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La Francia vieta i social ai minori di 15 anni, è il primo Paese europeo

(reuters)
Sì del Parlamento, Macron vuole una “Coalizione dei volenterosi” per proteggere i ragazzi da piattaforme Usa e algoritmi cinesi
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PARIGI – Il cervello dei nostri bambini e dei nostri adolescenti non è in vendita, né alle piattaforme americane né agli algoritmi cinesi». Emmanuel Macron aveva annunciato così, in un video diffuso proprio sui social network, la decisione di ricorrere alla procedura accelerata per far approvare la legge che vieta l’accesso alle piattaforme ai minori di 15 anni. Il capo dello Stato l’aveva presentata come una delle riforme più importanti del suo secondo mandato all’Eliseo e addirittura come una «questione di civiltà». La Francia è da oggi il primo paese europeo a introdurre un divieto così netto. Dopo un accordo bipartisan, la legge è stata approvata dal Senato e poi dai deputati dell’Assemblée Nationale, con 279 voti favorevoli e solo 81 contrari.

PARIGI – Il cervello dei nostri bambini e dei nostri adolescenti non è in vendita, né alle piattaforme americane né agli algoritmi cinesi». Emmanuel Macron aveva annunciato così, in un video diffuso proprio sui social network, la decisione di ricorrere alla procedura accelerata per far approvare la legge che vieta l’accesso alle piattaforme ai minori di 15 anni. Il capo dello Stato l’aveva presentata come una delle riforme più importanti del suo secondo mandato all’Eliseo e addirittura come una «questione di civiltà». La Francia è da oggi il primo paese europeo a introdurre un divieto così netto. Dopo un accordo bipartisan, la legge è stata approvata dal Senato e poi dai deputati dell’Assemblée Nationale, con 279 voti favorevoli e solo 81 contrari.

La riforma segue l’esempio dell’Australia, dove una norma analoga è entrata in vigore nel dicembre scorso, ed è osservata con attenzione da altri Paesi, tra cui l’Italia, interessati ad adottare misure simili. L’obiettivo del governo di Parigi è rendere il divieto operativo dal primo settembre per tutti i nuovi profili, con un meccanismo obbligatorio di verifica dell’età durante la registrazione. Per gli account già esistenti è previsto un periodo transitorio di quattro mesi, durante il quale dovranno essere sottoposti al controllo. «Durante questo periodo andremo a chiudere gli account già attivi degli under 15», aveva spiegato Macron, che vuole costruire anche a livello internazionale una “coalizione di Volenterosi” per proteggere bambini e adolescenti.

Un mese fa aveva anche portato la battaglia al G7 di Evian, trasformando la protezione dei minori in uno dei temi politici della presidenza francese del vertice.

Alla base della stretta ci sono vari studi scientifici e un rapporto consegnato all’Eliseo sui rischi legati all’uso intensivo di TikTok, Snapchat e Instagram. Secondo gli esperti, gli algoritmi sono progettati per trattenere il più a lungo possibile l’attenzione degli utenti, compresi quelli più giovani più esposti al cyberbullismo e a contenuti violenti. Il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni prevede alcune eccezioni, come per alcune piattaforme educative e scientifiche. La legge estende anche ai licei il divieto di utilizzare il telefono cellulare, già previsto, almeno sulla carta, nelle scuole medie. Il governo assicura che il nuovo sistema sarà operativo già alla ripresa dell’anno scolastico. «Gli strumenti di verifica dell’età esistono già» sostiene la ministra del Digitale, Anne Le Hénanff, citando servizi francesi, simili al nostro Spid, per autenticare l’identità digitale.

Il nodo è l’applicazione della legge. La Francia non potrà infatti sanzionare direttamente TikTok, Instagram o Snapchat. Dopo il confronto con Bruxelles la legge è stata emendata dai passaggi che affidavano nuovi poteri all’Arcom, l’autorità francese di vigilanza per l’audiovisivo e il digitale, perché giudicate ridondanti rispetto al Digital Services Act (Dsa), che già obbliga le piattaforme accessibili ai minori a garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione. La Francia dovrà quindi segnalare le eventuali violazioni e affidarsi alla Commissione europea. Le linee guida pubblicate da Bruxelles nel luglio scorso prevedono l’impiego di sistemi di verifica dell’età quando una legislazione nazionale stabilisce un’età minima per accedere a determinate categorie di social network.

Se Bruxelles accerterà una violazione, potrà imporre una sanzione fino al sei per cento del fatturato mondiale annuo, ordinare modifiche tecniche e sottoporre la piattaforma a una sorveglianza rafforzata.

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