Un mese in una cella di una caserma di sicurezza. Con doccia e vestiti puliti arrivati come gentile concessione solo dopo una settimana e la prima visita del console italiano. Con il diritto a chiamare casa conquistato solo dopo giorni di sciopero della fame. È finita dopo un mese la detenzione a Bengasi di Dina Alberizia e Domenico Centrone, i due attivisti italiani della Global Sumud Land Convoy - la “flotilla di terra” di circa 250 militanti, fra cui 20 italiani, che dalla Mauritania ha tentato di raggiungere Gaza con un carico di aiuti, ambulanze e case mobili. Liberati ieri insieme all’italouruguayano Matias Alvarez Rodriguez, anche lui attivista della Flotilla di terra, i due sono arrivati ieri a Tunisi, dove sono stati ospitati in ambasciata, e sono partiti per l’Italia oggi: il loro arrivo a Fiumicino è previsto per le 12:50.
"Da tutta Italia saremo presenti ad accogliere Dina e Domenica, e a manifestare loro la nostra vicinanza; resta l'amarezza per un governo che celebra i…
Un mese in una cella di una caserma di sicurezza. Con doccia e vestiti puliti arrivati come gentile concessione solo dopo una settimana e la prima visita del console italiano. Con il diritto a chiamare casa conquistato solo dopo giorni di sciopero della fame. È finita dopo un mese la detenzione a Bengasi di Dina Alberizia e Domenico Centrone, i due attivisti italiani della Global Sumud Land Convoy - la “flotilla di terra” di circa 250 militanti, fra cui 20 italiani, che dalla Mauritania ha tentato di raggiungere Gaza con un carico di aiuti, ambulanze e case mobili. Liberati ieri insieme all’italouruguayano Matias Alvarez Rodriguez, anche lui attivista della Flotilla di terra, i due sono arrivati ieri a Tunisi, dove sono stati ospitati in ambasciata, e sono partiti per l’Italia oggi: il loro arrivo a Fiumicino è previsto per le 12:50.
"Da tutta Italia saremo presenti ad accogliere Dina e Domenica, e a manifestare loro la nostra vicinanza; resta l'amarezza per un governo che celebra il proprio operato senza delle azioni chiare sulle violazioni commesse contro i propri cittadini durante le due missioni Gsf, dalle forze israeliane a quelle libiche", dice in una nota il movimento Global Sumud Flotilla, che chiede "che le nostre istituzioni si muovano con interventi diplomatici ad alto livello, formali condanne contro le violazioni del diritto, attivazione di sanzioni mirate contro i responsabili e la sospensione di ogni forma di cooperazione".
Il 24 maggio, dopo oltre una settimana di stop nella zona cuscinetto tra le due Libie, insieme ad altri otto attivisti avevano raggiunto il valico nel tentativo di ottenere dalle autorità locali l'autorizzazione ad attraversare la Cirenaica, fino al confine con l’Egitto. Ma quelle che avrebbero dovuto essere nuove interlocuzioni, si sono trasformate in un fermo. Per giorni di loro si è saputo poco o nulla. L’ultima immagine: gli attivisti che, uno dopo l’altro, vengono fatti salire su van bianchi e portati via.
Flotilla, la portavoce Delia: "Ancora nessuna notizia di 10 attivisti in Libia, 2 sono italiani"
A dare l’annuncio della loro liberazione con un post su X è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia", scrive. Non saranno gli unici a essere liberati. Insieme a loro è stato affidato al console Filippo Colombo anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana, che abbiamo seguito e assistito in questi giorni. “Grazie a un intenso lavoro diplomatico, in coordinamento tra il ministero degli Esteri e Palazzo Chigi, domani faranno finalmente rientro in Italia”, conclude Tajani, ringraziando “il personale della Farnesina e la nostra intelligence per l'ottimo lavoro svolto".
Per settimane ci sono state interlocuzioni e discussioni con la Libia di Haftar, che è tutto fuorché un cliente facile. Soprattutto adesso che il processo di riunificazione con la Tripolitania sembra tornato nodo che la comunità internazionale vuole affrontare, mentre i rapporti fra i due governi – il Gnu di Dbeibeh, internazionalmente riconosciuto, e quello in mano al proconsole Osama Hammad – continuano a corrente alternata, fra improvvisi picchi di tensione (con relativi scontri) e prime manovre e nomine coordinate.
I dieci attivisti della Flotilla, che dalla Cirenaica avevano chiesto di passare per raggiungere l’Egitto e da lì il valico di Rafah, con una carovana di ambulanze e camion carichi di aiuti e case mobili dirette a Gaza, probabilmente sono capitati nel posto più sbagliato, nel momento più sbagliato. E più di un analista sospetta che i visti regolarmente concessi da Tripoli, come l’autorizzazione al transito fino alla zona cuscinetto nei pressi di Sirte, non siano stati altro che una trappola ben orchestrata.
“Siamo felicissimi di questa notizia, non vediamo l’ora di riabbracciarli – dice la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia – vogliamo ringraziare tutte le parti che hanno contribuito alla loro liberazione e soprattutto tutte le parti della società civile che in qualche modo, fino a ieri, per trenta giorni non hanno mai smesso di presidiare, fare manifestazioni, digiuni di solidarietà e non hanno permesso che l’attenzione venisse meno”.