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Bruxelles lancia l’allarme: “Ci saranno attacchi ibridi”

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La Commissione europea conferma il pericolo per le infrastrutture del continente: “Stiamo preparando le nostre difese”
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BRUXELLES – Nessun rischio immediato». L’Ue cerca di ridimensionare l’allarme su un possibile attacco russo a un Paese Nato o a un membro dell’Unione. Il messaggio lanciato da Bruxelles ricalca quello del presidente americano, Donald Trump. «Le istituzioni europee, così come i servizi europei in generale, non ravvisano alcun rischio immediato di un attacco da parte della Russia nei confronti dei Paesi europei e dei membri della Nato».

La paura semmai si concentra sui cosiddetti attacchi ibridi che possono mettere in pericolo le diverse infrastrutture: dalle telecomunicazioni alla sicurezza, dalla finanza all’energia. «Quello a cui abbiamo assistito – è la conferma di Bruxelles - sono stati attacchi ibridi e, in alcuni casi, non proprio ibridi…

BRUXELLES – Nessun rischio immediato». L’Ue cerca di ridimensionare l’allarme su un possibile attacco russo a un Paese Nato o a un membro dell’Unione. Il messaggio lanciato da Bruxelles ricalca quello del presidente americano, Donald Trump. «Le istituzioni europee, così come i servizi europei in generale, non ravvisano alcun rischio immediato di un attacco da parte della Russia nei confronti dei Paesi europei e dei membri della Nato».

La paura semmai si concentra sui cosiddetti attacchi ibridi che possono mettere in pericolo le diverse infrastrutture: dalle telecomunicazioni alla sicurezza, dalla finanza all’energia. «Quello a cui abbiamo assistito – è la conferma di Bruxelles - sono stati attacchi ibridi e, in alcuni casi, non proprio ibridi, che continuano a verificarsi e che, secondo le nostre previsioni, continueranno a verificarsi».

Una linea coerente con le dichiarazioni rilasciate dalla Commissione europea. «Il direttore della Cia – ha sottolineato la portavoce di Palazzo Berlaymont - non ci aveva informato dei suoi programmi». Un modo per dire che l’allarme scattato con il volo che ha portato John Ratcliffe a Mosca e che ha fatto pensare al peggio, ossia all’intenzione del Cremlino di sferrare un attacco vero e proprio contro un Paese dell’Alleanza Atlantica e all’uso delle armi nucleari tattiche contro l’Ucraina, non ha coinvolto l’Ue.

Eppure la tensione negli ultimi giorni è salita verticalmente. Diversi Paesi del nord Europa, a cominciare dalla Germania e dall’Olanda, stanno elevando i livelli di sicurezza in particolare in difesa delle infrastrutture. Una particolare preoccupazione si concentra sulle centrali elettriche o nucleari che potrebbero essere sottoposte ad un attacco ibrido o militare da parte russa.

Anche per questo la Commissione europea sta insistendo sul programma Readiness2030 per intensificare la difesa del Vecchio Continente. «Non stiamo aspettando la scadenza del 2030 – ha detto un portavoce dell’esecutivo comunitario - per iniziare ad agire. Lo avete visto con Safe, con un’altra tranche di finanziamenti erogata proprio ieri. Abbiamo già garantito più di 90 miliardi di euro nell’ambito dello strumento Safe. Stiamo effettuando le prime erogazioni. I lavori sono in corso. I contratti vengono firmati, quindi la Commissione sta avanzando sul fronte della difesa e l’Ue nel suo complesso sta procedendo a pieno ritmo».

Lo scontro, dunque, è destinato a caratterizzare i rapporti con la Russia. Non è un caso che quattro membri dell’Unione - Polonia, Olanda, Spagna e Svezia - hanno chiesto di ridiscutere al prossimo Consiglio europeo il tema dei beni russi congelati. Il loro obiettivo è utilizzare quei 200 miliardi di euro detenuti in istituti europei e che potrebbero rappresentare una risorsa decisiva per incrementare la sicurezza europea e far crescere gli aiuti all’Ucraina. Ma al di là della effettiva praticabilità della proposta, la possibilità di ridiscutere questa soluzione è il segno che i rapporti tra Bruxelles e Mosca stanno volgendo al peggio. E che la strada di una mediazione diplomatica non è certo a portata di mano.

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