Non sono, per ora, i bot russi; sono i 10 euro di pubblicità contro 1, il dato cruciale del referendum islandese del No all’Unione Europea. Analizzando l’archivio pubblicitario di Meta fino al 14 agosto, emerge che “Forza Islanda”, movimento del No, ha speso su Facebook e Instagram dieci volte più del comitato europeista “Sì, per vedere”, elemento cruciale in una consultazione decisa da 12.701 voti.
La polizia islandese vaglia dunque, malgrado la scarsa indicizzazione della lingua islandese, sulle piattaforme social - Meta, X, TikTok, Google e Telegram - una rete di profili falsi, siti opachi e flussi esteri, per accertarne la connessione ai network del Cremlino. Un primo esame dei dataset su Faceb…
Non sono, per ora, i bot russi; sono i 10 euro di pubblicità contro 1, il dato cruciale del referendum islandese del No all’Unione Europea. Analizzando l’archivio pubblicitario di Meta fino al 14 agosto, emerge che “Forza Islanda”, movimento del No, ha speso su Facebook e Instagram dieci volte più del comitato europeista “Sì, per vedere”, elemento cruciale in una consultazione decisa da 12.701 voti.
La polizia islandese vaglia dunque, malgrado la scarsa indicizzazione della lingua islandese, sulle piattaforme social - Meta, X, TikTok, Google e Telegram - una rete di profili falsi, siti opachi e flussi esteri, per accertarne la connessione ai network del Cremlino. Un primo esame dei dataset su Facebook di Federica Urzo, del Luiss e Italian Digital Media Observatory, scopre gruppi attivi sui musulmani in arrivo via Schengen, pagine in russo, bulgaro, lingue centro-asiatiche ben lontane dall’Islanda, spesso in cirillico, che da agosto parlano solo di Si e No all’Ue, con reti in Lussemburgo, Georgia, Kirghizistan, Corea del Sud, Spagna, Italia. Fonti di intelligence riassumono a Repubblica: «In Islanda registriamo un rilevante volume di comunicazioni referendarie ingannevoli, con fonti euroscettiche straniere ad amplificare la narrativa del No. Stiamo quantificando le attività di origine russa».
Un altro campione Osint mostra come il No sia stato promosso il 29 agosto dal profilo filorusso Ussrlife - attivo dal 2018, 40 mila follower su X, con 25 mila messaggi da Chimki, presso Mosca: «Non ci serve Bruxelles per decidere come vivere e fare affari», così scatenando la fobia dei pescatori. Alle 9.16 del 30, Global Dissident, 42.438 follower, fa del No un manifesto: sovranità patriottica islandese contro von der Leyen. Alle 10.38 SlavicNetworks, 33.246 follower, attacca il Parlamento Ue che «non può nemmeno scrivere leggi». A mezzogiorno tocca a ZeroHedge, 3,4 milioni di follower, “Iceland rejects EU entry talks”, 37 secondi più tardi Blockchain Daily, 55.636 follower, rilancia, cambiando “entry” in “accession”. È la tecnica dell’engagement farming, account minori in scia agli influencer, i profili si danno autorità a vicenda, gli utenti abboccano, i burattinai restano in ombra.
I reporter di Follow the Money scoprono che 25 brand controllano il 75% delle licenze di pesca in Islanda, investendo nel 2024 1,5 miliardi di euro in patria e 344 milioni all’estero. Il pesce esportato verso l’Unione vale 1,4 miliardi. Árvakur, editore mainstream di Morgunblaðið e mbl.is, che sul web raggiunge l’89% degli islandesi fra 12 e 80 anni, è in mano al cartello del pesce e, pur con bilanci in rosso, incassa nel 2026 una ricapitalizzazione di 600 milioni di corone, quattro milioni di euro. Da chi? Morgunblaðið sbatte in prima pagina che tre giuristi escludono deroghe alle norme Ue, i docenti smascherano la fake news, le fonti online la distillano goccia a goccia. Forza Islanda posta un video “Entrando nell’Unione abrogheranno i referendum!”: falso, la norma è iscritta nella Costituzione, il video è rimosso dai social ufficiali, dilagando tuttavia su Whatsapp, Telegram, TikTok. Nuovo allarme, Bruxelles imporrà cavi elettrici sottomarini, facendo salire le bollette e inquinando, nuova menzogna, efficace per i No a Reykjavík. La Ministra degli Esteri Gunnarsdóttir denuncia deepfake, Intelligenza Artificiale, account anonimi per diffondere il panico distorcendo le dichiarazioni Usa sulla Groenlandia: “L’Unione Europea isola militarmente l’Islanda e occupa l’Artico!”.
Ai tempi della Brexit, società islandesi versarono 17 mila euro all’alleanza conservatrice Acre e alla fondazione New Direction, con gli azionisti della casa editrice Almenna bókafélagið a versare 49.700 euro alle organizzazioni pro Brexit e le grandi firme islandesi a collaborare con Red Cell, centro studi di Lee Rotherham, dirigente del Vote Leave britannico. Il test funziona ancora.
La legge islandese non permette alla Corte dei Conti di indagare in tema, dunque non sapremo da dove siano affluiti i fondi esteri, modellati sulla fabbrica dei troll di San Pietroburgo, del “Cuoco di Putin”, Yevgeny Prigozhin, capo delle brigate Wagner morto misteriosamente nel 2023. Scopo del gioco è riconoscere interessi o valori autentici della gente e avvelenarli: un negoziato diventa terrore di perdere pesce, energia, sovranità, identità.
Per Frank Hoffman, teorico della guerra cognitiva, la manipolazione delle coscienze non richiede, tipo serie tv, generali con le mostrine rosse o ordini cifrati, perché viaggia via oligopoli nazionali, media partner, reti ideologiche e algoritmi da messaggi virali. Adesso Mosca tirerà la rete, pescando consensi nell’oceano oscuro che decide di futuro e sicurezza delle democrazie.