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Da Bush padre a Ratcliff, quando la Cia vola a Mosca

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L’ultimo viaggio nel novembre 2021, quando William Burns andò in Russia per chiedere a Putin di non attaccare l’Ucraina: tre mesi dopo diede iniziò la guerra che prosegue da quattro anni e mezzo
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LONDRA – La visita di un capo della Central Intelligence Agency in Russia è inevitabilmente carica di mistero: l’agenzia di spionaggio americano non rilascia commenti sulle proprie attività, tantomeno a proposito di un viaggio in casa di quella che un tempo era chiamata la superpotenza nemica, anzi “l’impero del male”, sebbene con Donald Trump alla Casa Bianca i rapporti siano molto migliorati. Per questo un alone di segretezza ha accompagnato la notizia che l’attuale direttore della Cia, John Ratcliffe, è stato a Mosca per una serie di colloqui su una varietà di argomenti. Qualcuno si chiede anche perché ci sia andato su un aereo militare, che attira più attenzione di uno dei tanti aerei civili a disposizione dell’intelligence americana.

I russi a Washington

Ma l’episodio non è senza precedenti. Nel 2018, per esempio, fece scalpore un viaggio in senso inverso: quello di alti funzionari dei servizi segreti russi a Washington, per incontrare Mike Pompeo, l’allora direttore della Cia, d…

LONDRA – La visita di un capo della Central Intelligence Agency in Russia è inevitabilmente carica di mistero: l’agenzia di spionaggio americano non rilascia commenti sulle proprie attività, tantomeno a proposito di un viaggio in casa di quella che un tempo era chiamata la superpotenza nemica, anzi “l’impero del male”, sebbene con Donald Trump alla Casa Bianca i rapporti siano molto migliorati. Per questo un alone di segretezza ha accompagnato la notizia che l’attuale direttore della Cia, John Ratcliffe, è stato a Mosca per una serie di colloqui su una varietà di argomenti. Qualcuno si chiede anche perché ci sia andato su un aereo militare, che attira più attenzione di uno dei tanti aerei civili a disposizione dell’intelligence americana.

I russi a Washington

Ma l’episodio non è senza precedenti. Nel 2018, per esempio, fece scalpore un viaggio in senso inverso: quello di alti funzionari dei servizi segreti russi a Washington, per incontrare Mike Pompeo, l’allora direttore della Cia, durante il primo mandato presidenziale di Trump. “Ci incontriamo periodicamente con le nostre controparti russe per le stesse ragioni per cui lo facevano i nostri predecessori – mantenere la sicurezza dell’America”, scrisse in seguito Pompeo in una lettera al Congresso Usa per giustificare l’iniziativa, sorprendente anche perché alcuni degli alti responsabili di Mosca erano sotto sanzioni americane.

Il riferimento a incontri dei suoi “predecessori” lascia intendere che appuntamenti del genere si erano svolti anche prima, ma non erano stati necessariamente resi pubblici: l’incontro ideale fra un capo dello spionaggio Usa e un capo dello spionaggio russo dovrebbe essere clandestino, cioè rimanere segreto, non divulgato al pubblico. Le spie non fanno pubbliche relazioni.

Il caso Burns

Se l’incontro viene reso pubblico c’è solitamente un motivo: le due parti ritengono utile darvi notorietà. Fare sapere, cioè, che si stanno parlando e che lo fanno attraverso i propri massimi responsabili dell’intelligence, coloro che manovrano segreti di stato: un segnale di disponibilità al dialogo, rivolto alla comunità internazionale e al proprio mondo politico. Così avvenne nel caso dell’incontro fra Pompeo e i capi dei servizi segreti russi nel 2018. E così è stato, in maniera ancora più plateale, per la visita a Mosca nel novembre 2021 di William Burns, direttore della Cia durante l’amministrazione Biden. Burns restò nella capitale russa due giorni, incontrando prima Nikolaj Patrushev, potente capo del Consiglio di Sicurezza russo, quindi Sergej Naryhshkin, capo del Svr, il servizio di spionaggio russo (la branca estera dell’ex-Kgb sovietico).

Parlarono della prigionia del dissidente Aleksej Navalny, dei cyberattacchi e delle interferenze di Mosca, e soprattutto dei movimenti di truppe lungo il confine con l’Ucraina: esercitazioni militari, secondo Vladimir Putin, ma lo spionaggio americano era certo che fossero i preparativi di una possibile invasione e lo scopo principale della missione di Burns era ammonire il Cremlino a non provarci. “Sappiamo cosa volete fare, se lo farete le conseguenze saranno pesanti”, il messaggio di cui era portatore. Bisogna dire che nessuno a Washington conosceva Putin e la Russia meglio di lui: ex-diplomatico di carriera, Burns era stato ambasciatore americano a Mosca dal 2005 al 2008. Per le sue qualità diplomatiche, Biden lo usò spesso in missioni delicate anche in Medio Oriente, tanto che secondo alcuni commentatori la politica estera Usa era in mano a Burns più che al suo esecutore ufficiale, il segretario di Stato (equivalente del nostro ministro degli Esteri) Antony Blinken. Ma il suo monito a Mosca non servì: tre mesi dopo, Putin diede ordine di invadere l’Ucraina, l’inizio della guerra che prosegue da quattro anni e mezzo.

Il viaggio di Bush senior

Durante la Guerra Fredda, incontri del genere erano più rari se non inimmaginabili, perlomeno se resi pubblici. C’è però un quasi precedente anche in questo ambito. Nel 1982, alla morte di Leonid Breznev, l’anziano segretario generale dell’Urss, il presidente Reagan inviò il proprio vice a rappresentare gli Stati Uniti al funerale a Mosca: e prima di diventare vicepresidente, George Bush senior era stato fra l’altro, per un anno, anche direttore della Cia. Con un curriculum che comprendeva deputato, ambasciatore all’Onu, ambasciatore in Cina e presidente del partito repubblicano, poi rafforzato da otto anni di vicepresidenza con Reagan, quando Bush nel ’92 fu eletto alla Casa Bianca si disse che nessun presidente nella storia americana era mai stato così ben preparato per la parte.

Ma torniamo al suo viaggio a Mosca nel 1982. Il Politbjuro del Partito comunista sovietico, senza perdere tempo, aveva nominato uno dei suoi membri, Jurij Andropov, quale successore di Breznev: e Andropov era stato a lungo il capo del Kgb. Fu così che, a margine delle esequie, un ex-direttore della Cia incontrò un ex-capo del Kgb: un momento sensazionale nelle relazioni fra le due superpotenze. Non si sa cosa si dissero. Anche Andropov durò poco: morì nel febbraio del 1984. Bush andò pure al suo funerale. Al posto di Andropov, come segretario generale fu eletto Konstantin Chernenko, che durò ancora meno: morì nel marzo 1985. E Bush andò anche al funerale di Chernenko. Vecchi e incartapecoriti, tre leader dell’Urss se ne andarono uno dopo l’altro nello spazio di tre anni, aprendo la strada a un leader finalmente più giovane: Mikhail Gorbaciov. Dei suoi viaggi a Mosca per partecipare a quei tre funerali, Bush padre ci ha lasciato soltanto una battuta in rima: “You die, I fly”. "Voi morite, io volo”. Sottinteso, a Mosca.

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