✕

Libano, El Khoury (ministero della Cultura): “Israele vuole cancellare la nostra identità”

(afp)

Ascolta l'audio

A Parma per il summit dell’Heritage International Institute, il direttore generale delle antichità libanese El Khoury fa un appello: “La comunità internazionale intervenga. Più di 65 villaggi storici, risalenti a 5mila anni fa, sono stati demoliti”
3 minuti di lettura

“Stiamo subendo un urbicidio, un ecocidio, un etnocidio. Più di 65 villaggi storici, risalenti a 5mila anni fa, sono stati demoliti e cancellati. Cimiteri, edifici religiosi, case. Anche il paesaggio culturale e naturale è sotto attacco”. Direttore generale delle antichità presso il ministero della Cultura libanese, rango di vice, Sarkis El Khoury è a Parma per il summit dell’Heritage International Institute, centro accademico e culturale internazionale di eccellenza nato in Italia, che mette in rete atenei, enti internazionali e centri di ricerca e collabora strettamente con i ministeri degli Esteri e della Cultura. È già previsto che torni a casa con un accordo per la tutela e il recupero del patrimonio culturale libanese, ma nelle stesse ore su Tiro e il castello di Beaufort piovono bombe che costano non solo perdite di vite umane – sono più di 3.200 dall’inizio della guerra – ma distruggono anche siti archeologici, spazzano via chiese e moschee, spianano intere aree. “Stanno distr…

“Stiamo subendo un urbicidio, un ecocidio, un etnocidio. Più di 65 villaggi storici, risalenti a 5mila anni fa, sono stati demoliti e cancellati. Cimiteri, edifici religiosi, case. Anche il paesaggio culturale e naturale è sotto attacco”. Direttore generale delle antichità presso il ministero della Cultura libanese, rango di vice, Sarkis El Khoury è a Parma per il summit dell’Heritage International Institute, centro accademico e culturale internazionale di eccellenza nato in Italia, che mette in rete atenei, enti internazionali e centri di ricerca e collabora strettamente con i ministeri degli Esteri e della Cultura. È già previsto che torni a casa con un accordo per la tutela e il recupero del patrimonio culturale libanese, ma nelle stesse ore su Tiro e il castello di Beaufort piovono bombe che costano non solo perdite di vite umane – sono più di 3.200 dall’inizio della guerra – ma distruggono anche siti archeologici, spazzano via chiese e moschee, spianano intere aree. “Stanno distruggendo tutto, come se questo luogo fosse un deserto, ma è patrimonio vivente che si tramanda da migliaia e migliaia di anni – dice El Khoury mentre il telefono squilla in continuazione e da Beirut arrivano notizie di nuovi attacchi – Il Libano merita la pace e merita di essere protetto”.

C’è qualcosa che sia stato irrimediabilmente distrutto o danneggiato?

“Stanno facendo tabula rasa. In Libano ci sono 73 siti riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’Unesco, ma persino la convenzione internazionale con l'Unesco non è servita a proteggere la cittadella di Chamaa o quella di Beaufort, che proprio mentre parliamo è sotto attacco. È una guerra ingiusta. Anzi no, non è una guerra. Questo è un attacco. Un esercito molto potente sta attaccando persone innocenti, persone indifese, nei loro villaggi, che sono patrimonio vivente, ricco di storie, di quello che consideriamo il nostro patrimonio immateriale. Questi villaggi sono l'identità del Libano. È il paesaggio culturale e naturale di questa regione, che persiste da migliaia e migliaia di anni, quello che adesso viene distrutto”.

Libano, attacco israeliano a sud di Beirut: fiamme e fumo tra i palazzi di Choueifat

Anche Tiro, fra i più importanti patrimoni dell’umanità Unesco, è stata colpita. In concreto, cosa stiamo rischiando di perdere?

