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Agli Usa il petrolio del Venezuela: “Abbiamo raddoppiato le nostre riserve”

(reuters)

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La Casa Bianca annuncia “lo storico accordo”, ma i critici: “Un atto coloniale”. L’Eni: “contribuiremo al rilancio del settore”
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NEW YORK – Donald Trump lo ha annunciato come «il più grande accordo petrolifero della storia mondiale», che «raddoppia le riserve americane» e di conseguenza «abbasserà sostanzialmente i prezzi della benzina per tutti i nostri cittadini». I critici lo bocciano come un atto coloniale, che legittima il dominio sul Venezuela di un regime violatore dei diritti umani, e conferma come la politica estera degli Stati Uniti sia basata solo sugli interessi economici e non sui principi. Parliamo dell’intesa che darà agli Usa accesso a 65 miliardi di barili, attraverso una joint venture che segna anche un cambiamento filosofico di Washington verso un approccio statalista finora inedito, con possibile impatto sull’Eni.

«Gli Usa - ha scritto Trump sul suo social - hanno appena stipulato un ac…

NEW YORK – Donald Trump lo ha annunciato come «il più grande accordo petrolifero della storia mondiale», che «raddoppia le riserve americane» e di conseguenza «abbasserà sostanzialmente i prezzi della benzina per tutti i nostri cittadini». I critici lo bocciano come un atto coloniale, che legittima il dominio sul Venezuela di un regime violatore dei diritti umani, e conferma come la politica estera degli Stati Uniti sia basata solo sugli interessi economici e non sui principi. Parliamo dell’intesa che darà agli Usa accesso a 65 miliardi di barili, attraverso una joint venture che segna anche un cambiamento filosofico di Washington verso un approccio statalista finora inedito, con possibile impatto sull’Eni.

«Gli Usa - ha scritto Trump sul suo social - hanno appena stipulato un accordo col Venezuela, il più grande della storia mondiale!». Quindi ha spiegato che «attraverso una partnership con imprese private, assicura il controllo di maggioranza statunitense su oltre 65 miliardi di barili di riserve di petrolio comprovate in Venezuela, senza alcun costo per il contribuente americano. Questa storica transazione più che raddoppia le riserve Usa, aumenta notevolmente la nostra fornitura di petrolio e abbasserà sostanzialmente i prezzi della benzina, nel lungo periodo, contribuendo ad indirizzare il Venezuela verso un enorme successo e grande prosperità».

Delcy Rodriguez, che ha preso il posto del presidente Maduro dopo il suo arresto a gennaio, ha spiegato che «metterà le nostre immense riserve al servizio dello sviluppo nazionale». Secondo il New York Times attirerà investimenti per oltre 100 miliardi di dollari e ricavi da 209 miliardi per lo stato. Secondo il Wall Street Journal, Caracas concederà ad una joint venture composta dall’imprenditore locale Alejandro Betancourt Lopéz e dal governo Usa il permesso di sfruttare 17 campi petroliferi per cento anni, facendola diventare la seconda al mondo, dopo i sauditi di Aramco. Washington avrà il 55% e potrà usare il greggio per riempire le sue riserve strategiche. In totale circa 65 miliardi di barili, rispetto ai 300 miliardi che secondo le stime sono ancora inutilizzati in Venezuela. Gli Usa hanno riserve per 46 miliardi e ciò fa capire le proporzioni.

L’iniziativa è statale, ma Trump si augura che spinga anche i privati ad investire nel Paese, come la Chevron che sta trattando nuovi interventi. Prospettive che interessano anche all’Eni: «Stiamo lavorando - commenta la compagnia italiana - con le controparti venezuelane e con tutte le Autorità coinvolte per contribuire al rilancio del settore energetico del Paese, a beneficio della sua popolazione e della sicurezza energetica internazionale. Attualmente non siamo nella posizione di commentare i prossimi passi ma ne comunicheremo i dettagli una volta finalizzati».

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