NEW YORK – Siccome non è riuscito ad ottenere quello che voleva dall’Iran con i mezzi militari, ora proverà a metterlo in ginocchio con la guerra economica. Il problema è capire quale sarà la differenza chiave tra questa nuova offensiva, annunciata dal presidente Trump via social, e le sanzioni che da anni colpiscono Teheran, e se basterà a piegare il regime.
«Nessuno — ha scritto il capo della Casa Bianca — ha offerto alla Repubblica Islamica un’opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente per loro, non l’hanno colta. Pertanto, oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese! Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento senza precedenti». Quindi ha avvertito: «Qualsiasi Paese consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all’Iran un’ancora di salvezza dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende. Contrabbando di petrolio, trasferimenti di dena…
NEW YORK – Siccome non è riuscito ad ottenere quello che voleva dall’Iran con i mezzi militari, ora proverà a metterlo in ginocchio con la guerra economica. Il problema è capire quale sarà la differenza chiave tra questa nuova offensiva, annunciata dal presidente Trump via social, e le sanzioni che da anni colpiscono Teheran, e se basterà a piegare il regime.
«Nessuno — ha scritto il capo della Casa Bianca — ha offerto alla Repubblica Islamica un’opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente per loro, non l’hanno colta. Pertanto, oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese! Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento senza precedenti». Quindi ha avvertito: «Qualsiasi Paese consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all’Iran un’ancora di salvezza dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende. Contrabbando di petrolio, trasferimenti di denaro, uffici di cambio, registri navali, società di facciata: tutto questo deve cessare ora. Sapete bene chi siete. Sarà un “D-Day economico” e abbiamo bisogno di tutti i nostri alleati per isolare e sconfiggere la minaccia dell’Iran. Questi fanatici sono alle corde; le nostre misure storiche li metteranno in ginocchio, paralizzando la loro capacità di diffondere il terrore nel mondo. L’Iran non avrà mai un’arma nucleare».
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha risposto così via social: «Il cosiddetto “D-Day economico” è un diversivo per distogliere l’attenzione dalla crisi americana: un debito senza precedenti e tassi d’interesse alle stelle. Insistere su politiche fallimentari non farà altro che portare a ulteriori sconfitte e all’inimicizia degli iraniani. Il terrorismo economico statunitense minaccia l’economia globale e la sovranità mondiale». Il portavoce dei pasdaran, Hossein Mohebi, ha poi avvertito: «Se scoppierà una nuova guerra, useremo armi più distruttive».
Il segretario al Tesoro Bessent, parlando con Cnbc, ha annunciato: «Terrò una conferenza stampa lunedì per spiegare i dettagli. Faremo collassare il regime». Quindi ha aggiunto: «Stiamo dicendo ai nostri alleati: o state con noi, o contro di noi. Ha funzionato in Venezuela, sta funzionando a Cuba e funzionerà in Iran».
Secondo l’agenzia Bloomberg, gli Usa potrebbero confiscare i beni iraniani sotto la loro giurisdizione, imitando l’iniziativa di Bush dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003. Il problema è che gli asset di Teheran raggiungibili da Washington sono limitati e confiscarli sarebbe più complicato. La maggior parte si trova in Paesi terzi, e quindi Trump avrebbe bisogno della cooperazione di governi stranieri per confiscarli. Un’altra strada sarebbe premere su Dubai e in generale gli Emirati Arabi Uniti, snodo cruciale per gli scambi commerciali e l’accesso alla valuta da parte degli ayatollah. Quando vendono petrolio hanno bisogno di uffici di cambio e intermediari, per convertire i pagamenti spesso in yuan cinesi in valute che possono usare. Resta da vedere se questo può davvero bastare a far cadere il regime.