Regno Unito, intervista a Count Binface: “Battere Farage? Perché no… io difendo la democrazia”
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera“Il conte faccia di spazzatura”, Jonathan David Harvey, comico londinese di 46 anni
LONDRA – Questa intervista è surreale. Ma lo è diventata anche la politica britannica, dopo la Brexit e cinque primi ministri negli ultimi quattro anni. Chi avrebbe mai pensato, un giorno, di sedersi a tavolino e discutere seriamente di politica con un tizio, anzi un “conte”, che pare uscito da una discarica di Guerre Stellari con la sua voce metallica e che ha un bidone dell’immondizia al posto della testa?
Eppure "Count Binface", alias il 46enne comico e sceneggiatore londinese Jonathan David Harvey, è l’unico vero sfidante di Nigel Farage all’elezione suppletiva del 14 agosto per il seggio di Clacton-on-Sea, dal quale il re della Brexit si è dimesso il 7 luglio scorso per “far decidere al popolo” il suo futuro, dopo lo scandalo per la controversa donazione di cinque milioni dal miliardario Christopher Harborne: mai dichiarata alle autorità parlamentari e mai giustificata oltre ogni ragionevole dubbio.
LONDRA – Questa intervista è surreale. Ma lo è diventata anche la politica britannica, dopo la Brexit e cinque primi ministri negli ultimi quattro anni. Chi avrebbe mai pensato, un giorno, di sedersi a tavolino e discutere seriamente di politica con un tizio, anzi un “conte”, che pare uscito da una discarica di Guerre Stellari con la sua voce metallica e che ha un bidone dell’immondizia al posto della testa?
Eppure "Count Binface", alias il 46enne comico e sceneggiatore londinese Jonathan David Harvey, è l’unico vero sfidante di Nigel Farage all’elezione suppletiva del 14 agosto per il seggio di Clacton-on-Sea, dal quale il re della Brexit si è dimesso il 7 luglio scorso per “far decidere al popolo” il suo futuro, dopo lo scandalo per la controversa donazione di cinque milioni dal miliardario Christopher Harborne: mai dichiarata alle autorità parlamentari e mai giustificata oltre ogni ragionevole dubbio.
Tutti gli altri partiti boicotteranno la “farsa” di Farage, e così gli oppositori del re della Brexit si sono coalizzati intorno a “Count Binface”. Il quale è addirittura in testa in un sondaggio. Se vincesse, sarebbe l’umiliante fine politica di Farage.
Certo, il leader della destra britannica ha stravinto a Clacton alle elezioni di due anni fa, e resta il netto favorito. Ma se, per la prima volta, la spuntasse un “perennial novelty candidate”? Ossia, come si chiamano qui questi candidati ridicoli ed eccentrici, come tizi vestiti da volpi o bastoncini di pesce, che non vincono mai, come lo stesso Binface in passato due volte contro il sindaco di Londra Sadiq Khan e contro due ex primi ministri come Boris Johnson e Theresa May. Ma che, per tradizione e con la loro affilata satira, mettono a nudo la politica britannica. Una risata di Count Binface la seppellirà?
Count Binface, ma lei vuole davvero vincere contro Farage?
«Beh, perché no?».
La sua vita cambierebbe, dovrebbe occuparsi di faccende serie tutti i giorni, e sarebbe costretto persino a togliersi la maschera a Westminster.
«Ah, ho molti amici a Londra, diversi deputati si stanno già adoperando per cambiare il regolamento. Anche se dovrebbero spendere il loro tempo per qualcosa di meglio: sistemare l’economia e ricostruire i rapporti con i nostri amici europei...».
Però il suo programma è un po’ ridicolo…
«Ma come si permette?».
Beh, al punto 7 recita: “Costruirò almeno un alloggio popolare”.
«E quindi? Starmer aveva promesso 1,5 milioni di case popolari, nemmeno una è stata realizzata e non ci riusciranno mai in questa legislatura. Io almeno non prendo in giro i cittadini e realizzerò più di quanto promesso. Chi è più ridicolo: io o i politici?».
