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Attacco devastante in Giordania: gli Stati Uniti non hanno difese contro i nuovi missili iraniani

(afp)

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L’ultimo raid di Teheran su Muwaffaq al Salti ha fatto due morti, un disperso e tre feriti, ma ha anche distrutto caccia ed elicotteri. Le basi americane non hanno protezioni. E gli Usa sospettano un coinvolgimento russo e cinese
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Le indiscrezioni che trapelano lentamente dalla Giordania sembrano indicare una profonda sottovalutazione americana delle capacità di attacco iraniane. Le notizie sono ancora frammentarie ma offrono il quadro di un attacco catastrofico. Di sicuro due militari statunitensi sono morti e altri sei feriti: un altro viene definito disperso, segno che il corpo è stato dilaniato dall'esplosione o dall'incendio.

I filmati girati nella grande base di Muwaffaq al Salti due giorni fa mostrano lo scoppio devastante degli ordigni su una fila di container usati come alloggi e uffici del personale Usa. I militari infatti non dispongono di rifugi a prova di missile: esistono ripari formati da blocchi di cemento posizionati come una V rovesciata, in grado di fermare schegge, razzi…

Le indiscrezioni che trapelano lentamente dalla Giordania sembrano indicare una profonda sottovalutazione americana delle capacità di attacco iraniane. Le notizie sono ancora frammentarie ma offrono il quadro di un attacco catastrofico. Di sicuro due militari statunitensi sono morti e altri sei feriti: un altro viene definito disperso, segno che il corpo è stato dilaniato dall'esplosione o dall'incendio.

I filmati girati nella grande base di Muwaffaq al Salti due giorni fa mostrano lo scoppio devastante degli ordigni su una fila di container usati come alloggi e uffici del personale Usa. I militari infatti non dispongono di rifugi a prova di missile: esistono ripari formati da blocchi di cemento posizionati come una V rovesciata, in grado di fermare schegge, razzi e colpi di mortaio ma inutili contro le bombe che arrivano al suolo a settemila chilometri orari.

Lo stesso problema riguarda i velivoli, che non dispongono di hangar corazzati. Fonti giornalistiche sostengono che un caccia F15E Strike Eagle è stato distrutto e molti altri danneggiati. Si parla di diversi elicotteri Blackhawk, droni Reaper oltre a tre tra F35 e F16 crivellati dai frammenti delle testate iraniane.

Muwaffaq al Salti è una delle basi fondamentali della campagna voluta da Donald Trump contro la Repubblica Islamica. Da metà febbraio si è riempita di dozzine di aerei da combattimento, tra F16, F35 e F15E sistemati in strutture provvisorie. L'altro polo chiave delle operazioni è stato l'aeroporto saudita Prince Sultan ma da aprile le autorità di Riad hanno posto vincoli ai raid mentre la monarchia giordana ha accolto ogni richiesta della Casa Bianca.

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Nella regione il Pentagono ha infrastrutture stabili, dotate di hangar blindati e officine: la più grande è quella di Al Udeid in Qatar. Ma come gli aeroporti emiratini e kuwaitiani, le piste sono troppo vicine all'Iran: possono venire bersagliate da missili a corto raggio e droni. Le uniche posizioni sicure sono quelle israeliane, protette dalla triplice cupola contraerea del Paese: da lì però le missioni richiedono molti rifornimenti in volo: anche quattro per ogni missione.

Nella fretta di scagliare l'operazione Epic Fury a febbraio il comando americano ha schierato centinaia di aerei costosi e delicati all'aperto, dove un singolo missile poteva causare danni enormi. A marzo ad al Sultan un radar volante E3 Awacs è stato incenerito e cinque cisterne KC135 sono stati tempestati di schegge. Sin dall'inizio degli scontri gli ayatollah hanno preso di mira tutte le installazioni Usa, cercando sistematicamente di eliminare radar, centri di comunicazione satellitare e batterie contraeree. Un'attività in cui è forte il sospetto che l'intelligence russa e cinese abbiano aiutato Teheran a conoscere la mappa delle forze americane anche se i pasdaran hanno propri satelliti spia e sfruttano le immagini di quelli commerciali.

I risultati ottenuti negli ultimi giorni pongono seri dubbi sull'efficacia delle cupole difensive. Durante il raid sulla Giordania gli americani hanno lanciato una raffica di Patriot che non sono riusciti ad abbattere tutti gli incursori. C'è il sospetto che i Guardiani della Rivoluzione stiano utilizzando un nuovo modello di missile a lungo raggio che nella fase finale modifica la direzione e sfugge agli intercettori. Il sistema di gestione dei Patriot calcola il punto di impatto in base a una traiettoria balistica ossia con una parabola che non subisce variazioni. A velocità che superano i cinquemila chilometri orari anche una minuscola deviazione rende impossibile centrare il bolide carico di esplosivo. Solo armi come il Thaad americano o l'Arrow 3 israeliano che agiscono fuori dell'atmosfera garantiscono la massima protezione ma sono poche ed estremamente costose.

Dalle foto dei lanci, si ritiene che i tecnici di Teheran abbiano trasformato i missili Haj Qassem inserendo il secondo stadio del Kheibar Shekan-2, che grazie a un apparato satellitare compie manovre prima di raggiungere i bersagli: si tratta di un'arma che finora non era mai stata avvistata. E testimonia quante pericolose sorprese possa ancora riservare l'arsenale dei Guardiani della Rivoluzione.

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