Ceuta, la crisi diventa politica: sul destino dell’exclave si gioca la campagna elettorale
di Benedetta PerilliSul destino di Ceuta, dei suoi abitanti e dei suoi migranti, si gioca il futuro del governo Sánchez. Lo ha capito il presidente del Governo socialista – che ieri ha presieduto una riunione di coordinamento sulla crisi migratoria con i sette ministri interessati in videoconferenza – e lo ha capito anche il governo autonomo della Città, da oltre 25 anni guidato dal finora conciliante presidente Juan Jesús Vivas, del Partito Popolare, che da ieri ha alzato il livello dello scontro minacciando di ricorrere alla magistratura se l’emergenza non verrà risolta entro 30 giorni.
Il primo gesto concreto da parte del governoSánchez per la crisi di Ceuta è arrivato ieri, a 18 giorni dall’ingresso in massa di almeno 80 migranti dal Marocco, con l’allestimento in…
Sul destino di Ceuta, dei suoi abitanti e dei suoi migranti, si gioca il futuro del governo Sánchez. Lo ha capito il presidente del Governo socialista – che ieri ha presieduto una riunione di coordinamento sulla crisi migratoria con i sette ministri interessati in videoconferenza – e lo ha capito anche il governo autonomo della Città, da oltre 25 anni guidato dal finora conciliante presidente Juan Jesús Vivas, del Partito Popolare, che da ieri ha alzato il livello dello scontro minacciando di ricorrere alla magistratura se l’emergenza non verrà risolta entro 30 giorni.
Il primo gesto concreto da parte del governoSánchez per la crisi di Ceuta è arrivato ieri, a 18 giorni dall’ingresso in massa di almeno 80 migranti dal Marocco, con l’allestimento in quattro aree della Città autonoma di tende da campo che ospiteranno 1500 persone tra quelle accampate abusivamente nella spiaggia del Trampolín. I lavori sono iniziati ieri con l’arrivo della ministra dell'Inclusione, della Previdenza sociale e delle Migrazioni e portavoce del governo Elma Saiz che ha specificato come i quattro centri di accoglienza avranno una natura “temporanea e straordinaria”.
Un annuncio che però non basta a calmare il malumore dei residenti: secondo le stime dell’amministrazione locale, i migranti restati a Ceuta dopo la valanga del 30 luglio sono tra gli 8 e i 12mila, tra i quali circa 3mila minori non accompagnati, soltanto la metà dei quali è accolta in centri specializzati. Una volta sistemati i 1500 nei nuovi centri accoglienza – dove andranno principalmente i migranti subsahariani mentre un centinaio di migranti marocchini che chiede asilo è entrato in sciopero della fame – per le strade della città ne resteranno ancora migliaia.
E con loro resteranno anche le emergenze denunciate da autorità locali e ceutini: da un lato il tema della sicurezza, con nuove denunce per furti, risse tra migranti, schiamazzi; dall’altro quello sanitario con l’unico ospedale in affanno per il crescente numero di interventi e il rischio di propagazione di malattie trasmissibile legato alle scarse condizioni igieniche nelle quali sono costretti a vivere i migranti. Il ministero della Difesa ha confermato casi di scabbia tra i militari dell’esercito che hanno operato a Ceuta.
Una situazione più volte denunciata dall’amministrazione conservatrice del presidente Vivas che ha generato un cambio di tono definitivo da parte del Partito Popolare che da 25 anni governa Ceuta, portando avanti finora rapporti formali. "Il governo centrale ha i mezzi e la capacità sufficiente perché la situazione torni alla normalità in un termine non superiore ai 30 giorni" nell'exclave, lanciando un ultimatum all'esecutivo, al termine del quale ha minacciato di rivolgersi ai "poteri giudiziari". E ha poi aggiunto: “Per quale ragione non si agisce con l’urgenza dovuta?”, rispondendo che potrebbe essere per “inettitudine”, “irresponsabilità” o per il fatto che l’esecutivo stia evitando di agire per “non disturbare il vicino e mantenere pseudo-buone relazioni con il Marocco”. Una narrazione finora sfruttata dalle destre per attaccare il leader socialista in vista della prossima sfida elettorale che a primavera segnerà il futuro del Paese. E il ministro dei Trasporti socialista Óscar Puente lancia l’accusa che dietro alla nuova strategia di Vivas ci sia la pressione del leader popolare Alberto Núñez Feijóo, deciso a fare di Ceuta il nuovo punto di partenza della sua scalata verso la Moncloa.