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Come funziona lo scudo anti missili che protegge Dubai e gli Emirati Arabi

Il fumo provocato dall'intercettazione di un razzo è visibile nel cielo sopra Abu Dhabi il 28 febbraio 2026.
Il fumo provocato dall'intercettazione di un razzo è visibile nel cielo sopra Abu Dhabi il 28 febbraio 2026. 

Attivato il 28 febbraio, il sistema di difesa degli Emirati Arabi Uniti ha impedito che i missili iraniani colpissero obiettivi strategici. La tecnologia funziona. Ma non è esente da ripercussioni per i civili

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La tensione rimane alta e la situazione mediorientale preoccupa anche l’Occidente. Sono ancora centinaia gli italiani bloccati negli Emirati Arabi Uniti e la Farnesina fa fatica a coordinare le operazioni per il loro rimpatrio.

Il 28 febbraio scorso, poche ore dopo l’attacco congiunto con cui Israele e Stati Uniti hanno colpito l’Iran, Teheran ha lanciato a sua volta un’offensiva lanciando missili balistici attraverso il Golfo, prendendo di mira le basi americane dislocate nella regione.

Gli scenari di guerra si ampliano e la situazione diventa sempre più complessa con il passare delle ore ma, per il momento almeno, la difesa stratificata sta tenendo fronte agli attacchi iraniani.

Lo scudo missilistico degli Emirati Arabi Uniti

Il 28 febbraio gli Emirati Arabi Uniti hanno attivato il proprio sistema di difesa aerea, dimostrando l’efficacia delle tecnologie usate.

Gli Emirati Arabi si sono trovati direttamente sulla linea di tiro, con missili diretti verso aree strategiche come la base aerea di Al Dhafra, che ospita sia forze emiratine sia statunitensi. Il ministero della Difesa locale ha confermato che i sistemi sono entrati in funzione in tempo reale, distruggendo diversi missili prima che potessero colpire i rispettivi obiettivi, soprattutto infrastrutture militari americane.

Una difesa a più strati: THAAD e Patriot

Il successo dell'operazione risiede nell’architettura di difesa missilistica stratificata degli Emirati. Una rete complessa progettata per offrire più opportunità di intercettazione.

Ne fanno parte il sistema THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) prodotto dall’azienda americana Lockheed Martin e il sistema MIM-104 Patriot.

Il THAAD è progettato per abbattere missili balistici nella fase finale del loro tragitto, ossia mentre stanno scendendo verso il bersaglio. A differenza dei sistemi tradizionali che esplodono in prossimità della minaccia, il THAAD fa leva sulla tecnologia “hit-to-kill”, distruggendo il missile mediante impatto cinetico ad altissima velocità.

Si tratta di una distruzione che avviene senza esplosivo ma usando solo l’energia del movimento del veicolo intercettore che, colpendo il missile a velocità di diversi chilometri al secondo, genera una quantità di energia paragonabile a quella di un’esplosione, riducendo però il rischio di detonazioni accidentali e aumentando la precisione.

Il sistema MIM-104 Patriot interviene a quote inferiori, intercettando velivoli e missili balistici che potrebbero essere sfuggiti al THAAD.

Gli Emirati Arabi Uniti sono il primo Paese ad avere usato questo sistema di difesa stratificata al di fuori degli Usa.

Il processo di intercettazione: secondi decisivi

L'intercettazione di un missile balistico è una sfida tecnologica, poiché possono viaggiare a velocità superiori ai 20.000 chilometri orari, attraversando l'intero territorio degli Emirati Arabi in pochi minuti.

La sequenza di difesa si articola in tre fasi, a cominciare dal rilevamento che viene affidato a sensori e radar ad alta frequenza, come l’AN/TPY-2, capace di tracciare anche oggetti di dimensioni ridotte.

C’è poi la fase di tracciamento durante la quale i dati vengono trasmessi in tempo reale ai centri di comando che calcolano la traiettoria per comprendere se il vettore rilevato minaccia infrastrutture critiche oppure aree popolate.

Infine, gli intercettori vengono lanciati per colpire il missile, di norma tra i 40 chilometri e 150 chilometri di quota.

I rischi residui e il contesto regionale

Un’efficacia tecnologica non esente da pericoli anche dopo un'intercettazione riuscita. Quando un missile viene distrutto ad alta quota, i frammenti possono comunque ricadere al suolo, causando danni o vittime. Il 28 febbraio, la caduta di detriti su Abu Dhabi ha causato la morte di un civile.

L'espansione di questi sistemi di difesa nel Golfo è una risposta diretta allo sviluppo degli arsenali balistici nella regione. L'Iran è considerato essere in possesso di uno dei più vasti inventari di missili balistici del Medio Oriente. Per oltre un decennio, i paesi del Golfo hanno investito massicciamente in radar e reti di comando per proteggere città e installazioni militari da minacce che lasciano solo pochi minuti di tempo per reagire.