Giulio Cesare dettava ai segretari quattro lettere contemporaneamente e, nei momenti tranquilli, riusciva a dettarne perfino sette», raccontava Plinio il Vecchio, impressionato dalla virtù del generale romano nel trasformare a getto Pensieri e Parole, secoli prima di Mogol e Battisti. Secondo lo studioso Alberto Manguel, autore di Una storia della lettura (ed. Vita e Pensiero), nella cultura orale il sapere passa sempre di bocca in bocca, il cantore dell’Odissea che abbiamo visto sugli schermi ricordava gli eroi con i nomignoli tradizionali, il Pié Veloce Achille, l’Astuto Odisseo, il Saggio Nestore, così che la gente li riconoscesse.
Socrate detestava la maledetta tecnologia della scrittura, certo se il sapere non nasce più in agora, in assemblea, discusso fra i cittadini, degenerava …
Giulio Cesare dettava ai segretari quattro lettere contemporaneamente e, nei momenti tranquilli, riusciva a dettarne perfino sette», raccontava Plinio il Vecchio, impressionato dalla virtù del generale romano nel trasformare a getto Pensieri e Parole, secoli prima di Mogol e Battisti. Secondo lo studioso Alberto Manguel, autore di Una storia della lettura (ed. Vita e Pensiero), nella cultura orale il sapere passa sempre di bocca in bocca, il cantore dell’Odissea che abbiamo visto sugli schermi ricordava gli eroi con i nomignoli tradizionali, il Pié Veloce Achille, l’Astuto Odisseo, il Saggio Nestore, così che la gente li riconoscesse.
Socrate detestava la maledetta tecnologia della scrittura, certo se il sapere non nasce più in agora, in assemblea, discusso fra i cittadini, degenerava in invasione delle coscienze, dittatura per le anime, le ubique angosce del XXI secolo sull’Intelligenza Artificiale, senza differenza alcuna. Queste righe che avete letto fin qui, guadano però il dibattito millennario, perché sono un ibrido tra Cultura Orale e Cultura Scritta, dettate a Wispr Flow, app che Wall Street stima in due miliardi di dollari di valore, capace di trascrivere in tempo reale ogni parola pronunciata in parola scritta.
Influencer, pionieri dell’AI, broker, manager frettolosi, studenti pigri in questa calda estate corrono a scaricare Wispr e non scrivono più, parlano e collazionano il testo solerti. Se Socrate era stato luddista contro la Scrittura, Geronimo Squarciafico, editor dell’editore Manuzio, era luddista contro i Libri, temeva distruggessero la cultura, e via via con i luddisti su teatro, cinema, radio, televisione e web, ogni progresso in tecnologia e comunicazione, e non sorprende che i “Critici, personaggi austeri, militanti severi” irrisi dal presago Francesco Guccini dell’”Avvelenata”, attacchino Wispr a raffica, sconvolti che si possa scrivere senza battere su una tastiera. Lamentavano ieri il tramonto della macchina da scrivere, oggi quello venturo dei Mac, dimentichi che nel brillante volume The Typewriter’s Century Martin Lyons allinea gli scrittori che mai vollero usare le Olivetti o simili diavolerie, paurosi che inquinasse la loro prosa: John Le Carre, Truman Capote, perfino il Mahatma Gandhi, persuaso che la calligrafia connetta anima e ragione.
Dettare un romanzo su Wispr blocca davvero la creatività? Secondo Umberto Eco improvvisare a voce un testo, redigerlo a penna, scegliere la macchina da scrivere o comporlo al computer, allunga la durata dell’editing, la correzione. Più il mezzo che compone la narrativa è veloce, più poi dopo serviranno revisioni.
Come porre Wispr, immediata metamorfosi orale-scritto, nella classifica di Eco? Il New York Times non ha dubbi e, con la brillante firma di Ami X. Wang, spara un articolo killer: «Tutti usano questa app di IA per dettare, io voglio ucciderla a martellate». Indispettita, Wang racconta che non picchiare più i polpastrelli sulle lettere nere della tastiera la svuota, restituendole testi da lista della spesa, non degni dell’antica testata.
I reporter anziani potrebbero obiettare a Wang che, prima del web, esistevano i dimafonisti, colleghi con la cuffia sulle orecchie che raccoglievano i pezzi dettati a braccio dal cronista, via telefono a gettoni Sip, dopo una bomba, un comizio o un derby di calcio. Quegli articoli Voce-Carta, antenati di Wispr nel traghettare Cultura Orale e Cultura Scritta hanno rovinato Occidente, Morale, Letteratura? No, la morale della favola è che il terrore irrazionale di futuro e tecnologia ci fa ripetere errori ancestrali.
Gli antichi non leggevano con gli occhi, come noi, perché papiro e pergamena erano coperti da indecifrabili scarabocchi e l’unico modo per interpretarli era scandirli a voce alta, con pazienza. Nelle abbazie medievali i monaci hanno preservato, copiandoli alla luce fioca e al gelo, i classici greci e latini, ma dovevano pronunciarne ogni riga, tanto imperscrutabili erano i logori originali. Se entrate in una biblioteca, al minimo rumore sarete sommersi da sussiegosi “Sssh, Sssh”, le biblioteche degli amanuensi erano invece rumorose come un centro commerciale. Durante una sua campagna militare, Alessandro Magno lesse una lettera a voce alta e gli ufficiali presenti si inorridirono, quasi davanti a una stregoneria, precursori del New York Times che si imbatte in Wispr Flow.
Di millennio in millennio, abbiamo avuto paura della parola scritta, della parola parlata, perché alla fine abbiamo paura di quello che non riusciamo a capire e conoscere. Bob Dylan cantava “Non criticate quello che non riuscite a capire” e aveva ragione: per questo i luddisti del 2026 giudicano nefasta una app che Giulio Cesare avrebbe condotto in Gallia con le legioni, senza neppure gettare il dado. Attendo ora i post: ma l’hai davvero scritto con Wispr e la risposta è…