Le ceneri della valanga umana piombata a Ceuta lo scorso 30 luglio restano attaccate sui corpi bruciati dal sole dei minori marocchini non accompagnati, rimasti nell’exclave spagnola in cerca di una sistemazione. È intorno a loro, per la maggior parte ragazzi tra i 14 e 17 anni — ma ce ne sono anche di appena 8 anni — che si gioca l’ultima emergenza della città autonoma: quelli accolti erano, secondo i dati ufficiali diffusi ieri, 1.017 (di cui 528 identificati); ma, tra quelli in attesa di entrare nei centri dedicati e quelli in giro per la città che dormono in strada, il numero rischia di essere il doppio.
Ragazzo di 12 anni in lacrime a Ceuta: "Vi prego non rimandatemi a casa"
Nella periferia a prevalenza marocchina di Principe, gli abitanti hanno redatto un registro improvvisato dei ragazzi e ne hanno contati almeno mille tra quelli arrivati qui a chiedere aiuto: mol…
Le ceneri della valanga umana piombata a Ceuta lo scorso 30 luglio restano attaccate sui corpi bruciati dal sole dei minori marocchini non accompagnati, rimasti nell’exclave spagnola in cerca di una sistemazione. È intorno a loro, per la maggior parte ragazzi tra i 14 e 17 anni — ma ce ne sono anche di appena 8 anni — che si gioca l’ultima emergenza della città autonoma: quelli accolti erano, secondo i dati ufficiali diffusi ieri, 1.017 (di cui 528 identificati); ma, tra quelli in attesa di entrare nei centri dedicati e quelli in giro per la città che dormono in strada, il numero rischia di essere il doppio.
Ragazzo di 12 anni in lacrime a Ceuta: "Vi prego non rimandatemi a casa"
Nella periferia a prevalenza marocchina di Principe, gli abitanti hanno redatto un registro improvvisato dei ragazzi e ne hanno contati almeno mille tra quelli arrivati qui a chiedere aiuto: molti residenti hanno scelto così di ospitarne alcuni nelle loro abitazioni, in una gara di solidarietà che finisce per sfatare la leggenda del quartiere più pericoloso della Spagna.
«In questo momento, la capacità di Ceuta di accogliere minori è del 2.600% superiore al suo limite critico. La situazione è insostenibile», ha dichiarato Juan Jesús Vivas, presidente della Città autonoma e membro del Partito Popolare secondo cui in tutto i migranti rimasti in città senza collocazione sarebbero 6mila, mentre i media e le ong continuano a testimoniare tentativi di rimpatri forzati da parte delle forze di sicurezza sui minori non accompagnati, pratiche che vanno contro la legislazione spagnola che per loro prevede l’obbligo di accoglienza.
Domani arriva a Ceuta Sira Rego, la ministra della Gioventù e dell’Infanzia che ha appena annunciato di aver stanziato un fondo straordinario di 25 milioni di euro e fatto abilitare due strutture scolastiche per l’accoglienza dei più piccoli. Ma il tema, oltre che umanitario, rischia di diventare anche politico: secondo il meccanismo di accoglienza solidale, introdotto nel 2025 dal governo Sánchez con una riforma della legge sugli stranieri, le comunità autonome devono contribuire all’accoglienza dei minori provenienti da zone che vivono in condizioni di emergenza. Una legge che però trova la resistenza di alcune regioni governate dal Partito Popolare (Pp) in coalizione con il partito di estrema destra Vox. «I governi guidati dal Pp devono rispettare la legge come tutti gli altri», ha sottolineato il vicepresidente del governo spagnolo e ministro dell’Economia, Carlos Cuerpo. Ma anche il partito indipendentista catalano Junts ha ribadito che impedirà qualsiasi accordo per il trasferimento di minori in Catalogna.
Intanto, nonostante le stime ufficiali diffuse siano inferiori, la ong Caminando Fronteres ha resto noto che tra il 30 luglio e il 4 agosto sono stati ritrovati i corpi di 141 vittime a Ceuta e in Marocco, tra i quali anche minori, mentre i dispersi sarebbero ancora decine. Continuano poi le indagini: l’Audiencia Nacional ha chiesto alla Guardia Civile di chiarire se nei giorni precedenti l’ingresso in massa siano arrivate informazioni che avrebbero potuto allertare su quanto stava per accedere. Sul fronte marocchino, i tribunali di Tetuan e Nador hanno processato in tutto 86 persone coinvolte in organizzazione di attraversamenti illegali e aggressione a forze di sicurezza per gli ingressi a Ceuta e Melilla. Infine ieri, dopo l’iniziale annullamento dei festeggiamenti per la crisi, la patrona della città — la Virgen de África — è tornata a sfilare in processione.