Con il passare delle ore, continua a crescere il numero dei corpi senza vita estratti dalle macerie di case e palazzi devastati dal doppio terremoto che ha messo in ginocchio il Venezuela. E sale in numero delle vittime di origine italiana. «Abbiamo ancora dati molto approssimativi», premette il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ma sicuramente, spiega, «ci sono alcuni italo-venezuelani che sono deceduti, credo tre, e sicuramente cinque feriti accertati».
Di due delle vittime non si conosce ancora l’identità, mentre il 55enne trovato giovedì pomeriggio sotto le macerie della sua casa a La Guaira è Giuseppe Colaianni, operatore della logistica di origine siciliana. «Trentacinque persone — aggiunge Tajani — sono disperse». Tuttavia, ci tiene a sottolineare il ministro, «non sappiamo cosa troveremo sotto le macerie».
Prudenza d’obbligo, con una comunità così ampia, almeno 150mila persone con cittadinanza italiana regolarmente registrate. Più di tremila vivevano nell’area più vicina al…
Con il passare delle ore, continua a crescere il numero dei corpi senza vita estratti dalle macerie di case e palazzi devastati dal doppio terremoto che ha messo in ginocchio il Venezuela. E sale in numero delle vittime di origine italiana. «Abbiamo ancora dati molto approssimativi», premette il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ma sicuramente, spiega, «ci sono alcuni italo-venezuelani che sono deceduti, credo tre, e sicuramente cinque feriti accertati».
Di due delle vittime non si conosce ancora l’identità, mentre il 55enne trovato giovedì pomeriggio sotto le macerie della sua casa a La Guaira è Giuseppe Colaianni, operatore della logistica di origine siciliana. «Trentacinque persone — aggiunge Tajani — sono disperse». Tuttavia, ci tiene a sottolineare il ministro, «non sappiamo cosa troveremo sotto le macerie».
Prudenza d’obbligo, con una comunità così ampia, almeno 150mila persone con cittadinanza italiana regolarmente registrate. Più di tremila vivevano nell’area più vicina all’epicentro del sisma, tra Moròn e La Guaira, altre 5.100 a Caracas, di cui molte concentrate a Chacao, il municipio più colpito, e nei quartieri limitrofi. All’Unità di crisi della Farnesina, come ai telefoni dell’ambasciata, le chiamate si contano a centinaia. La maggior parte riguardano persone che abitavano alla Guaira, fino a qualche giorno fa, rinomato e ambito centro turistico, oggi buco nero che ha inghiottito migliaia di vite.
Febbrili sono anche i contatti fra le associazioni italovenezuelane sparpagliate nel Paese — i “club” li chiamano — per aggiornare le liste di chi dei soci non si trova, raccogliere le disponibilità di chi offre aiuto. E anche i social sono diventati un gigantesco dazebao digitale, su cui far circolare le card di chi non risponde all’appello. Fra loro c’è la dottoressa Elisa Sciammanna, della Lega contro il Cancro venezuelana. Era a casa, nell’Edificio Oasis Beach di Playa Grande, vicino Maiquetia, non lontano dall’aeroporto. «Lì ci sono persone che ancora aspettano di essere tirate fuori», scrivono gli amici sui social. Non si sa più nulla anche di Francesca Mannina, 28enne nata in Venezuela ma con radici familiari a Balestrate, in Sicilia. Quel pomeriggio del 24 giugno era a casa, a La Guaira, ma del suo palazzo rimangono solo calcinacci, travi spezzate e muri ridotti in briciole. «La sua famiglia la cerca disperatamente. Qualsiasi informazione può essere importante», si legge nel post che su Facebook chiede a chiunque possa di verificare anche negli ospedali.
Di origini siciliane era anche la prima vittima italovenezuelana accertata. Quando la prima scossa ha fatto tremare La Guaira e buttato giù la casa in cui abitava, Giuseppe Colaianni, era in videochiamata con la figlia Antonella. In Francia, dove lei vive, era passata la mezzanotte, ma i genitori volevano a tutti i costi farle gli auguri per il suo compleanno. Improvvisamente, la connessione è caduta, ogni tentativo di ricontattarli si è rivelato inutile. Solo dopo, quando la notizia del devastante terremoto ha iniziato a circolare, lei ha iniziato a capire. Ore di angoscia e paura che poi la madre dal Venezuela ha confermato. È stata lei a raccontarle che il padre avrebbe fatto di tutto per metterla in salvo, ma non sarebbe riuscito a uscire in tempo dall’edificio.
«Con Giuseppe ci sentivamo spesso», dice addolorata la cugina Giovanna Lucia Colaianni, ricordando l’ultima visita di quattro anni fa. «Mi aveva chiesto di preparargli il tiramisù, lo adorava». Persona solare, musicista dilettante, aveva una passione per bassi e chitarre. «La prima — spiega la parente — l’aveva comprata a Bologna». Con lui, sottolinea amara, il destino è stato beffardo. Con la moglie per due anni si è trasferito in Francia, i due avevano deciso di stare vicino alla figlia che si era trasferita in Europa per studiare lingue. In Venezuela era tornato da appena venti giorni.