Un tesoro archeologico che si estende per oltre 450 chilometri quadrati. Un rompicapo millenario ancora da risolvere. Le Linee di Nazca, che le due famiglie italiane originarie di Monza speravano di sorvolare con il piccolo aereo che si è schiantato ieri in Perù, sono fra i primi patrimoni dell’umanità identificati dall’Unesco. Ma non è per capriccio o azzardo che Elena Sala (58 anni), Matteo (24 anni), Pietro (18 anni) e Paolo Gianturco (59 anni) e Cristina Maria Bianco (57 anni) Lorenzo (24 anni) e Massimo Angelucci (58 anni), si sono imbarcati sul piccolo aereo della compagnia Aerodiana.
I geoglifi scavati sul terreno
Per la vastità dell’area su cui si estendono, sorvolarli è l’unico modo per apprezzarli davvero nella loro interezza. Si tratta di geoglifi, enormi disegni scavati direttamente sul terreno che rappresentano animali – scimmie, uccelli, ragni, una balena - forme geometriche come spirali e trapezi, immagini di piante e persone. E sono antichi.
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La civiltà precolombiana
A tracciarli con tanta precisione e perizia, spostando le pietre scure del deserto per far emergere il terreno di sotto assai più chiaro, è stata la civiltà precolombiana dei Nazca, vissuta nella zona tra il a il 300 a.C. ed il 500 d.C. Come siano riusciti a farlo senza avere la possibilità di guardare l’area dall’alto è un mistero che ancora interroga gli studiosi e affascina i turisti, provenienti da ogni angolo del globo.
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I venti e le turbolenze
Secondo il ministero del Turismo peruviano, tra gli 80.000 e i 100.000 turisti ogni anno decidono di imbarcarsi sui piccoli velivoli per ammirare l’area, come hanno fatto i sette italiani morti ieri nello schianto del Cesna su cui viaggiavano. Una pratica comune, ma che presenta dei rischi.
L'area di Nazca è nota per i forti venti e le turbolenze che possono manifestarsi improvvisamente sopra il deserto, per questo le allerte meteo – come quella dichiarata due giorni fa per l’intera zona – generalmente vengono rispettate scrupolosamente. Dal 2010 a oggi, sono stati registrati almeno tredici gravissimi incidenti. Molti legati al maltempo, ma almeno cinque – hanno accertato le autorità – sono stati causati da guasti meccanici e avarie sui velivoli delle compagnie che sorvolano l’area.