✕

La Turchia contro Netanyahu: mandato di arresto per la Flotilla

Ascolta l'audio

Le accuse per il blitz che ha fermato le barche di aiuti a Gaza: “Crimini contro l’umanità”. La replica: “Erdogan è un dittatore antisemita, ha massacrato i curdi e aiutato Hamas”
2 minuti di lettura

La tensione che cresce da mesi fra la Turchia e Israele ha raggiunto ieri un nuovo apice. In risposta all’attacco lanciato nei giorni scorsi da Israele su un aeroporto siriano che la Turchia stava rimettendo in funzione, Ankara ha chiesto ieri all’Interpol di emettere un “red notice” contro Benjamin Netanyahu con l’accusa di crimini contro l’umanità e genocidio. L’episodio specifico a cui la richiesta fa riferimento è il fermo e l’arresto di centinaia di attivisti — fra cui molti turchi — che a maggio avevano tentato di raggiungere Gaza a bordo delle barche della Global Sumud Flotilla. Finora l’accusa era rimasta circoscritta ai confini turchi: ora il livello si alza. La richiesta fatta ieri passerà infatti all’esame dell’Organizzazione internazionale della polizia criminale: se sarà approvata — ipotesi assai improbabile — alle forze di polizia di tutto il mondo sarà chiesto di collaborare nella localizzazione e nell’arresto di Netanyahu, in attesa di una estradizione in Turchia.

…

La tensione che cresce da mesi fra la Turchia e Israele ha raggiunto ieri un nuovo apice. In risposta all’attacco lanciato nei giorni scorsi da Israele su un aeroporto siriano che la Turchia stava rimettendo in funzione, Ankara ha chiesto ieri all’Interpol di emettere un “red notice” contro Benjamin Netanyahu con l’accusa di crimini contro l’umanità e genocidio. L’episodio specifico a cui la richiesta fa riferimento è il fermo e l’arresto di centinaia di attivisti — fra cui molti turchi — che a maggio avevano tentato di raggiungere Gaza a bordo delle barche della Global Sumud Flotilla. Finora l’accusa era rimasta circoscritta ai confini turchi: ora il livello si alza. La richiesta fatta ieri passerà infatti all’esame dell’Organizzazione internazionale della polizia criminale: se sarà approvata — ipotesi assai improbabile — alle forze di polizia di tutto il mondo sarà chiesto di collaborare nella localizzazione e nell’arresto di Netanyahu, in attesa di una estradizione in Turchia.

La mossa è più simbolica che reale: lo statuto dell’Interpol vieta all’organizzazione di dare seguito a notifiche con finalità politiche e per questo le richieste contro capi di Stato o di governo raramente vengono eseguite. Nonostante ciò, ha provocato una reazione durissima: «Erdogan è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà rifugio ai terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona un numero record di giornalisti e oppositori politici», si legge in una nota che l’ufficio di Netanyahu ha diffuso alla stampa. «Ora sta cercando di estendere in Siria la sua aggressione contro Israele».

L’escalation di minacce e accuse arriva dopo mesi di braccio di ferro durissimo fra Israele e la Turchia, con Gaza come terreno principale di scontro. Sin dall’inizio dell’offensiva lanciata dall’Idf in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, il presidente turco Erdogan ha fatto del sostegno alla causa palestinese l’asse portante della sua politica estera. Ospitando i dirigenti di Hamas in esilio, offrendo un ruolo guida nella ricostruzione di Gaza e nello schieramento di una forza internazionale di stabilizzazione nella Striscia — offerta rifiutata da Israele — condannando con estrema forza le azioni israeliane nell’area così come in Cisgiordania. E sostenendo in maniera decisa le diverse flottiglie che hanno cercato di arrivare nella Striscia.

In riferimento al fermo delle barche salpate in maggio, già a luglio la Corte penale di Istanbul aveva emesso 35 mandati di arresto contro altrettanti imputati israeliani. Le accuse erano di crimini contro l’umanità, genocidio, privazione della libertà, aggressione e tortura. Il tentativo ora è di portare queste accuse su un piano internazionale. Una mossa che soddisfa gli attivisti: «Accogliamo con favore qualunque iniziativa giudiziaria che contribuisca a rompere un’impunità che dura da troppo tempo», ha detto Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla.

Allo scontro di lungo periodo su Gaza, si è aggiunto dal dicembre 2024 quello sulla Siria. Da quando le forze del comandante jihadista Mohammad al Jolani — ora presidente Ahmed al Shaara — hanno preso controllo del Paese cacciando Bashar al Assad, Erdogan ha tentato di fare del Paese un suo protettorato, offrendo sostegno politico e militare al nuovo potere. Netanyahu ha visto nell’instaurazione a Damasco di un governo guidato da un ex jihadista un ulteriore pericolo e usato la sua superiorità militare per occupare territori e creare una zona cuscinetto simile a quella che c’è oggi attorno a Gaza. Qualche giorno fa, la tensione è esplosa con il bombardamento israeliano di un aeroporto nei pressi del confine turco: ora la speranza è che l’escalation si fermi qui.

Leggi i commenti