NEW YORK – L’Ucraina celebra il trentacinquesimo anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica e gli unici rappresentanti degli Stati Uniti sono gli ex, Mike Pence che nel primo mandato era stato il vice del presidente Trump, e Keith Kellogg che nel secondo era stato il suo inviato a Kiev. Già questo basterebbe a confermare lo stallo del coinvolgimento di Washington nel tentativo di mettere fine all’invasione russa, ma bisogna aggiungerci che pure i negoziatori Jared Kushner e Steve Witkoff hanno cancellato o rimandato la missione prevista nelle due capitali in guerra. Resta solo da capire se questa frenata è temporanea, legata all’imminenza delle elezioni midterm e la distrazione dell’Iran, oppure è un ritorno di fiamma per Vladimir Putin, che potrebbe incontrare nuovamente il capo della Casa Bianca a margine del vertice Apec di novembre in Cina.
Quando Zelensky aveva visitato gli Usa, in occasione dei funerali dell’alleato senatore Graham, Trump aveva riconosciuto che in…
NEW YORK – L’Ucraina celebra il trentacinquesimo anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica e gli unici rappresentanti degli Stati Uniti sono gli ex, Mike Pence che nel primo mandato era stato il vice del presidente Trump, e Keith Kellogg che nel secondo era stato il suo inviato a Kiev. Già questo basterebbe a confermare lo stallo del coinvolgimento di Washington nel tentativo di mettere fine all’invasione russa, ma bisogna aggiungerci che pure i negoziatori Jared Kushner e Steve Witkoff hanno cancellato o rimandato la missione prevista nelle due capitali in guerra. Resta solo da capire se questa frenata è temporanea, legata all’imminenza delle elezioni midterm e la distrazione dell’Iran, oppure è un ritorno di fiamma per Vladimir Putin, che potrebbe incontrare nuovamente il capo della Casa Bianca a margine del vertice Apec di novembre in Cina.
Quando Zelensky aveva visitato gli Usa, in occasione dei funerali dell’alleato senatore Graham, Trump aveva riconosciuto che in sostanza sta vincendo la guerra, o comunque è riuscito a congelarla, e si era spinto a dargli il permesso di costruire i missili intercettori Patriot a casa. Considerando quanto è riuscita a fare Kiev con i droni, il successo era piuttosto garantito, e avrebbe tolto al Cremlino l’arma di ritorsione di bombardare gli obiettivi civili nelle città, proprio mentre gli ucraini raggiungono le sue infrastrutture energetiche, logistiche e militari sempre più dentro il territorio nemico. Nelle stesse ore, sempre per onorare la memoria di Graham, il Congresso aveva fatto progressi per approvare le sanzioni più dure che il senatore della South Carolina predicava da anni.
La svolta sembrava a portata di mano, ma è durata poco. Nei giorni seguenti Trump ci ha ripensato, allontanando la concessione per costruire i Patriot a Kiev, a cui ha negato anche il permesso di usare i satelliti Starlink di Elon Musk per poter colpire meglio gli obiettivi strategici in Russia.
Il motivo di questa frenata resta oggetto di speculazioni. Magari il capo della Casa Bianca, distratto dall’Iran, ha deciso di non rilanciare anche il secondo fronte, quello dove in campagna elettorale aveva promesso la pace nel giro di 24 ore. Forse le difficoltà incontrate con Teheran, contro cui oggi l’amministrazione annuncerà nuove misure economiche, gli hanno suggerito di non prendere altre iniziative internazionali non proprio popolari tra la sua base Maga, mentre si avvicinano elezioni midterm assai minacciose per la maggioranza repubblicana al Congresso. È possibile poi che Putin abbia in qualche modo dissuaso l’ex amico Donald dalla tentazione di lanciare un’escalation, oppure l’antica “bromance” per l’uomo forte di Mosca sia tornata a scaldare il cuore del collega di Washington, che potrebbe avere in mente di riannodare i fili del bilaterale di Ferragosto ad Anchorage con un nuovo incontro a margine del vertice Apec di novembre, o anche il G20 di dicembre a Miami.
Qualunque sia la risposta giusta a queste domande, l’ex vice Pence, pur caduto in disgrazia, cerca di rimettere il suo capo sulla retta via: «L’Ucraina - ha detto da Kiev - sta vincendo la guerra grazie alla determinazione del proprio popolo e questo è il momento di sostenerla». È vero che la guerra in Iran ha dimezzato le scorte americane di Patriot, ma a Zelensky basterebbe «il 5% del nostro arsenale, per sopravvivere ai bombardamenti che Putin lancerà in inverno, anche per distruggere le infrastrutture energetiche ucraine e condannare i cittadini al gelo». Pence non ha criticato l’intervento contro Teheran, ma ha aggiunto che «anche gli alleati possono aiutare. La Corea del Sud, ad esempio, ha ottimi intercettori che potrebbe fornire subito», se Trump non l’avesse urtata bloccando le esercitazioni comuni e tornando a corteggiare il dittatore nordcoreano Kim. Alle midterm però mancano ancora oltre due mesi e Kiev non può aspettare così tanto, per rimettere mano al piano di pace americano.