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Putin attende gli emissari Usa e convoca elezioni a settembre

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Mosca risponde alle critiche dei sette ricordando la visita di Kushner e Witkoff. Il voto parlamentare un test per il partito del presidente
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SAN PIETROBURGO – Il dialogo tra Mosca e Washington sul dossier ucraino potrebbe riattivarsi dopo una lunga pausa: al Cremlino ci si aspetta a breve la visita degli emissari del presidente americano, Jared Kushner e Steve Witkoff, la prima dallo scorso gennaio. I due dovrebbero arrivare a Mosca una volta siglato il memorandum tra Usa e Iran previsto per venerdì in Svizzera, ha riferito ieri il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov: «Ci aspettiamo che, dopo la firma dell’accordo sull’Iran prevista per venerdì, si apra la possibilità che due rappresentanti a noi ben noti – Witkoff e Kushner – si rechino a Mosca per incontrare la nostra leadership».

Una data precisa per la visita non è stata ancora fissata, ha precisato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, limitandosi a dire che i due emissari «arriveranno presto». Per il Cremlino, l’obiettivo dell’incontro potrebbe essere quello di verificare lo stato dello «spirito di Anchorage», vale a dire della presunta intesa raggi…

SAN PIETROBURGO – Il dialogo tra Mosca e Washington sul dossier ucraino potrebbe riattivarsi dopo una lunga pausa: al Cremlino ci si aspetta a breve la visita degli emissari del presidente americano, Jared Kushner e Steve Witkoff, la prima dallo scorso gennaio. I due dovrebbero arrivare a Mosca una volta siglato il memorandum tra Usa e Iran previsto per venerdì in Svizzera, ha riferito ieri il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov: «Ci aspettiamo che, dopo la firma dell’accordo sull’Iran prevista per venerdì, si apra la possibilità che due rappresentanti a noi ben noti – Witkoff e Kushner – si rechino a Mosca per incontrare la nostra leadership».

Una data precisa per la visita non è stata ancora fissata, ha precisato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, limitandosi a dire che i due emissari «arriveranno presto». Per il Cremlino, l’obiettivo dell’incontro potrebbe essere quello di verificare lo stato dello «spirito di Anchorage», vale a dire della presunta intesa raggiunta tra Trump e Putin sull’Ucraina durante il vertice in Alaska dello scorso agosto, ma che sembrava aver perso rilevanza negli ultimi mesi.

Intanto, ieri Putin ha firmato il decreto che fissa al 20 settembre la data delle elezioni parlamentari per la Duma di Stato, le prime dall’inizio della guerra in Ucraina. Le elezioni rappresenteranno un banco di prova per il partito di maggioranza, Russia Unita, tradizionalmente associato al presidente russo. Secondo il centro sondaggi Vtsiom, controllato dallo Stato, il consenso del partito è sceso al 27,7% alla fine di aprile, il livello più basso dall’inizio della guerra, per poi risalire al 32% a giugno dopo una modifica della metodologia di rilevazione. «La campagna elettorale più difficile di sempre», l’ha definita la presidente della Commissione elettorale centrale, Ella Pamfilova, durante una riunione con il comitato del Consiglio della Federazione incaricato del regolamento e dell’organizzazione dell’attività parlamentare, alla fine di maggio. Pamfilova ha parlato di una «stanchezza della società», di «elementi di delusione e sentimenti depressivi» che rendono «il clima politico più teso».

Ad alimentare questi umori contribuiscono i frequenti blackout di internet, le crescenti difficoltà economiche e i continui attacchi di droni ucraini a lungo raggio. Proprio ieri mattina uno sciame di droni ha attaccato Mosca, uno dei quali ha colpito una raffineria di petrolio nel distretto di Kapotnya, nel sud-est della capitale, provocando un incendio. A causa dell’attacco, tutti gli aeroporti civili di Mosca sono rimasti chiusi per diverse ore, mentre sei persone sono rimaste ferite nella regione circostante, riferiscono le autorità. L’impianto petrolifero colpito, che copre oltre un terzo del fabbisogno di benzina e cherosene della capitale e della regione di Mosca, sarebbe stato temporaneamente messo fuori uso, secondo fonti citate dall’agenzia Reuters. Il raid è stato rivendicato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che lo ha definito «una risposta giusta agli attacchi russi e al prolungamento della guerra, che deve essere conclusa».

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