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Iran, attacco a ponti e centrali. Allarme acqua per il Kuwait

(afp)

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L’Iran centra un impianto di desalinizzazione. Misterioso assalto nell’est della Siria. Axios: altri aerei cisterna verso Israele
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Ponte per ponte, centrale per centrale. Da una settimana gli attacchi continuano ad aumentare nel Golfo, in un vortice di ritorsioni che rischia sempre più di dilagare in una guerra totale. Ogni giorno le incursioni statunitensi crescono di numero e violenza. Dallo scorso aprile Donald Trump ha minacciato spesso di bombardare viadotti e impianti elettrici per riportare l’Iran «all’età della pietra». Adesso la sua aviazione ha cominciato a farlo: la scorsa notte sono stati colpiti cinque ponti, quasi tutti intorno alla città di Bandar Abbas. Questi raid hanno un valore militare: impedire il trasferimento dai rifugi dell’entroterra alla costa delle armi usate per tenere sotto tiro lo Stretto di Hormuz. Allo stesso tempo però viene paralizzato il trasporto delle merci dal principale porto commerciale della Repubblica Islamica, esercitando una pressione sull’intera popolazione.

Ponte per ponte, centrale per centrale. Da una settimana gli attacchi continuano ad aumentare nel Golfo, in un vortice di ritorsioni che rischia sempre più di dilagare in una guerra totale. Ogni giorno le incursioni statunitensi crescono di numero e violenza. Dallo scorso aprile Donald Trump ha minacciato spesso di bombardare viadotti e impianti elettrici per riportare l’Iran «all’età della pietra». Adesso la sua aviazione ha cominciato a farlo: la scorsa notte sono stati colpiti cinque ponti, quasi tutti intorno alla città di Bandar Abbas. Questi raid hanno un valore militare: impedire il trasferimento dai rifugi dell’entroterra alla costa delle armi usate per tenere sotto tiro lo Stretto di Hormuz. Allo stesso tempo però viene paralizzato il trasporto delle merci dal principale porto commerciale della Repubblica Islamica, esercitando una pressione sull’intera popolazione.

C’è un altro aspetto: il ministero dell’Energia di Teheran ha invitato i cittadini a risparmiare il consumo di corrente «per contribuire a garantire una fornitura stabile nelle province meridionali, attualmente colpite da caldo estremo e attacchi alle centrali elettriche». Nei comunicati del Centcom, il comando americano che gestisce le operazioni, non si fa cenno a raid contro questi impianti. Stanno venendo bersagliati dalle forze delle monarchie del Golfo, che mandano droni e caccia in missioni autonome contro l’Iran?

Ieri la rappresaglia dei pasdaran si è accanita soprattutto contro il Kuwait, prendendo di mira proprio una centrale elettrica e un impianto di desalinizzazione. Un segnale quest’ultimo particolarmente allarmante: il 90 per cento delle risorse idriche dell’Emirato viene garantito dalla depurazione dell’acqua di mare. Sul Kuwait negli ultimi giorni sono piovuti 109 droni e 18 missili, portando il totale dal 28 febbraio a 1002 droni e 412 missili: la dimostrazione di quanto sia vasto l’arsenale a disposizione dei Guardiani della Rivoluzione. Sempre ieri infatti i pasdaran hanno lanciato ondate di bombe volanti pure contro le basi statunitensi in Giordania, Bahrein, Oman, Qatar e Kurdistan iracheno.

Resta misterioso l’assalto scagliato nella Siria orientale: gli iraniani sostengono di avere colpito un accampamento delle forze speciali Usa ad Al-Taif. Il Pentagono ha avuto per anni un aeroporto in quella zona, da cui si è ufficialmente ritirato nello scorso febbraio. Si tratta di un’area strategica, da cui passano i rifornimenti per gli Hezbollah libanesi: lì giovedì è stato sequestrato un carico di armi nascosto nel doppio fondo di un’autocisterna.

Il fulcro delle attività americane resta sempre Hormuz. Ieri una petroliera iraniana che cercava di forzare il blocco è stata abbordata dai marines. Un’altra nave che stava attraversando lo Stretto in prossimità della costa omanita è stata centrata da un drone. C’è stata pure «un’aggressione militare» a un mercantile a sud dell’Oman, in un tratto di mare dove in passato ci sono state scorrerie degli Houthi yemeniti.

Tutto fa temere un’escalation. «C’è ancora chi ripone speranze nei negoziati: non si deve più parlare di trattative e ogni fiducia negli Stati Uniti va contro la volontà della Guida Suprema Mojtaba Khamenei», ha proclamato durante la preghiera del venerdì Mohammad Mehdi Hosseini Hamedani, uno dei leader religiosi più oltranzisti.

Secondo Axios, Washington ha chiesto a Israele di accogliere altri velivoli cisterna su suoi aeroporti. La domanda è stata letta come premessa a un’intensificazione della campagna aerea ma potrebbe anche trattarsi della necessità di traslocare in piste più sicure i jet schierati negli altri Paesi del Golfo. Anche il grande drone da ricognizione Triton che operava dalla Giordania martedì è rientrato a Sigonella. In questo momento non sono stati notati potenziamenti degli stormi americani in Medio Oriente: le incursioni vengono condotte da missili sparati da terra, da droni Reaper e dai caccia di due portaerei. Ma restano pronti all’azione quasi diecimila marines e parà arrivati nella primavera per un eventuale sbarco nelle isole a ridosso di Hormuz: uno scenario che adesso Trump starebbe di nuovo prendendo in considerazione.

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