dall'inizio della guerra, i morti erano 72.628 e i feriti 172.520.
Media: petroliera cinese attaccata lunedì a Hormuz
Una petroliera cinese è stata attaccata nello stretto di Hormuz lunedì 4 maggio. Lo riporta oggi il sito Caixin. E' la prima volta che una nave cinese viene presa di mira nel Golfo dall'inizio del braccio di ferro tra Iran e Stati Uniti per l'attraversamento dello stretto.
Teheran contro Axios: “Ha scritto 5 volte che l’intesa era vicina”
Il regime iraniano ha messo nel mirino Axios e il suo giornalista Barak Ravid, autore di una lunga serie di scoop sul conflitto nel Golfo Persico e con ottime fonte sia negli Stati Uniti sia in Israele. Proprio Axios ieri ha rivelato l'esistenza di una bozza di memorandum di intesa in 14 punti su cui Washington e Teheran stanno trattando, con qualche possibilità di successo.
Il primo a prendere di mira il sito è stato ieri notte il presidente del parlamento, Mohammad Ghalibaf: "L'operazione 'fidati di me fratello' è fallita. Ora si torna alla routine con l'operazione falso-Axios", ha scritto su X.
E questa mattina è stata la televisione di Stato a criticare il giornalista. "Axios ha riportato cinque volte in 19 giorni che un accordo con l'Iran era 'imminente'. Cinque volte, e nessun accordo si è concretizzato", ha scritto sui suoi canali social. "Sembra che il reporter noto come B.R., insieme agli amici nel governo degli Stati Uniti, possa trarre profitto dalla volatilità del mercato", ha l'emittente organica al regime.
Pakistan: “Al momento non in agenda un incontro Usa-Teheran”
Nonostante il cauto ottimismo sulla possibilità di un accordo, il Pakistan ha chiarito che al momento non è in programma un colloquio diretto tra Stati Uniti e Iran. "Non ci sono intese per eventuali incontri diretti tra iraniani e americani", ha detto una fonte pakistana ad al Arabiya. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha confermato, ha chiesto a Teheran una risposta in tempi rapidi alla sua proposta in 14 punti. E la controfferta potrebbe arrivare anche oggi. Ma al momento sono ancora in corso discussioni sullo Stretto di Hormuz.
Raid Idf a Gaza: il figlio del leader di Hamas è deceduto per le ferite
L'ospedale Al-Shifa di Gaza City ha riferito che il figlio del leader di Hamas, Khalil al-Hayya, è deceduto a causa delle ferite riportate in un attacco israeliano ieri. Il padre, capo dell'ufficio politico di Hamas, aveva dichiarato prima ad Al-Jazeera che suo figlio, Azzam al-Hayya, si trovava in condizioni critiche dopo essere stato gravemente ferito in un attacco dell'Idf nella Striscia di Gaza. Un altro figlio del leader di Hamas, l'Imam al-Hayya, era stato ucciso nell'attacco israeliano contro i leader di Hamas in Qatar nel settembre 2025.
Negli ultimi raid israeliani su Gaza sono state uccise sei persone, 7 col figlio del leader di Hamas, oltre a una quindicina di feriti.
"Il messaggio di Israele è che nessuno è al di sopra degli attacchi e che l'intera popolazione è un bersaglio", ha detto Khalil al-Hayya all'emittente qatariota, accusando Israele di "ribellarsi" agli accordi diplomatici. Al-Hayya ha aggiunto che i negoziati sulla seconda fase del cessate il fuoco a Gaza - che dovrebbe includere il disarmo di Hamas, il ritiro israeliano dalla Striscia e la ricostruzione - sono bloccati a causa dell'"ostinazione" di Israele. "E' possibile passare alla seconda fase quando al comitato tecnico non è permesso entrare?", si è interrogato il leader di Hamas, riferendosi al Comitato Nazionale Palestinese per l'Amministrazione di Gaza, che dovrebbe governare l'enclave secondo il cessate il fuoco.
Al-Hayya ha anche accusato Israele di non aver attuato la prima fase del cessate il fuoco, dichiarando ad Al-Jazeera che il presidente Usa Donald Trump e i mediatori devono costringere Israele a rispettare gli accordi prima di poter passare alle fasi successive.
