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L’analista Breda: “Il terremoto definirà l’evoluzione futura della politica venezuelana”

(reuters)
Parla l’esperto di America Latina e Caraibi di Acled: Armed Conflict Location & Event Data Project: “Trump non può permettersi il collasso del Paese che rappresenta il suo unico successo in politica estera”
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«Il terremoto definirà l’evoluzione futura della situazione politica venezuelana. Per l’amministrazione guidata da Delcy Rodriguez potrebbe essere un’opportunità, l’occasione di emergere non più solo come il rimpiazzo di NicolásMaduro, il presidente rapito dagli americani lo scorso 3 gennaio: ma come una figura istituzionale che unifica il Paese e in qualche modo ricompone la legittimità persa ormai da tempo del governo chavista. Ma per lei il momento è anche molto rischioso: un’eventuale mal gestione della crisi, casi di corruzione eclatante nell’amministrare la tragedia umanitaria, oppure la politicizzazione della distribuzione degli aiuti: avrebbero ricadute enormi sulla stabilità del governo». Tiziano Breda è analista senior per l’area Latino americana e caraibica di Acled: Armed Conflict Location & Event Data Project. L’ong americana specializzata in raccolta di dati, analisi e mappatura dei conflitti a livello globale.

Qual è il rischio?

«Potrebbero scatenarsi protesta di pi…

«Il terremoto definirà l’evoluzione futura della situazione politica venezuelana. Per l’amministrazione guidata da Delcy Rodriguez potrebbe essere un’opportunità, l’occasione di emergere non più solo come il rimpiazzo di NicolásMaduro, il presidente rapito dagli americani lo scorso 3 gennaio: ma come una figura istituzionale che unifica il Paese e in qualche modo ricompone la legittimità persa ormai da tempo del governo chavista. Ma per lei il momento è anche molto rischioso: un’eventuale mal gestione della crisi, casi di corruzione eclatante nell’amministrare la tragedia umanitaria, oppure la politicizzazione della distribuzione degli aiuti: avrebbero ricadute enormi sulla stabilità del governo». Tiziano Breda è analista senior per l’area Latino americana e caraibica di Acled: Armed Conflict Location & Event Data Project. L’ong americana specializzata in raccolta di dati, analisi e mappatura dei conflitti a livello globale.

Qual è il rischio?

«Potrebbero scatenarsi protesta di piazza che minerebbero la situazione già incerta del Paese. Dobbiamo pensare che l’apertura internazionale, i nuovi accordi, il possibile ritorno degli investimenti iniziavano appena a fare passi in una direzione migliore. Ma gli effetti non sono ancora arrivati ai cittadini comuni, non sono percepiti come miglioramenti effettivi. I danni del terremoto, che già si calcolano in miliardi di dollari, rischiano di cancellare i passi avanti e far ripiombare il paese in una situazione umanitaria ed economica ancor più complessa».

Il Venezuela è l’epicentro della cosiddetta “dottrina Donroe”, con l’America Latina principale sfera d’influenza americana. E ora?

«Il destino di Trump e quello del Venezuela a questo punto sono legati a doppio filo. Il presidente americano ha bisogno di evitare il collasso del Paese: perché crollerebbe la sua unica storia di successo in politica estera. Ovviamente può cercare di sfruttare la situazione per penetrare ancora più in profondità: e infatti gli Stati Uniti hanno già offerto una significativa somma per gli aiuti, che vedranno una forte partecipazione americana. Ma in realtà non serviva certo questo disastro per dimostrare che la sua influenza nel paese fosse già sostanziale. L'abbiamo visto con l’uccisione di Niño Guerrero, capo del potente clan Tren de Aragua a giugno 2026: un'operazione statunitense, avvenuta col beneplacito delle autorità venezuelane».

Il governo americano ha smantellato le agenzie governative che si occupavano di aiuti. E ora come farà ad aiutare il Paese che considera un suo protettorato?

«Un impatto ci sarà. Lo smantellamento delle agenzie governative e il taglio di fondi a quelle delle Nazioni Unite, minano certo la capacità di azioni multilaterali americane per supportare le vittime di questa tragedia. Se non si riuscirà a dare una risposta efficace e celere alle esigenze degli sfollanti, se la ricostruzione non avanzerà velocemente, una delle conseguenze possibili e problematiche di una tragedia di questa magnitudine sarà un nuovo acceleramento di quella crisi migratoria che si era invece un po' rallentata negli ultimi anni. Con conseguenze non solo nazionali ma regionali».

Come vede dunque il futuro del Venezuela?

«Instabile. Se il Paese riuscirà a gestire al meglio questa situazione potrà contare sulla sua infrastruttura principale, il petrolio già motore dell'economia venezuelana. Dalle prime notizie sembra che il terremoto non abbia impattato in maniera grave su quello. Dunque c’è un’alternativa nel breve periodo, di massimizzare gli introiti del settore e renderli fruibili per la ricostruzione e la gestione dell'emergenza. Detto ciò, il Venezuela si stava preparando a fare la sua proposta di ristrutturazione del debito una cifra importante, da circa 240 miliardi di dollari, oltre il 200 per cento del suo Pil. E chiaramente la crisi e questa intera situazione vanno ad impattare ancora di più su una situazione fiscale ed economica già molto precaria. Le conseguenze del terremoto avranno un impatto importante sulla crescita del Paese negli anni a venire».

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