NEW YORK – Scherza Donald Trump sul “quarto mandato” presidenziale, ma con uno scopo preciso: «Teme - commenta il politologo Yascha Mounk - di essere visto come un’anatra zoppa e quindi cerca di evitare l’indebolimento tenendo tutti sulla corda». Quanto al 2028, «alla fine potrebbe bocciare il vice Vance e il segretario di Stato Rubio, per puntare invece su suo figlio Don, l’unico a dargli garanzie di protezione dalla prigione». I democratici dovrebbero evitare di aiutarlo non scegliendo candidati socialisti, «perché solo il 3 o 4% dei loro elettori pensa che il partito sia troppo moderato e una svolta a sinistra favorirebbe i repubblicani».
Perché Trump minaccia di ricandidarsi?
«È un narcisista, vuole che si pa…
NEW YORK – Scherza Donald Trump sul “quarto mandato” presidenziale, ma con uno scopo preciso: «Teme - commenta il politologo Yascha Mounk - di essere visto come un’anatra zoppa e quindi cerca di evitare l’indebolimento tenendo tutti sulla corda». Quanto al 2028, «alla fine potrebbe bocciare il vice Vance e il segretario di Stato Rubio, per puntare invece su suo figlio Don, l’unico a dargli garanzie di protezione dalla prigione». I democratici dovrebbero evitare di aiutarlo non scegliendo candidati socialisti, «perché solo il 3 o 4% dei loro elettori pensa che il partito sia troppo moderato e una svolta a sinistra favorirebbe i repubblicani».
Perché Trump minaccia di ricandidarsi?
«È un narcisista, vuole che si parli solo di lui e così fa impazzire tutti. Può farlo in contesti come la cena dei corrispondenti dove si scherza, dicendo poi che i media sono pazzi a prenderlo sul serio. Sotto però c’è un motivo più profondo. Sente che il suo potere di controllo sul discorso pubblico si sta indebolendo, è molto impopolare, e dopo le midterm teme di essere visto come un’anatra zoppa. Prima questi scherzi erano un segno di forza, e magari una violazione della Costituzione poteva passare; ora la situazione è cambiata e dimostrano la sua debolezza».
Alan Dershowitz sostiene che potrebbe candidarsi, aggirando il divieto del Ventiduesimo emendamento della Costituzione.
«Non è possibile per tre motivi. Primo, i governatori repubblicani potrebbero metterlo sulla scheda dei loro stati, ma i democratici che guidano stati chiave cone Pennsylvania, Michigan o Arizona non lo farebbero mai. Secondo, la Corte Suprema è conservatrice, ma su temi cruciali come i dazi e lo ius soli non lo ha assecondato. Terzo, se avesse un gradimento del 60 o 70%, potrebbe riuscire a trasformare gli Usa nella Turchia o il Venezuela, ma è molto impopolare e anche nel suo partito affiorano le prime crepe».
Secondo Dershowitz la Costituzione vieta di candidarsi al terzo mandato, ma non di servire, se venisse scelto dal Congresso.
«Tutte queste idee creative sono incostituzionali. Mai dire mai in politica, ma la probabilità che le istituzioni lo consentano è molto bassa, vista la sua impopolarità. All’inizio del mandato forse sarebbe stato possibile, ora molto meno».
Allora chi sarà il candidato nel 2028, Vance o Rubio?
«La situazione è strana. Trump è molto impopolare nel grande pubblico, ma resta assai popolare nella base che vota alle primarie, perciò la sua scelta del successore avrà grande peso. Sappiamo che non sembra aver preso decisione e chiede spesso ad amici e colleghi se preferiscono Vance o Rubio. In queste circostanze considero più probabile un’opzione non tanto discussa ora, cioè candidare suo figlio. Demagoghi e populisti in altri paesi hanno finito per fidarsi solo dei famigliari, come Fujimori in Perù o Bolsonaro in Brasile».
Ha paura delle inchieste su come si è arricchito?
«Tiene molto ai propri interessi e ha fatto soldi in modo allucinante con la presidenza. Per esempio col suo social intende vendere l’accesso anticipato ai propri post, perché muovono i mercati. È incredibile, una forma di aperta corruzione. Suo figlio potrebbe continuare queste attività, ma ancora più importante è la sua paura di finire in prigione. Rubio e Vance erano suoi critici nel 2016: come Re Lear teme il tradimento, quando non sarà più al potere».
Che impatto avrà tutto questo sulle midterm di novembre?
«Saranno un referendum sul presidente. È molto impopolare perché dopo 6 anni alla Casa Bianca non ha realizzato la promessa di far rifiorire gli Usa e ha violato quella di evitare avventure stupide all’estero. Con la guerra di scelta in Iran alimenta l’inflazione, come Biden. Però ci sono due fattori addizionali. Le midterm in genere avvantaggiavano i repubblicani, perché gli elettori ricchi e istruiti partecipano di più,
ma ora a farlo sono i democratici, che però sono anche loro impopolari. L’esito resta incerto. I democratici dovrebbero prendere la Camera ma non il Senato».
Il “pericolo rosso” agitato da Trump avrà un effetto?
«Assolutamente sì. Tra gli elettori democratici solo il 3 o 4% pensa che il partito sia troppo moderato, mentre il 40 o 50% lo vede troppo a sinistra. Immaginate gli altri. Nelle primarie hanno vinto molti socialisti, ciò provoca un grave danno d’immagine per i democratici. Se il nominato nel 2028 ispirerà forte entusiasmo tra i gruppi ideologici fuori dal mainstream, renderà più facile la vittoria di Rubio o Vance, nonostante l’impopolarità di Trump».