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Javier Cercas: “Falsa e perversa l’idea che i migranti siano un male”

(reuters)

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Intervista allo scrittore spagnolo: “L’immigrazione deve essere controllata, ma alla fine ci salverà, per tre ragioni. Un’Europa soltanto bianca e cristiana è un incubo: la mescolanza è la vita, la purezza è una catastrofe. Su Schengen, Meloni o dice stupidaggini o bugie: tertium non datur”
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LONDRA – «L’idea che l’immigrazione sarà la distruzione dell’Europa è assolutamente falsa e perversa. Voglio dirlo con chiarezza: la mescolanza è vita, la purezza è una catastrofe». Dopo l’eclatante caso dell’arrivo in massa di 70mila marocchini a Ceuta, lo scontro politico nel Vecchio Continente e il dibattito della sinistra sull’immigrazione, parla a Repubblica il grande scrittore spagnolo Javier Cercas.

Sessantaquattro anni, autore dei capolavori “Anatomia di un istante” e “Soldati di Salamina” (editi in Italia da Guanda), Cercas dialoga in perfetto italiano dalla sua casa di campagna al confine con la Francia, rifuta con forza la demonizzazione contemporanea dei migranti e spiega come l’Occidente può trovare un compromesso tra crescita, sicurezza e accoglienza, senza svendere la sua anima.

Ragazzo di 12 anni in lacrime a Ceuta: "Vi prego non rim…

LONDRA – «L’idea che l’immigrazione sarà la distruzione dell’Europa è assolutamente falsa e perversa. Voglio dirlo con chiarezza: la mescolanza è vita, la purezza è una catastrofe». Dopo l’eclatante caso dell’arrivo in massa di 70mila marocchini a Ceuta, lo scontro politico nel Vecchio Continente e il dibattito della sinistra sull’immigrazione, parla a Repubblica il grande scrittore spagnolo Javier Cercas.

Sessantaquattro anni, autore dei capolavori “Anatomia di un istante” e “Soldati di Salamina” (editi in Italia da Guanda), Cercas dialoga in perfetto italiano dalla sua casa di campagna al confine con la Francia, rifuta con forza la demonizzazione contemporanea dei migranti e spiega come l’Occidente può trovare un compromesso tra crescita, sicurezza e accoglienza, senza svendere la sua anima.

Ragazzo di 12 anni in lacrime a Ceuta: "Vi prego non rimandatemi a casa"

Cercas, partiamo da quanto successo nei giorni scorsi a Ceuta. Da spagnolo, qual è il suo giudizio?

«Più che un problema migratorio, è una questione geopolitica. Il Marocco è una autocrazia, una mezza dittatura, che approfitta quasi sempre della debolezza della Spagna spedendo la propria gente alla frontiera. Non è una novità. Lo fece nel 1975, quando c’era al potere il dittatore Francisco Franco, con la “Marcia Verde”, inviando migliaia di persone per invadere il conteso Sahara Occidentale. Ha ordinato qualcosa di simile nel 2021, sempre a Ceuta. Anche stavolta, il Marocco ha colto la Spagna in un momento di debolezza: interno, per il debole governo Sánchez e gli scandali di corruzione, ed esterno, perché Madrid ora ha contro gli Stati Uniti, soprattutto dopo la sua posizione su Gaza».

Sui social media ci sono già gruppi che incoraggiano migliaia di marocchini a ripetere l’invasione di Ceuta per questo Ferragosto. Teme un remake?

«Certo che sì, se e quando il Marocco individuerà il momento giusto per provocare di nuovo la Spagna. La quale spesso non riesce a prevenire certe azioni, nonostante l’intelligence ne sia a conoscenza. Ma la realtà è che Madrid ha paura di Rabat. È per questo che, se ci fate caso, Sánchez non ha mai incolpato esplicitamente il Marocco di quanto avvenuto a Ceuta la settimana scorsa. Ma c’è un’altra cosa che mi ha scandalizzato più di tutte».

Quale?

«La marea di menzogne circolate in Europa. I migranti marocchini non sono entrati nello spazio Schengen, c’è una doppia frontiera tra Ceuta e il Vecchio continente. La mossa di Meloni di sospendere il trattato è assolutamente populista e ridicola, e gli italiani devono saperlo. E anche quando la vostra premier cerca di giustificarlo, o dice una bugia o dice una stupidaggine assoluta. Tertium non datur».

Dunque è stata solo una mossa ideologica?

«Ovvio. Ciò nell’ambito di una più ampia offensiva mediatica e politica contro la Spagna. Perché l’immigrazione è l’ingrediente principale del nazionalpopulismo e della destra».

Però anche partiti di centrosinistra, come i socialdemocratici danesi, mostrano una linea sempre più dura sull’immigrazione. Non crede che i tempi siano cambiati?

«I danesi sposano così la linea dei nazionalpopulisti. È un errore madornale. L’idea che l’immigrazione distruggerà l’Europa è completamente falsa e perversa. Non si devono imitare le bugie della destra, e nemmeno la xenofobia, arma potentissima in tutta la storia dell’umanità. Dobbiamo essere razionali, non istintivi».

Ma sempre più cittadini comuni sono spaventati dall’immigrazione incontrollata, e questo è un dato di fatto.

«Anche io sono contro l’immigrazione senza limiti, ci mancherebbe. Come potremmo mai accogliere 70mila persone in un solo giorno? E so benissimo che il nostro continente ha radici cristiano-giudaiche: come diceva George Steiner, l’Europa ha la doppia eredità di Atene e Gerusalemme. Ma su questa base si devono integrare altre culture e religioni. Perché la mescolanza è la vita, la purezza è una catastrofe. L’idea di un’Europa bianca e cristiana, come la immaginano la destra e i populisti, è un incubo. Ci sono tre ragioni per cui non possiamo rinunciare all’immigrazione».

Quali?

«Innanzitutto, la questione morale. Oggi l’Europa è il bastione della democrazia del mondo. Non possiamo permetterci di essere una fortezza, a maggior ragione vedendo la deriva degli odierni Stati Uniti: abbiamo un obbligo morale di accogliere, ovviamente in modo graduale. Poi c’è una questione culturale: nel corso dei secoli, l’Europa è diventata grande anche grazie all’immigrazione e all’essere meticcia. Lo stesso capita quando si scrive un romanzo: un’opera straordinaria non è mai pura, anzi. E poi c’è la questione economica: l’Europa è vecchia, lo dicono tutti gli economisti. Anche grazie all’immigrazione, la Spagna è uno dei Paesi che cresce maggiormente in Occidente. Certo, anche Sánchez è stato molto duro sull’immigrazione».

Ma come? All’estero viene visto come colui che ha regolarizzato centinaia di migliaia di irregolari.

«Aveva cominciato bene, ma poi è diventato sempre meno accogliente. Molti migranti vengono trattati malissimo. Migliaia di persone continuano a morire per cercare di arrivare alle Canarie. Neanche Sánchez è un santo. Ma certo, il suo modello è meglio di quello danese e degli xenofobi».

Però l’estrema destra avanza. Non teme che alla fine conquisterà l’Europa, nonostante le belle intenzioni di lei e della sinistra?

«Sarebbe una catastrofe. In questi casi, mi affido sempre a Gramsci: pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà. È la mia resistenza».

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