Ma al punto 2 lei promette: «Taglierò le tasse a te, mentre le alzerò a tutti gli altri». Come fa a essere un piano credibile?
«Invece sono onesto. Le piacerebbe se io riducessi le sue tasse?».
Sì.
«E pensa che una certa categoria di persone dovrebbe pagare più tasse?».
Probabilmente sì.
«E allora vede che siamo d’accordo?».
Farage ha paura di lei?
«Non credo abbia paura. E non userei termini così forti, sono contro l’estremizzazione della politica: è solo un’elezione. Detto questo, credo che, sì, Farage senta comunque la mia sfida a livello intellettuale, politico e culturale».
Farage si presenta sempre come “l’uomo del popolo contro l’establishment”. Ora, contro di lei, l’establishment è Farage…
«Lei è molto gentile. Eppure tabloid e media di destra hanno già scatenato la campagna per sostenere che io sarei l’establishment, e non Nigel, deputato a Westminster, ex membro del Parlamento europeo, che ha accettato regali di 5 milioni di sterline e che si fa fotografare con i cacciatori di volpe… per non parlare della Brexit, dei tantissimi miliardi bruciati e i cambiamenti economici, sociali e culturali che ha provocato nel Paese...»
Vorrebbe sfidare Farage in un dibattito?
«Non ne ho bisogno. Ma se Nigel vuole, io ci sono».
Il rischio per Farage è che tutti i suoi oppositori sostengano lei, il Conte spazzatura.
«Può essere, ma io non ho stretto alcuna alleanza con chicchessia. Avevo solo un sito di crowdfunding. Ma ho dovuto chiuderlo».
Perché?
«Ho ricevuto 100mila sterline in pochi giorni, e oltre questa cifra non saprei come spendere il denaro. Primo, perché credo di non averlo mai visto in vita mia, difatti il mio conto in banca è vuoto. E, secondo, perché ovviamente non me ne approprierei. Quindi lo sto spendendo per pagare un piccolo team che mi segue per questa avventura, oltre al mio vice “Raccolta Indifferenziata”, e per un paio di eventi in campagna elettorale che vi stupiranno…».
Ma ci spiega questa tradizione britannica dei bizzarri candidati caricaturali come lei? Perché siete considerati un sano esercizio democratico?
«È molto importante difendere, custodire e celebrare la democrazia. Credo che quella britannica sia la migliore al mondo, perché permette a Count Binface e altri di essere sul palco, accanto ai grandi e ai potenti. È una straordinaria forza di uguaglianza. Eppure, ancora oggi molti britannici si irritano quando la satira e la commedia si mescolano con la politica. Difatti, non abbiamo mai avuto un comico al potere. Voi italiani sì invece, con Beppe Grillo, anche se non ho condiviso le politiche sue e del Movimento Cinque Stelle. E pure gli ucraini con Zelensky. Ma questa è la tettonica della politica, my dear: le placche iniziano a muoversi molto lentamente, nessuno gli da retta, ma poi stravolgono tutto».
Ma perché lei, Jonathan David Harvey che mai concede interviste sotto il suo vero nome, ha scelto di chiamarsi Count Binface? «Il modo in cui nascono i “recycloni” come me è molto diverso da quello degli esseri umani, che fanno sesso e poi hanno un bambino. Noi abbiamo separato il sesso dalla procreazione, quindi possiamo divertirci quanto vogliamo. E poi, quando decidiamo di avere un figlio, si fa richiesta al comune e, circa un mese dopo, compare un piccolo bidone. È quello che hanno fatto mia madre e mio padre. Anzi inizialmente mi chiamavo “Lord Buckethead” (“Testa di secchio”, il primo alter ego di Harvey prima di una disputa per copyright, ndr), ma poi sono diventato Binface perché il secchio dell’immondizia è ancora più inquietante. E, come per magia, eccomi qui: 5.900 anni terrestri dopo, ta-da! Sono diventato una delle star della classifica elettorale nel Regno Unito. Quanto al come e al perché gli esseri umani potrebbero voler fare una cosa del genere... risentiamoci dopo l’elezione di Clacton».