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Venezuela, i morti per il terremoto sono 1.450, 50mila i dispersi. Salvati due undicenni

(reuters)

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A Caraballeda un uomo e suo figlio adolescente sono stati estratti vivi anch’essi dopo quattro giorni. Vigili del fuoco italiani individuano tre persone in vita a La Guaira
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A quattro giorni dal terremoto che ha devastato il Venezuela provocando secondo l’ultimo bilancio ufficiale almeno 1.450 vittime, l’unica speranza rimangono i «vuoti vitali». Sono spazi, intercapedini e anfratti che miracolosamente si creano fra le macerie, permettendo a chi è rimasto intrappolato di sopravvivere. È da lì che sono riemersi due bambini di 11 anni salvati in due distinti edifici. Moíses è stato soccorso a Los Coralas, vicino La Guaira, dalle brigate arrivate in supporto dalla Colombia. Poco lontano, nella zona di Caraballeda, i messicani sono riusciti a tirare fuori dalle macerie un altro undicenne. Entrambi ricoverati, sarebbero stabili, come Marlene, donna di 80 anni, salvata dopo essere rimasta 60 ore sotto quel che restava della sua casa. E a Caraballeda un uomo e suo figlio adolescente sono stati estratti vivi anch’essi dopo quattro giorni. «Siamo riusciti a individuare 33 persone vive sotto le macerie», ha annunciato la presidente Delcy Rodríguez da La Guaira, dov…

A quattro giorni dal terremoto che ha devastato il Venezuela provocando secondo l’ultimo bilancio ufficiale almeno 1.450 vittime, l’unica speranza rimangono i «vuoti vitali». Sono spazi, intercapedini e anfratti che miracolosamente si creano fra le macerie, permettendo a chi è rimasto intrappolato di sopravvivere. È da lì che sono riemersi due bambini di 11 anni salvati in due distinti edifici. Moíses è stato soccorso a Los Coralas, vicino La Guaira, dalle brigate arrivate in supporto dalla Colombia. Poco lontano, nella zona di Caraballeda, i messicani sono riusciti a tirare fuori dalle macerie un altro undicenne. Entrambi ricoverati, sarebbero stabili, come Marlene, donna di 80 anni, salvata dopo essere rimasta 60 ore sotto quel che restava della sua casa. E a Caraballeda un uomo e suo figlio adolescente sono stati estratti vivi anch’essi dopo quattro giorni. «Siamo riusciti a individuare 33 persone vive sotto le macerie», ha annunciato la presidente Delcy Rodríguez da La Guaira, dove ad accoglierla non ha trovato la bordata di fischi che l’hanno salutata il giorno precedente a Chacao.

Vigili del fuoco italiani hanno anche ricevuto la segnalazione di una mamma con due dei suoi tre figli ancora in vita in uno stabile crollato a Macuto, cittadina dello Stato di La Guaira. La donna, di 30 anni, avrebbe comunicato con l'esterno attraverso alcuni messaggi whatsapp, riferendo di essere bloccata.

Sulla costa diventata cimitero a cielo aperto si continua a scavare. Ma adesso gli interventi sono più complessi, le persone, vive o morte, vanno raggiunte nella pancia degli edifici crollati. Ecco perché, forse, il bilancio delle vittime cresce di poco rispetto a sabato. Sono solo 20 in più. Scende il numero degli scomparsi, che passano da oltre 55mila a 49.812 secondo il conteggio ufficiale, segno che siti e app, anche governative, messe su per localizzare i propri cari iniziano a funzionare. Ma il numero rimane monstre e a quattro giorni dal sisma la rassegnazione supera la speranza, mentre inizia la seconda fase dell’emergenza.

Con 774 edifici danneggiati, di cui 189 totalmente crollati, ci sono già quasi 3.100 persone ospitate nei rifugi e 74mila che hanno ricevuto assistenza alimentare. Un numero probabilmente destinato ad aumentare. Secondo l’Onu, sono almeno 712mila le persone a cui il terremoto ha distrutto la vita.

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