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Israele, il palco per impiccare i palestinesi: Ben-Gvir e gli oltraggi a fini elettorali

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Il Paese va alle urne il 27 ottobre e per il leader dell’ultra destra è caccia all’ultimo voto per evitare di restare fuori dal governo
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L’ultima trovata è il giro guidato del cantiere dove è in allestimento una forca su cui, come annunciato nei giorni scorsi «saranno impiccati i terroristi palestinesi». «Stiamo mantenendo la promessa fatta, c’era chi la sottovalutava, c’era chi la prendeva in giro: ma la struttura è in costruzione», ha detto in un video a favore di social Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza interna di Israele. Prima di questo, solo pochi giorni fa, c’era stato l’auspicio dell’uccisione di «30 o 40 terroristi a notte» con bombardamenti su Gaza. E poi ancora l’annuncio dei fossati pieni di coccodrilli a sorvegliare le carceri, l’invito a «continuare a trasformare città e insediamenti in aree idonee alle armi da fuoco», la torta di compleanno con il cappio, nonché gli insulti e dei maltrattamenti agli attivisti della Global Sumud Flottilla che a maggio avevano provato a raggiungere Gaza.

Ben-Gvir mostra il cantiere della forca:…

L’ultima trovata è il giro guidato del cantiere dove è in allestimento una forca su cui, come annunciato nei giorni scorsi «saranno impiccati i terroristi palestinesi». «Stiamo mantenendo la promessa fatta, c’era chi la sottovalutava, c’era chi la prendeva in giro: ma la struttura è in costruzione», ha detto in un video a favore di social Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza interna di Israele. Prima di questo, solo pochi giorni fa, c’era stato l’auspicio dell’uccisione di «30 o 40 terroristi a notte» con bombardamenti su Gaza. E poi ancora l’annuncio dei fossati pieni di coccodrilli a sorvegliare le carceri, l’invito a «continuare a trasformare città e insediamenti in aree idonee alle armi da fuoco», la torta di compleanno con il cappio, nonché gli insulti e dei maltrattamenti agli attivisti della Global Sumud Flottilla che a maggio avevano provato a raggiungere Gaza.

Ben-Gvir mostra il cantiere della forca: "Cabine per assistere alle impiccagioni dei palestinesi"

Non ci si annoia mai a seguire le prodezze di Ben-Gvir, rappresentante dell’ala più estrema della destra al governo in Israele, una decina di condanne criminali sulle spalle fra cui un paio per incitazione al razzismo e supporto a un’organizzazione terroristica (il partito estremista Kach, ora fuorilegge). Del resto sulle uscite iperboliche il ministro, 50 anni, avvocato di formazione, una vita spesa a difendere le colonie illegali costruite da Israele nei Territori palestinesi, ha costruito tutta la sua parabola politica: la più famosa resta quella del 1995, quando in televisione minacciò Yitzhak Rabin, che aveva avviato il processo di pace con i palestinesi. «Come siamo arrivati alla sua macchina possiamo arrivare a lui», disse allora mostrando il logo strappato dalla Cadillac del primo ministro durante una manifestazione – violenta - contro gli Accordi di Oslo. Meno di un mese dopo, Rabin veniva assassinato da un giovane vicino al Kach, mettendo la parola fine a qualunque reale tentativo di conciliazione fra israeliani e palestinesi.

Eppure anche per un uomo che ha abituato il suo Paese e il resto del mondo a questo tipo di uscite, le ultime settimane sono state intense: non passa giorno che Ben-Gvir non alzi il tiro, provocando reazioni indignate non soltanto in patria ma anche in Paesi come la Germania e la Francia, tradizionalmente prudenti nei confronti di Israele. Il motivo è – come tutto quello che accade fra Tel Aviv e Gerusalemme da mesi – legato al voto che il 27 ottobre dovrà decidere che direzione prenderà il Paese dopo la strage di Hamas nel 2023 e i successivi tre anni di guerre. Con i sei seggi che controlla alla Knesset (il parlamento) Ben-Gvir è un partner fondamentale dell’attuale governo: e secondo i sondaggi, dalle urne di ottobre uscirà rafforzato, riflettendo lo spostamento a destra della società dopo il 7 ottobre. Otto seggi è l’ultima proiezione: un ottimo risultato che però potrebbe non bastare a Otzma Yehudit (Potere ebraico) e al suo leader per restare al potere.

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A fronte del sostanziale pareggio fra il Likud di Benjamin Netanyahu e Yashar di Gadi Eisenkot che pare essere il risultato più probabile delle elezioni infatti, da settimane in Israele si fa largo l’ipotesi di una “grande coalizione” fra i due rivali: un’ipotesi che lascerebbe fuori proprio Ben-Gvir, come scriveva ieri anche il quotidiano Yedioth Ahronot. Ecco dunque la spiegazione dell’intensificarsi della retorica violenta: per non rimanere a casa, Ben-Gvir ha necessità di rafforzare il suo partito anche – e forse soprattutto – a scapito di quello del primo ministro. «Se Bibi decidesse di allearsi con Eisenkot, commetterebbe un errore destinato a passare alla storia come un atto infame», ha detto qualche giorno fa durante una diretta Facebook. Un attacco a cui ne sono seguiti altri, sempre da posizioni estreme: su Gaza, sulla Cisgiordania ma anche sulla riforma giudiziaria rimasta a metà dopo l’attacco del 7 ottobre 2023. Netanyahu da parte sua ha preferito non parlare, lasciando ai suoi portavoce il compito di rispondere: ma le schermaglie sono solo all’inizio. Al voto mancano poco più di due mesi e tutto può ancora succedere. Compreso uno scontro frontale fra due alleati di governo.

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