Teheran: “Non coinvolti nell’esplosione sulla nave sudcoreana a Hormuz”
L'Iran nega un suo coinvolgimento nell'esplosione avvenuta lunedì a bordo di una nave sudcoreana nello Stretto di Hormuz. L'ambasciata iraniana in Corea del Sud ha diffuso una nota in cui afferma che "respinge con fermezza e nega categoricamente qualsiasi accusa relativa al coinvolgimento delle forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran nell'incidente che ha comportato il danneggiamento di una nave coreana nello Stretto di Hormuz". Il riferimento è alla nave operata dalla compagnia sudcoreana HMM. "Fin dall'inizio delle azioni aggressive condotte dagli Stati Uniti e dal regime israeliano contro l'Iran, la Repubblica Islamica dell'Iran ha ripetutamente sottolineato che lo Stretto di Hormuz costituisce parte integrante della sua geografia difensiva nel contrastare gli aggressori e i loro sostenitori. In questo contesto, le condizioni che regolano la navigazione attraverso questa via d'acqua strategica sono state influenzate dall'evoluzione della situazione di sicurezza e differiscono da quelle prevalenti nei periodi precedenti, poiché l'area è soggetta a tensioni accresciute derivanti dalle azioni delle forze ostili e dei loro alleati", precisa tuttavia la sede diplomatica, sottolineando che "di conseguenza, il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz richiede il pieno rispetto delle normative applicabili, la dovuta attenzione agli avvisi emessi, l'adesione alle rotte designate e il coordinamento con le autorità competenti della Repubblica Islamica dell'Iran".
Idf: “Nuovi lanci di Hezbollah, ieri 4 soldati feriti nel sud del Libano”
Nelle ultime ore Hezbollah ha lanciato razzi contro soldati delle Forze di difesa israeliane operanti nel Libano meridionale. Lo comunicano le stesse Idf attraverso il loro canale Telegram, aggiungendo che i razzi sono caduti in prossimità dei soldati ma che non si registrano feriti tra le fila dell'Idf. Ieri invece, un soldato è rimasto gravemente ferito e altri tre soldati hanno riportato ferite lievi a seguito dell'impatto di un drone esplosivo nel sud del Libano.
Gaza, il figlio del leader di Hamas gravemente ferito in un raid di Israele
Il figlio del leader dell'ufficio politico di Hamas Khalil al-Hayya è rimasto gravemente ferito in un raid aereo israeliano nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato lo stesso al-Hayya ad al-Jazeera, spiegando che le condizioni del figlio sono critiche. In precedenza media palestinesi avevano riportato che il figlio del leader politico di Hamas era morto nel raid. "Il messaggio di Israele è che nessuno è al di sopra degli attacchi e che l'intera popolazione è un bersaglio", ha dichiarato al-Hayya all'emittente televisiva del Qatar, accusando Israele di "ribellarsi" agli accordi diplomatici. Al-Hayya ha aggiunto che i negoziati sulla seconda fase del cessate il fuoco a Gaza - che dovrebbe includere il disarmo di Hamas, il ritiro israeliano dalla Striscia e la ricostruzione - sono bloccati a causa dell'"ostinazione" di Israele.
Media: l'Iran offre supporto alle navi in transito nello Stretto di Hormuz
L'Organizzazione Portuale e Marittima dell'Iran (Pmo) ha emesso un avviso formale ai comandanti delle navi, dichiarando la disponibilità del Paese a fornire servizi marittimi pubblici, supporto tecnico e assistenza sanitaria e medica al traffico commerciale nel canale navigabile e nelle acque adiacenti. Lo riporta la agenzia iraniana semi-ufficiale Mehr.
Il messaggio, spiega la agenzia, è stato trasmesso via radio Vhf marittima tre volte al giorno per tre giorni consecutivi, invitando i comandanti e gli armatori a richiedere rifornimenti, carburante, assistenza medica o articoli di riparazione autorizzati. La Pmo ha affermato che la misura rientra "nelle responsabilità sovrane dell'Iran in materia di sicurezza della navigazione e servizi portuali in uno dei corridoi di transito più strategici al mondo".
Francia: “No a revoca delle sanzioni all’Iran fin quando Hormuz resta bloccato”
Il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot ha escluso la possibilità di revocare "qualsiasi" sanzione internazionale contro l'Iran finché lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato.
"L'Iran, o almeno il regime iraniano, chiede che gli Stati Uniti, in particolare, acconsentano alla revoca delle sanzioni in cambio di concessioni sul suo programma nucleare, che deve essere ridimensionato. Ma è fuori discussione che vengano revocate sanzioni finché uno stretto come lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato", ha dichiarato Barrot all'emittente radiofonica francese Rtl.
Msf: “A Gaza fame causata deliberatamente da Israele”
L'ong Medici Senza Frontiere (Msf) ha denunciato una "crisi di malnutrizione artificiale" nella Striscia di Gaza alimentata da Israele che limita deliberatamente l'accesso al cibo e agli aiuti umanitari. Nel suo rapporto, Msf ha documentato le conseguenze particolarmente devastanti di questo blocco israeliano per i neonati e le donne in gravidanza e in allattamento.
Secondo l'ong, un'analisi della situazione tra la fine del 2024 e l'inizio del 2026 in quattro strutture sanitarie supportate nella Striscia di Gaza rivela tassi significativamente più elevati di prematurità e mortalità tra i neonati nati da madri malnutrite, nonchè un aumento degli aborti spontanei. Nella sua analisi, Msf collega questi risultati al blocco israeliano e agli attacchi contro le infrastrutture civili, comprese le strutture mediche.