“Non solo Tiro, ma anche Baalbek, entrambi nella lista dei siti Patrimonio dell'Umanità Unesco in Libano, sono sotto attacco. Stiamo subendo perdite sia dal punto di vista archeologico che del patrimonio immateriale di questa regione, perché quando attaccano i dintorni di Tiro colpiscono anche siti archeologici. Ed è una catastrofe. Da quanto sappiamo, non sono stati bersagliati solo quelli noti, ma anche quelli ancora inesplorati, che venivano preservati per le generazioni future. Stanno usando nuove tecnologie per cancellare qualsiasi traccia di futuri scavi archeologici”.

Diritto internazionale umanitario e le convenzioni di protezione non dovrebbero proteggere il patrimonio culturale?

“Tragicamente, l'esercito israeliano non rispetta il diritto internazionale.Il ministro della Cultura ha inviato numerose lettere all'Unesco, chiedendo di proteggere i siti culturali. Non c’è alcuna ragione politica per colpirli, ma nessun appello è stato sufficiente. Aspettiamo impotenti che la guerra finisca. Anche il nostro ministro della Cultura è in contatto con molti omologhi in Europa e organizzazioni internazionali perché crediamo che il patrimonio culturale libanese appartenga a tutta l’umanità e debba essere protetto da tutti”.

A suo parere è a rischio l’identità stessa del Libano?

“Stiamo assistendo a una guerra culturale. Sappiamo come agiscono gli israeliani, lo abbiamo vissuto nell’82, nel ’96, nel 2006 e nel 2023. Le ultime due volte abbiamo assistito a un vero e proprio urbicidio fatto con cognizione. E c’è un esercito ombra che accompagna i soldati”.

A cosa si riferisce?

“Le faccio un esempio. La cittadella di Chamaa, demolita dall'esercito israeliano, è stata fatta saltare in aria con la dinamite. Lì si era avventurato un archeologo israeliano con un piccolo gruppo nel 2024. Cosa ci fa un archeologo israeliano in Libano durante la guerra, un ottantenne? Questo dimostra che questa guerra non è tra due fazioni, ma un attacco contro il Libano e la sua cultura”.

Anche lo sfollamento di oltre un milione di persone ha un ruolo?

“Sono le persone a creare i luoghi, e il nostro popolo ha creato i propri luoghi fatti anche di tradizioni ancestrali, culture orali e identità locali. Questo è il nostro patrimonio immateriale e ogni angolo del Sud del Libano ne è ricco. Quando l'esercito israeliano lancia l'allarme, ti dà trenta minuti per uscire di casa. Chiedo a chiunque al mondo: se doveste lasciare la vostra casa, cosa portereste con voi? Vostra madre, vostra nonna? O i vostri oggetti personali, i vostri beni più preziosi? Ma cosa fareste del vostro primo amore, delle storie legate ai vostri posti, dell'albero che avete piantato nel vostro giardino? Stiamo parlando di un patrimonio vivente che viene spazzato via”.

In Libano, diverse religioni, tradizioni e culture convivono da secoli. Questo delicato tessuto sociale e culturale è a sua volta minacciato dalla continua distruzione?

“Nulla è stato protetto. Hanno demolito molte chiese, molte moschee, molti santuari. Il Libano è una terra di convivenza tra molte comunità. Posso dirvi, ad esempio, che abbiamo un piccolo villaggio chiamato Yaroun, che è stato demolito; non hanno risparmiato nemmeno le chiese e le moschee, che erano vicine da centinaia di anni”.

A livello emotivo e professionale, quanto è difficile per lei lasciare il Libano in un momento come questo?

“Il mio dovere è quello di perorare la causa del Libano in tutto il mondo, perché l'unica cosa che possiamo fare è il lavoro diplomatico per fermare la guerra in Libano. Credo che il Libano meriti la pace, credo che il Libano meriti di essere protetto dalla comunità internazionale ed è un lavoro collettivo che coinvolge molti Paesi”.

Cosa si dovrebbe fare?

“Noi vogliamo solo la pace per fermare l'urbicidio, l'ecocidio e l'etnocidio. Perché, ripeto, è questo quello che sta avvenendo ora in Libano”.

Leggi i commenti