✕

Il dirigente di Hezbollah: “Contro l’Idf nuova tattica. Noi resistiamo, così loro non reggeranno”

Ascolta l'audio

Parla Ali Daher, del consiglio politico del movimento sciita: “Li lasciamo entrare e poi colpiamo. Le loro perdite al sud sono aumentate molto. Le nostre sono diminuite”
3 minuti di lettura

BEIRUT – Al Sud «abbiamo cambiato tattica: li lasciamo entrare e li colpiamo allo scoperto. Siamo pronti a una guerra lunga, Israele no», dice Ali Daher, membro del consiglio politico di Hezbollah di cui è responsabile dei rapporti con i partiti. Parla bene italiano: «Mi sono laureato in Medicina a Padova, ci ho vissuto 10 anni», sorride nell’ufficio anonimo in cui lo incontriamo a Beirut.

Alle bombe su Dahieh l’Iran ha risposto con i missili in Israele. È finita, ora?

«Ovviamente doveva esserci una risposta all’attacco israeliano a Beirut, e la reazione doveva essere ben ponderata in modo da non peggiorare la situazione per i civili. L’Iran ha sempre detto che sostiene il Libano e appoggia Hezbollah e ha agito di conseguenza. Ma la guerra è guerra, non ci aspettiamo certo che per ogni attacco di Israele l’Iran torni di nuovo a colpire».

Netanyahu e Trump dicono che vi state ritirando dal Sud.

«Sono bravissimi propagandisti. La realtà è che siamo entrati in guerra a marzo perché …

BEIRUT – Al Sud «abbiamo cambiato tattica: li lasciamo entrare e li colpiamo allo scoperto. Siamo pronti a una guerra lunga, Israele no», dice Ali Daher, membro del consiglio politico di Hezbollah di cui è responsabile dei rapporti con i partiti. Parla bene italiano: «Mi sono laureato in Medicina a Padova, ci ho vissuto 10 anni», sorride nell’ufficio anonimo in cui lo incontriamo a Beirut.

Alle bombe su Dahieh l’Iran ha risposto con i missili in Israele. È finita, ora?

«Ovviamente doveva esserci una risposta all’attacco israeliano a Beirut, e la reazione doveva essere ben ponderata in modo da non peggiorare la situazione per i civili. L’Iran ha sempre detto che sostiene il Libano e appoggia Hezbollah e ha agito di conseguenza. Ma la guerra è guerra, non ci aspettiamo certo che per ogni attacco di Israele l’Iran torni di nuovo a colpire».

Netanyahu e Trump dicono che vi state ritirando dal Sud.

«Sono bravissimi propagandisti. La realtà è che siamo entrati in guerra a marzo perché erano passati 15 mesi dall’accordo del 2024 e Israele non lo aveva mai rispettato: ogni giorno c’erano attentati, violazioni, bombardamenti. Non potevamo restare ancora a guardare senza rispondere. La resistenza militare era ben preparata e pronta per combattere una guerra lunga».

Ma Israele avanza. State perdendo?

«Al Sud la resistenza ha cambiato tattica rispetto al 2024. Allora ci muovevamo per evitare la loro avanzata, e ci è costato molti morti: è l’esercito con la tecnologia più avanzata e una potente aviazione, fermarlo ti costringe a pagare un prezzo molto alto. La tattica stavolta è un’altra. Vogliono occupare? Paghino loro il prezzo più alto. Ci difendiamo con meno forze dirette per minimizzare il costo in termini di vite. I soldati israeliani avanzando si scoprono, e noi li attacchiamo. Entrano, ma non permettiamo loro di stabilizzarsi. Così al sud le nostre perdite sono diminuite, e le loro cresciute in modo esponenziale».

(afp)

A marzo siete stati voi ad attaccare Israele. La scelta è già costata ai libanesi 3.600 morti in tre mesi. Perché?

«Perché dopo l’accordo del 2024 il nostro governo non è stato all’altezza. Aveva il dovere di difendere il territorio e il suo popolo, era responsabile della liberazione dei prigionieri e della restituzione dei territori alla gente, ma è stato così debole che Israele ha occupato più spazio durante l’accordo che nella guerra precedente. Io vengo da un villaggio vicino alla Linea Blu: il 27 novembre 2024, quando è stato firmato l’accordo, nel mio paese era stato distrutto il 30 per cento delle case. Nei 15 mesi successivi la percentuale è salita al 70. Il governo voleva liberare i nostri territori con la diplomazia, invece ha lasciato che gli israeliani occupassero e distruggessero tutto».

Sta dicendo che lo rifareste? Attacchereste di nuovo?

«Assolutamente sì. Nella nostra ideologia religiosa e culturale non possiamo accettare che uno Stato illegale in quella che per noi è Palestina abbia il diritto di attaccarci come ha fatto in questi 15 mesi. Lo rifaremmo».

(afp)

Siete classificati come organizzazione terrorista. Lo siete?

«Si considerano capi del mondo, e ogni Stato che non accetta i loro ordini lo considerano tale. Per noi non cambia nulla, difendiamo il nostro territorio e il nostro popolo».

Ma volete eliminare Israele?

«Per noi esiste il popolo palestinese. Il vero progetto di Israele lo hanno dichiarato Netanyahu e altri, lavorano per creare la Grande Israele. Lo dicono loro, non noi, e uno Stato con questa ideologia è pericoloso per tutti i popoli del Medio Oriente».

Siete antisemiti?

«Non abbiamo problemi con gli ebrei. Ma la Palestina è del popolo palestinese, qualunque siano le sue religioni. Se ne permettono il ritorno, come Stato sceglieranno la forma che preferiscono».

I “due Stati”?

«La formula dei due Stati non la accettano loro, perché dovremmo accettarla noi? La loro formula è la Grande Israele, la nostra la Palestina».

Perché avete rifiutato il cessate il fuoco?

«L’accordo del 2024 era chiaro ma non lo hanno rispettato. Per il cessate il fuoco devono ritirarsi da tutto il Libano, e dare garanzie che non violeranno più la nostra sovranità sia sul terreno che con droni e aerei. Il ritiro, il ritorno della gente nei villaggi e la ricostruzione».

Voi invece dovrete disarmarvi. Siete pronti?

«Dal 2006 al 7 ottobre 2023, per 17 anni noi avevamo i missili ma ditemi una sola volta che abbiamo attaccato gli israeliani? Mai. Il loro vero scopo è evitare che una forza capace di difendersi ostacoli il loro progetto di Grande Israele. Per questo vogliono eliminarci».

Come finirà la guerra in Libano?

«Trump e Netanyahu hanno grossi problemi interni. Netanyahu ha guai giudiziari e ha bisogno di ricostruire l’esercito: ha pochi soldati pronti a combattere, lo stato maggiore dice ne mancano 12 mila. In più, non riescono a trovare una soluzione contro i nostri droni. Stanno emergendo problemi tra il premier e le sue forze armate: arriverà il momento in cui avranno bisogno del cessate il fuoco».

Leggi i commenti