"L'insicurezza, lo sfollamento della popolazione, le restrizioni agli aiuti umanitari e l'accesso limitato al cibo e alle cure mediche hanno avuto conseguenze devastanti per la salute materna e neonatale", ha dichiarato l'organizzazione. La situazione rimane "estremamente fragile", nonostante il cessate il fuoco in vigore dallo scorso ottobre.
Sul campo, "la crisi della malnutrizione è interamente causata dall'uomo", ha affermato Merce Rocaspana, esperta medica di Msf per le emergenze. Prima dello scoppio della guerra nel territorio palestinese in seguito all'attacco senza precedenti di Hamas in Israele il 7 ottobre 2023, "la malnutrizione a Gaza era praticamente inesistente", ha sottolineato.
L'ong ha raccolto dati da oltre 200 madri e neonati curati nelle unità di terapia intensiva neonatale degli ospedali di Khan Younis (Gaza meridionale) e Gaza City tra giugno 2025 e gennaio 2026, rivelando che più della metà delle donne ha sofferto di malnutrizione in qualche momento della gravidanza e un quarto di esse è rimasto malnutrito al momento del parto. Di conseguenza, secondo l'analisi, il 90% dei bambini nati da madri malnutrite è nato prematuro e l'84% ha avuto un basso peso alla nascita.
Inoltre, "la mortalità neonatale è risultata doppia tra i neonati nati da madri malnutrite rispetto a quelli nati da madri non malnutrite", ha osservato Msf.
L'analisi punta il dito anche contro la Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), un'organizzazione privata sostenuta da Stati Uniti e Israele. Quando è arrivata a Gaza nel maggio 2025, Medici Senza Frontiere ha riscontrato che il numero di punti di distribuzione alimentare era sceso da circa 400 a quattro.
Questi punti di distribuzione alimentare erano "militarizzati e pericolosi", ricorda Josè Mas, responsabile dell'unità di emergenza di Msf. Durante questo periodo, le strutture supportate a Gaza hanno registrato "un forte aumento del numero di pazienti in cerca di cure a causa delle violenze presso i punti di distribuzione alimentare e della malnutrizione legata alla privazione di cibo", ha concluso.
Teheran, non coinvolti in esplosione sulla nave sudcoreana
L'ambasciata iraniana ha negato il coinvolgimento delle sue forze armate nell'esplosione che si è verificata nella nave sudcoreana nello Stretto di Hormuz. L'incendio è avvenuto lunedì a bordo della Hmm Namu, mercantile battente bandiera panamense con a bordo 24 membri dell'equipaggio. Secondo Donald Trump l'Iran avrebbe "sparato alcuni colpi" contro la nave ma Teheran respinge le accuse.
Cnn, l’Iran dovrebbe rispondere alla proposta Usa oggi
L'Iran dovrebbe rispondere alla bozza d'intesa americana oggi. Lo riferiscono fonti informate alla Cnn. Nelle ultime ore si è parlato di una risposta di Teheran nei prossimi due giorni o comunque prima del viaggio di Donald Trump in Cina, il 14-15 maggio.
Nbc: “Dietrofront di Trump su Project Freedom dopo l'irritazione dell'Arabia Saudita”
L'improvviso dietrofront di Donald Trump sul Project Freedom è stato deciso dopo che l'Arabia Saudita ha comunicato agli Stati Uniti che non avrebbe consentito alle forze armate americane di far decollare velivoli dalla base aerea Prince Sultan, situata a sud-est di Riad, né di sorvolare lo spazio aereo saudita a sostegno dell'iniziativa. Lo riferiscono fonti informate a Nbc news precisando che il Regno non ha gradito l'annuncio a sorpresa del tycoon sul nuovo piano per aiutare le navi ad attraversare lo stretto di Hormuz. Una telefonata tra Trump e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman non ha risolto la questione, hanno riferito due funzionari Usa, costringendo il presidente a sospendere l’operazione Project Freedom al fine di ripristinare l'accesso militare degli Stati Uniti a quello spazio aereo strategico. Anche altri stretti alleati del Golfo sono stati colti di sorpresa: Trump ha parlato con il Qatar solo dopo che l'operazione era già stata avviata.
La portaerei francese Charles de Gaulle verso lo Stretto di Hormuz
La portaerei francese Charles de Gaulle verso lo Stretto di Hormuz in vista di una missione europea. Macron: “Il transito sia tenuto fuori dalla guerra”.
Trump, 'colloqui positivi con l'Iran, molto possibile un accordo'
“Credo che abbiamo vinto. Guardate, se ce ne andassimo proprio ora, all'Iran occorrerebbero vent'anni per ricostruire tutto. Come definireste una situazione del genere? Siamo in una buona posizione, non è vero? Siamo in una buona posizione e le cose stanno andando bene. Ora dobbiamo ottenere ciò che ci spetta. Se non lo faremo, dovremo spingerci ancora oltre", ha dichiarato il presidente Usa durante l’incontro alla Casa Bianca con i lottatori della Ufc.