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“Noi italo americani dispiaciuti, Meloni ha difeso il suo Paese”

(afp)

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La vice presidente della National Italian American Foundation, Anita Bevacqua McBride: “La premier ha fatto bene a difendere papa Leone. Ma non ci saranno danni alle relazioni bilaterali”
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NEW YORK – «Le ragioni per cui Giorgia Meloni è stimata negli Stati Uniti non sono cambiate». Commenta così il diverbio con Donald Trump la vice presidente della National Italian American Foundation, Anita Bevacqua McBride, che sa di cosa parla per esperienza personale, perché è una repubblicana di lungo corso e nella Casa Bianca di Bush figlio era stata capo di gabinetto della first lady Laura.

Cosa pensa di questo attrito, che scuote il rapporto fra il suo Paese e quello delle sue origini familiari?

«Mi dispiace molto, ma capita che tra leader ci siano differenze di opinione. Per mettere la questione in prospettiva, bisognerebbe anche ricordare l’allarme che aveva lanciato il presidente Biden quando era stata eletta Meloni, con cui poi però ha costruito un ottimo rapporto. La premier ha dimostrato di essere una leader forte e resiliente. La sua determinazione a difendere sempre il suo Paese è uno dei punti di forza che l’hanno resa popolare in Italia, quindi non sorprende che lo abb…

NEW YORK – «Le ragioni per cui Giorgia Meloni è stimata negli Stati Uniti non sono cambiate». Commenta così il diverbio con Donald Trump la vice presidente della National Italian American Foundation, Anita Bevacqua McBride, che sa di cosa parla per esperienza personale, perché è una repubblicana di lungo corso e nella Casa Bianca di Bush figlio era stata capo di gabinetto della first lady Laura.

Cosa pensa di questo attrito, che scuote il rapporto fra il suo Paese e quello delle sue origini familiari?

«Mi dispiace molto, ma capita che tra leader ci siano differenze di opinione. Per mettere la questione in prospettiva, bisognerebbe anche ricordare l’allarme che aveva lanciato il presidente Biden quando era stata eletta Meloni, con cui poi però ha costruito un ottimo rapporto. La premier ha dimostrato di essere una leader forte e resiliente. La sua determinazione a difendere sempre il suo Paese è uno dei punti di forza che l’hanno resa popolare in Italia, quindi non sorprende che lo abbia fatto anche in questa occasione. Non teme di sfidare le cose che ritiene ingiuste».

L’attacco di Trump rischia di alienargli gli italo americani che lo hanno votato?

«Meloni ha coltivato anche l’amicizia con gli Stati Uniti, e girando per le nostre città non è difficile vedere e capire il contributo dato al Paese dagli italo americani, che non andrebbe mai sottovalutato».

Il presidente americano ha criticato anche papa Leone XIV, un moderato del Midwest. Il capo del governo italiano poteva tacere?

«No, ovviamente no. Gli americani in generale non sono abituati a sentire il capo della Casa Bianca che attacca il Santo Padre, qualunque sia la sua nazionalità. Nel corso della nostra storia alcuni presidenti hanno stabilito anche forti alleanze con i Papi, basti pensare a Reagan e Giovanni Paolo II, che avevano un obiettivo comune molto forte. Ma anche senza queste convergenze politiche, non è mai saggio prendersela con il pastore di oltre un miliardo di fedeli cattolici in tutto il mondo».

Trump però si è risentito perché Meloni non l’ha aiutato in Iran.

«Su questi temi in generale prevale l’interesse nazionale, dove possono esistere differenze, ma la premier ha spiegato che le sue decisioni riguardo l’uso delle basi sono vincolate dai trattati e dalle leggi che ne regolano l’uso».

Le elezioni in arrivo in entrambi i Paesi hanno influito?

«Non ho mai conosciuto un solo politico che non le tenga presente nelle sue decisioni».

Teme danni permanenti alle relazioni tra Stati Uniti e Italia?

«Mi auguro di no e non credo. Il cessate il fuoco in Iran e la disponibilità dell’Italia a contribuire alla pace dovrebbero aiutare».

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