LONDRA – «L’errore più grande che il centrosinistra europeo può fare sull’immigrazione è inseguire l’estrema destra». A spiegare perché è Alastair Campbell, 69 anni, colosso del Labour britannico, per molti anni lo spin doctor e l’uomo nell’ombra di Tony Blair, e ora conduttore del podcast politico più celebre d’Inghilterra, “The Rest is Politics”.
Campbell, il “modello danese” è il volto più duro del centrosinistra europeo nei confronti dell’immigrazione. Crede sia la soluzione giusta per arginare le destre?
«Non credo che un modello si possa esportare facilmente, in ogni caso la questione dell’immigrazione non si risolve con un approccio paese per paese. Serve una svolta collettiva, europea, che guardi ai fatti, e che non si lasc…
LONDRA – «L’errore più grande che il centrosinistra europeo può fare sull’immigrazione è inseguire l’estrema destra». A spiegare perché è Alastair Campbell, 69 anni, colosso del Labour britannico, per molti anni lo spin doctor e l’uomo nell’ombra di Tony Blair, e ora conduttore del podcast politico più celebre d’Inghilterra, “The Rest is Politics”.
Campbell, il “modello danese” è il volto più duro del centrosinistra europeo nei confronti dell’immigrazione. Crede sia la soluzione giusta per arginare le destre?
«Non credo che un modello si possa esportare facilmente, in ogni caso la questione dell’immigrazione non si risolve con un approccio paese per paese. Serve una svolta collettiva, europea, che guardi ai fatti, e che non si lasci trasportare dalle emozioni e dal panico. Quanto accaduto a Ceuta nei giorni scorsi è la dimostrazione che il dibattito è diventato così tossico e politicamente pericoloso che si perdono di vista i fatti. La premier italiana Meloni ha sospeso Schengen con la Spagna per scopi politici, senza che nemmeno un migrante marocchino avesse la possibilità di arrivare sul continente europeo. Nel Regno Unito, Farage e i conservatori hanno sostenuto che i clandestini stavano arrivando alle nostre frontiere, e così l’Afd in Germania e il Rassemblement National in Francia. Falsità totali. Tutto questo è folle, ma emblematico del momento che stiamo vivendo».
Ma un partito di centrosinistra in Europa, oggi, che approccio pragmatico può avere sull’immigrazione?
«Serve un approccio comune europeo, Gran Bretagna inclusa, e mediante accordi anche con Paesi terzi in tempi di crisi, per cui si mandi un messaggio chiaro ai migranti irregolari e agli scafisti: se arrivate illegalmente, sarete riportati indietro. Questa è la chiave. Ma, ripeto, da soli non si va da nessuna parte».
Il problema è che le destre sembrano avanzare inesorabilmente in Europa, soprattutto a causa dell’immigrazione.
«È vero e ciò è inquietante. Da un lato, è necessario avere un programma politico che riconosca che l’immigrazione è una questione seria, sviluppando nuovi sistemi solidi ed efficaci. Ma ciò che non dobbiamo fare è imitare l’estrema destra o cercare di essere “più di estrema destra dell’estrema destra”, nella retorica e nelle politiche. Penso che questa sia la strada sbagliata ed è anche uno dei motivi per cui questo dibattito si è esasperato fino al punto in cui siamo arrivati. Bisogna quindi riportare le politiche a fondarsi su un dibattito ragionevole, maturo e basato sui fatti, pur comprendendo che il clima politico è tossico. E credo che il modo per affrontare questa tossicità sia smascherare coloro che la alimentano, la provocano e ne traggono vantaggio: la Brexit è capitata anche perché per troppo tempo non abbiamo affrontato la destra sull’immigrazione, considerandola un argomento scomodo (dopo che Blair fece entrare centinaia di migliaia di immigrati dall’Est Europa senza filtri a inizio secolo, ndr)».
Ma crede questo approccio sia ancora possibile nel magma incontrollabile e fulmineo dei social media?
«Ho ancora abbastanza fiducia nel popolo britannico e negli europei per credere che, se si è disposti a sostenere con costanza le proprie politiche e i propri valori nel corso del tempo, sia possibile sconfiggere e smontare questa politica populista, polarizzante e della “post-verità” rappresentata da persone come Farage, l’Afd e Trump. Ma non ci riusciremo se continueremo a pensare di poter trovare un punto d’incontro con loro, sia sul piano delle politiche sia su quello della retorica. Bisogna invece dimostrare di avere una propria agenda politica, capace di comprendere perché le persone siano arrabbiate e preoccupate, ma che allo stesso tempo abbia sufficiente fiducia e coraggio per sostenere il confronto pubblico».
Un altro problema è che se il linguaggio delle destre è comune (“stop ai migranti”) quello del centrosinistra e delle sinistre è più complesso e si lacera sempre nel dilemma tra norme più rigide e accoglienza.
«Servono entrambi e si può raggiungere questo obiettivo. Ovviamente tutti siamo d’accordo con Trump sul fatto che i confini debbano essere protetti, ma allo stesso tempo io e molti altri non condividiamo il fatto che in America puoi requisire un migrante, metterlo su un aereo e spedirlo a El Salvador a farsi torturare in prigione. Il governo di Starmer prima, e ora quello di Burnham, stanno cercando invece un compromesso tra norme più dure e il rispetto della legge e dei trattati internazionali, così come dei diritti umani. Non vedo altra via, oltre a una cooperazione europea sempre più ampia. Anche perché non dobbiamo sottovalutare gli obiettivi strategici di Putin e Trump, che vogliono deliberatamente indebolire l’Unione Europea e il Regno Unito, insieme a tutta la galassia Maga e della destra populista online. Dobbiamo ancora capire bene che cosa è accaduto a Ceuta. Sospetto che dietro ci siano attori davvero maligni che hanno promosso e sponsorizzato l’arrivo in massa di 50mila marocchini nell’exclave spagnola».
Crede che Paesi terzi siano stati attivamente coinvolti nelle scene inquietanti viste a Ceuta?
«Non ne ho la certezza, e a differenza dell’estrema destra, non mi invento storie. Dico solo che c’è un filo conduttore: Farage che cavalcava la paura dei migranti siriani durante il referendum sulla Brexit, Putin che ha fatto arrivare migliaia di mediorientali in Bielorussia per farli premere alle porte dell’Europa. Cinquantamila persone entrate contemporaneamente a Ceuta non sono un evento normale: è organizzato. E anche se nessun Paese terzo fosse coinvolto stavolta, di sicuro sarà un esempio che i nemici dell’Europa cavalcheranno in futuro».