Con un occhio alla sofferenza del popolo venezuelano e uno al posizionamento geopolitico del proprio Paese è scattata la corsa internazionale agli aiuti dopo il terremoto che ha colpito lo Stato sudamericano.
La corsa degli Usa
«La nostra risposta sarà a livello di tutto il governo, sarà imponente, rapida ed efficace», ha subito assicurato il segretario di Stato americano Marco Rubio, capo della diplomazia di quegli Stati Uniti che, dopo aver catturato a gennaio il leader Nicolás Maduro e aver stretto tra minacce ed aperture un legame molto forte con la presidente ad interim Delcy Rodríguez, sembrano diventati la superpotenza di riferimento di Caracas. Rubio, che ha sentito al telefono Rodríguez, ha annunciato l’invio immediato di «squadre di ricerca e soccorso, risorse mediche» e in totale aiuti per 150 milioni di dollari. E anche la diaspora negli Usa si mobilita.
Non a caso, il presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez cita proprio per primi gli Stati Uniti nell’elen…
Con un occhio alla sofferenza del popolo venezuelano e uno al posizionamento geopolitico del proprio Paese è scattata la corsa internazionale agli aiuti dopo il terremoto che ha colpito lo Stato sudamericano.
La corsa degli Usa
«La nostra risposta sarà a livello di tutto il governo, sarà imponente, rapida ed efficace», ha subito assicurato il segretario di Stato americano Marco Rubio, capo della diplomazia di quegli Stati Uniti che, dopo aver catturato a gennaio il leader Nicolás Maduro e aver stretto tra minacce ed aperture un legame molto forte con la presidente ad interim Delcy Rodríguez, sembrano diventati la superpotenza di riferimento di Caracas. Rubio, che ha sentito al telefono Rodríguez, ha annunciato l’invio immediato di «squadre di ricerca e soccorso, risorse mediche» e in totale aiuti per 150 milioni di dollari. E anche la diaspora negli Usa si mobilita.
Non a caso, il presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez cita proprio per primi gli Stati Uniti nell’elenco dei Paesi che hanno mandato aerei, insieme a «Messico, Spagna, Qatar e Nazioni Unite».
Per quanto riguarda l’America Latina, il Messico ha predisposto l’invio di personale specializzato, El Salvador ha mandato 300 soccorritori e paramedici con 50 tonnellate di attrezzature e medicinali, mentre la Repubblica Dominicana ha mobilitato squadre specializzate delle forze armate e Cuba ha reso disponibile il proprio personale sanitario già presente nel Paese. Aiuti arriveranno anche dall’Ecuador, dall’Argentina, dal Brasile, dal Cile e dal Paraguay. «Al di là delle differenze che possano esistere tra i nostri governi, l’Argentina tende la mano al popolo venezuelano davanti a una catastrofe naturale che richiede una risposta dell’intera comunità internazionale», ha dichiarato il presidente Javier Milei.
La risposta della Ue
Hadja Lahbib, commissaria europea per la cooperazione internazionale, ha scritto su X che «il Venezuela ha attivato il meccanismo di protezione civile dell’Ue» e «Spagna, Italia e Repubblica Ceca hanno immediatamente offerto assistenza e invieranno squadre di soccorso». «Ecco come si manifesta la solidarietà europea», ha scritto Lahbib, citando poi anche Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Gli aiuti internazionali sono in fase di organizzazione e richiederanno un «massiccio sforzo collettivo», ha avvertito Tom Fletcher, responsabile degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite.
La solidarietà di Mosca
Anche Cina e Russia hanno promesso assistenza, che Mosca invierà «quando arriverà la richiesta» di Caracas. Una formula curiosa che, insieme alla mancata citazione della Russia nell’elenco di Jorge Rodríguez, sembra confermare come nell’era post-Maduro Caracas abbia cambiato sfera d’influenza.