Trump pensa alla guerra totale, la Cia frena: “Il regime resisterà”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – A breve bombarderà il sito nucleare iraniano più segreto e fortificato, quella Pickaxe Mountain dove il regime avrebbe nascosto le centrifughe sopravvissute, e non ha interesse a riprendere il dialogo diplomatico. Però sarebbe pronto a parlare con Hezbollah, se fosse utile, e magari questa apertura potrebbe riguardare anche gli ayatollah, se avessero voglia di discutere «in maniera significativa».
Donald Trump ha mostrato la sua faccia più aggressiva, parlando dallo Studio Ovale dove ha ricevuto il presidente libanese Joseph Aoun, allo scopo di chiudere l’accordo con Israele per il ritiro dal territorio di Beirut e il disarmo delle milizie sciite alleate di Teheran. Il presidente sta davanti ad un bivio, fra la ripresa delle trattative e…
NEW YORK – A breve bombarderà il sito nucleare iraniano più segreto e fortificato, quella Pickaxe Mountain dove il regime avrebbe nascosto le centrifughe sopravvissute, e non ha interesse a riprendere il dialogo diplomatico. Però sarebbe pronto a parlare con Hezbollah, se fosse utile, e magari questa apertura potrebbe riguardare anche gli ayatollah, se avessero voglia di discutere «in maniera significativa».
Donald Trump ha mostrato la sua faccia più aggressiva, parlando dallo Studio Ovale dove ha ricevuto il presidente libanese Joseph Aoun, allo scopo di chiudere l’accordo con Israele per il ritiro dal territorio di Beirut e il disarmo delle milizie sciite alleate di Teheran. Il presidente sta davanti ad un bivio, fra la ripresa delle trattative e la guerra totale, finalizzata stavolta a rovesciare la Repubblica islamica. Dà l’impressione di pendere verso la seconda ipotesi, nonostante l’intelligence americana avverta che i bombardamenti non ammorbidiranno il regime, però non ha ancora deciso di spingersi fino all’intervento di terra.
La giornata ieri è cominciata con gli Houthi che hanno confermato l’inizio del blocco dello stretto di Bab al Mandeb, costringendo sei navi a cambiare rotta. Vorrebbe dire la paralisi di Suez, da cui passa quasi il 10% dell’energia globale fra petrolio e gas, che penalizzerebbe soprattutto l’Arabia Saudita. Su questo Trump è stato prudente: «Non è ancora accaduto. Se succederà, ce ne occuperemo».
Il tono è cambiato quando è passato a parlare di Teheran: «L’Iran non ha ancora visto nulla, finora siamo stati gentili. Colpiremo presto e in modo pesante Pickaxe Mountain», dove secondo l’intelligence israeliana il regime ha nascosto le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio. «Sono inutili - ha commentato il presidente - senza il materiale arricchito, e quello lo teniamo d’occhio. Però non abbiamo finito e non abbiamo intenzione di andarcene. Forse stanno cercando di ricostruire un sito. Lo colpiremo con forza».
Secondo il capo della Casa Bianca gli iraniani «vogliono disperatamente incontrarci, ma finché non saranno pronti a farlo in maniera significativa, non abbiamo interesse a vederli». Sembra una chiusura al negoziato, ma non definitiva, visto che è pronto anche a «parlare con Hezbollah. Parlo con tutti». La condizione però è che gli ayatollah abbiano intenzione di concludere un vero accordo. La ripresa dei bombardamenti, in corso da 10 giorni, potrebbe avere lo scopo di ammorbidirli, anche se secondo il Washington Post la Cia è arrivata alla conclusione che non basteranno a cambiare la linea di Teheran, capace di resistere tre o quattro mesi al blocco di Hormuz. Così Trump rischia di ritrovarsi impelagato in un “quagmire”, il pantano, mentre si avvicinano le elezioni midterm. Ieri ha detto che non gli importa: «Non mi lascerò condizionare dalle motivazioni politiche». Sarà pure vero, ma intanto la sua popolarità cala nei sondaggi, il prezzo del petrolio sale, l’inflazione torna una minaccia e il Pentagono ha bisogno di soldi, perché nonostante un bilancio annuale da 1.500 miliardi di dollari, chiede al Congresso di dargliene subito 87 per proseguire la guerra. Gli iraniani hanno ammesso di aver ricevuto messaggi dagli Usa attraverso il Qatar e hanno incontrato in Pakistan i mediatori, che propongono una tregua di 10 giorni per resuscitare l’accordo. Via d’uscita lontana, almeno per ora.