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Da marzo centinaia di militari italiani in Arabia Saudita: “In azione contro i missili iraniani”

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Il dispiegamento tenuto segreto è stato inserito in un oscuro passaggio del decreto missioni. Coinvolti almeno 700 soldati: schierati cannoni antidrone, Samp-T e gli Eurofighter. Hanno partecipato alla difesa degli alleati del Golfo
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È l’operazione più segreta, delicata e rischiosa realizzata dalle forze armate italiane negli ultimi anni. Da metà marzo centinaia di militari hanno preso posizione in Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo per fare scudo contro gli attacchi iraniani. Sono stati schierati in zona di guerra i migliori sistemi contraerei nazionali, dalle batterie missilistiche Samp-T ai cannoni antidrone Skynex, dai caccia Eurofighter all’aereo radar Gulfstream CAEW. Reparti che hanno partecipato attivamente alla protezione degli alleati fondamentali per i rifornimenti energetici e continuano a farlo in nazioni che sono continuamente sottoposte a incursioni dei pasdaran o degli Houthi yemeniti.

Iran, le news sulla guerra in diretta

È l’operazione più segreta, delicata e rischiosa realizzata dalle forze armate italiane negli ultimi anni. Da metà marzo centinaia di militari hanno preso posizione in Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo per fare scudo contro gli attacchi iraniani. Sono stati schierati in zona di guerra i migliori sistemi contraerei nazionali, dalle batterie missilistiche Samp-T ai cannoni antidrone Skynex, dai caccia Eurofighter all’aereo radar Gulfstream CAEW. Reparti che hanno partecipato attivamente alla protezione degli alleati fondamentali per i rifornimenti energetici e continuano a farlo in nazioni che sono continuamente sottoposte a incursioni dei pasdaran o degli Houthi yemeniti.

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La spedizione è stata rivelata da Fausto Biloslavo sul Giornale e confermata da una nota inserita sul sito web del ministero della Difesa che per la prima volta annuncia l’esistenza della Task Force Arabia: “Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell’area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. La Task Force Air – Arabia concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell’area”. Si tratterebbe di 400 uomini e donne dell’Aeronautica, con quattro caccia Eurofighter, un radar volante CAEW dislocati in Arabia Saudita. In Kuwait si troverebbe un radar a lungo raggio An/Tps 77 mentre non è chiaro se una task force anti-drone con il sistema Acus di Leonardo si trovi in Bahrain. Ma a quello che risulta a Repubblica il contingente è più numeroso: sono stati inviati in Arabia Saudita anche reparti dell’Esercito con batterie missilistiche terra-aria Samp-T e radar Kronos. Negli Emirati Arabi Uniti invece è stata mandata una batteria di cannoni a tiro rapido Skynex sempre dell’Esercito: non è chiaro se però sia gestita da militari emiratini o italiani. Si tratterebbe almeno di altri 300 militari.

Dalla seconda settimana di marzo decine di voli hanno trasferito personale e armamenti nella Penisola Arabica: in quel momento tutta l’area veniva bersagliata dagli attacchi iraniani. Secondo le informazioni raccolte da Repubblica, in diverse occasioni il nostro contingente è entrato in azione per proteggere i Paesi in cui era schierato. Dalla Difesa affermano che il contingente grazie alla tecnologia in dotazione fornisce dati e coordinate ai partner per abbattere i missili iraniani.

A inizio marzo i ministri Crosetto e Tajani hanno dichiarato al Parlamento che c’erano state richieste di aiuto all’Italia da parte delle monarchie arabe bersagliate dai raid di Teheran, ma non hanno mai comunicato cosa è stato concesso e tantomeno l’invio di nostro militari. La missione è stata autorizzata da una frase inserita in una risoluzione approvata “alla cieca” dalle Camere, in cui si cita - parole testuali - “il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e anti-missilistica e di sorveglianza a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell'area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell'area, a tutela degli interessi primari nazionali; quanto sopra anche in relazione alla necessità di contrastare una crisi energetica per i cittadini e le imprese italiane…”.

A questa risoluzione è seguita la modifica del Decreto Missioni all’estero voluta dal governo Meloni: non indica più le forze italiane stanziate in un singolo Paese ma quelle presenti in una “area geografica” permettendo così i trasferimenti in Arabia Saudita o in altre nazioni senza bisogno di un passaggio parlamentare a patto che il numero complessivo di uomini e mezzi sia immutato. “La relazione - riportano gli atti delle Camere - segnala che la recente escalation in Iran ha determinato la necessità di una progressiva rimodulazione del dispositivo militare schierato, al fine di tutelare gli interessi nazionali, la sicurezza del personale e degli assetti schierati nell’intero quadrante e la possibilità di fornire supporto a Paesi alleati e partner”.

Neppure nella lunga discussione nelle Commissioni di Palazzo Madama e Montecitorio sulle missioni all’estero lo schieramento di militari italiani in zona di guerra è mai stato comunicato. Non solo. In questo momento tutti i migliori sistemi di difesa contraerea delle nostre forze armate si trovano nel Golfo, mentre un’altra batteria Samp-T è in Turchia per una missione Nato: in Italia non è rimasto quasi nulla.

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