Come se la trattativa a tre Iran-Oman-Stati Uniti sullo stretto di Hormuz non fosse già molto complicata, il Parlamento iraniano ci mette del suo e presenta un nuovo disegno di legge, allo studio della commissione sicurezza, che prevede di vietare il passaggio nel canale ai «Paesi ostili», dunque a Stati Uniti e a Israele, ma anche a tutti quelli che «hanno causato danni» all’Iran, almeno fino a quando non avranno pagato un risarcimento. Anche i carichi militari e civili diretti a Tel Aviv verrebbero bloccati, se la legge passasse. Il diritto marittimo internazionale vieta la discriminazione tra le navi e la difesa del principio di neutralità degli Stretti ha reso possibile la globalizzazione dei commerci via mare, evitando guerre. I deputati iraniani che hanno firmato la proposta ne sono consapevoli, ma è chiaro che l’iniziativa mira a rendere ancora più difficili per la fazione del regime aperta la dialogo i negoziati con gli omaniti e in prospettiva con gli Stati Uniti.
La tra…
Come se la trattativa a tre Iran-Oman-Stati Uniti sullo stretto di Hormuz non fosse già molto complicata, il Parlamento iraniano ci mette del suo e presenta un nuovo disegno di legge, allo studio della commissione sicurezza, che prevede di vietare il passaggio nel canale ai «Paesi ostili», dunque a Stati Uniti e a Israele, ma anche a tutti quelli che «hanno causato danni» all’Iran, almeno fino a quando non avranno pagato un risarcimento. Anche i carichi militari e civili diretti a Tel Aviv verrebbero bloccati, se la legge passasse. Il diritto marittimo internazionale vieta la discriminazione tra le navi e la difesa del principio di neutralità degli Stretti ha reso possibile la globalizzazione dei commerci via mare, evitando guerre. I deputati iraniani che hanno firmato la proposta ne sono consapevoli, ma è chiaro che l’iniziativa mira a rendere ancora più difficili per la fazione del regime aperta la dialogo i negoziati con gli omaniti e in prospettiva con gli Stati Uniti.
La trattativa tra Teheran e Muscat sulla gestione dello stretto è alle battute finali, sostiene l’Iran da giorni, facendo immaginare che un accordo sia a portata di mano. Sulle rotte, è probabile che un’intesa ci sia davvero. Il principio di fondo è che le navi in ingresso nel Golfo persico passerebbero per le acque territoriali iraniane e dunque sotto sorveglianza di Teheran, quelle in uscita attraverserebbero le acque omanite e avrebbero il permesso di navigazione dall’Oman, ma dopo l’ok degli iraniani.
Già così è un’intesa indigeribile per Washington, perché di fatto sancisce la sovranità totale dell’Iran sul canale, che prima della guerra l’Iran non esercitava. Ma ci sono altri dettagli non di poco conto che rischiano di mandare all’aria tutto il negoziato. Gli iraniani vogliono introdurre tariffe obbligatorie per il transito delle navi con cui far fronte, dicono, ai costi per vari servizi, quelli assicurativi, di carburante, ambientali.
Secondo un alto funzionario iraniano, citato dalla Reuters, l’Iran avrebbe parlato con l’Oman di tariffe comprese tra il 5% e il 7% del valore del carico trasportato, l’Oman avrebbe proposto una quota più bassa, intorno al 3%. Gli Stati Uniti sono assolutamente contrari a qualsiasi tariffa che stabilirebbe un precedente pericoloso, in grado di influenzare la gestione degli stretti in tutto il mondo. Gli analisti si sbizzarriscono nei conti. Con una tariffa al 7%, e il traffico nello Stretto ai livelli pre-guerra, gli iraniani potrebbero arrivare a incassare fino a 100 miliardi di dollari all’anno, quanto i ricavi di Alphabet, la holding che controlla Google, o di Aramco, il colosso petrolifero saudita.
L’America non ha ancora detto la sua sull’intesa che dovrebbe anche portare a un nuovo cessate il fuoco di 60 giorni durante i quali negoziare sul nucleare e sull’assetto definitivo di Hormuz. Donald Trump ha dichiarato di voler raggiungere un accordo «perché non voglio uccidere persone» e prepara una telefonata con il saudita Bin Salman, alle prese con il riaccendersi della guerra nello Yemen, dove gli Houthi hanno lanciato una nuova offensiva contro le forze governative appoggiate da Riad, che ha causato già decine di morti.
In Iran, la scarsa trasparenza del processo decisionale sta probabilmente rallentando le cose. Il presidente Pezeshkian ha dichiarato che l’interazione con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei è «molto difficile» e lo scontro tra la fazione più moderata che vuole un accordo con l’America e i falchi contrari a qualsiasi negoziato è sempre più evidente. Al punto che lo stesso Pezeshkian ha lamentato censure sulla tv di stato, controllata dagli ultraradicali alle dipendenze dell’ufficio della Guida.